Moss'd in Space (Id, 2026): primo libro di una trilogia, nuovo progetto per l'autrice Rebecca Thorne.
Senza mancare di rispetto a Thorne, immaginate una Becky Chambers semplificata.
Cozy scifi incentrata su relazioni interpersonali. 
L'umanità ha raggiunto le stelle, ha incontrato la solita organizzazione di alieni associati ed è stata trovata, come spesso capita, manchevole e inadatta a interagire con le altre razze (anticipo un po' del setting rivelato nella parte finale del libro); impossibilitati a obbiettare, gli umani si trovano a possedere un unico pianeta sovraffollato e una quantità di stazioni spaziali substandard. 
Abbiamo una protagonista principale, povera ma ottimista, con una sorella afflitta da una malattia tipica del vivere in questa stazioni spaziali di merda; la vuole salvare, ovviamente, risparmia e compra la nave spaziale meno costosa di sempre con l'intenzione di provare ad andare a vivere sul pianeta.
La nave spaziale è, inaspettatamente, molto fuori dal comune. 
E' uno degli ultimi artefatti della più avanzata e potente razza aliena dell'universo, da tempo scomparsa, ed è gestita da un'intelligenza artificiale (non è la definizione corretta, ma qui si sintetizza) semi-biologica incentrata su una colonia di mushio. 
L'astronave è invasa da moss, moss fa funzionare l'astronave, moss è Moss ed è la seconda protagonista della storia; meno dell'umana, ma ha molte parti di capitoli dedicate. 
Moss ha forti abandonment issues: il super alieno che l'ha creata, l'ha abbandonata per più di un secolo; gli umani non sapevano che farsene, quando finalmente la nostra protagonista la compra e libera, lei si attacca morbosamente. 
Esagero. 
Successivamente entrano in scena svariati altri personaggi: la sorella malata, il capitano di una flotta di smugglers che è anche la sua ex-non-ex, il super alieno e tutta una serie di altri alieni. 
C'è molto di Firefly.
Mi è piaciuto, è ben scritto e le relazioni tra i personaggi sono avvincenti; la storia è un po' un casino e il setting complessivo è a malapena coerente, ma ci sono ampie possibilità di correzione nei prossimi romanzi. 
Il secondo è previsto per maggio 2027. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Trovano una super stazione spaziale abbandonata dai super alieni, il super alieno dà permesso di usarla per dare una casa a umani poveri e altri alieni bisognosi; si mettono a lavoro e tutto il gruppo trasloca sulla stazione. 
Nel finale, esplorando parti della stazione cadute in disrepair, parte del gruppo finisce involontariamente in un qualche sistema di trasporto che li spedisce sul pianeta abbandonato dei super alieni, senza supporto.


The Legend of Heroes - Trails to Daybreak 2: questo post è quasi unico sul blog. Questo videogioco è uscito a febbraio del 2025: ho provato a giocarlo per un anno e mezzo circa, sono arrivato all'inizio del terzo atto (è il terzo ma è come se ne mancasse metà), l'ho preso e ripreso a mano un numero di volte insensato prima di arrendermi. 
Basta. Non mi piace. Il grind è insopportabile. 
Questo gioco mi ha bloccato dal cominciare Trails to Horizon (comprato e non giocato per 9 mesi), dal comprare i remake di Sky, ha onestamente peggiorato la mia vita perché mi risulta odioso non finire uno dei titoli nella mia serie di rpg preferita. 
Tutto ciò detto.
Il primo Daybreak è stato un titolo rivoluzionario (per la serie) introducendo un nuovo motore grafico (dopo il breve preview alla fine di Reverie) e un nuovo gameplay ibrido action a turni; complessivamente un buon gioco, niente di eccezionale a livello narrativo. Solido, ma insufficiente come seguito al discusso (per me capolavoro) Reverie e al clamoroso finale di Cold Steel. 
Queste carenze in qualche modo giustificate dall'essere l'inizio di un nuovo storyarc.
Seguire a un primo non-fantastico gioco con quello che è largamente considerato, e con un ampio margine, il peggiore Trails di sempre non è stata una buona cosa: circostanze e situazioni speciali e comprensibili, ma è costato in termini di reputazione e affezione.
NOTA: parte di questo post è stato scritto nel corso di questo anno e mezzo, ovviamente la reputazione di Falcom è ora alle stelle dopo i due remake di Sky.   
Daybreak 2 è il peggiore Trails di sempre, almeno nella serie principale, e ci sono motivi. 
Questa ricostruzione è semi-ufficiale, potrei aver frainteso alcuni dettagli ma il senso grosso è quanto segue: Daybreak 2 fu in sviluppo parallelo a Ys10. Nordics avrebbe dovuto uscire per primo e Daybreak 2 l'anno successivo; segue qualche casino interno, problemi di produzione vari e Ys10 subisce un forte delay e viene posticipato. Falcom non è un grosso sviluppatore, deve rilasciare giochi con una certa frequenza per sopravvivere: si decide di anticipare l'uscita di Daybreak 2, sacrificarlo (forse) perché più sicuro di vendere comunque.
Daybreak 2 avrebbe dovuto avere una forma diversa: avrebbe dovuto essere Horizon. Il gioco viene sviluppato e concluso forzosamente creando un capitolo extra laddove non inizialmente previsto: prendendo un piccolo core di materiale realizzato secondo progetto e gonfiandolo di asset riciclati dal primo Daybreak. 
La storia è un casino tirato via ricombinando, allo stesso modo, parti narrative ben scritte che avrebbero dovuto essere parte del gioco vero a un mucchio di roba inventata all'ultimo momento per tamponare il problema. 
Daybreak 2 ha praticamente zero nuovi ambienti rispetto al primo, il giocatore è costretto a ritornare in tutti i posti del gioco precedente: questo non è il problema. Avrebbe potuto essere deludente, ma fattibile, giocabile e persino decente. 
Il problema è il grind. 
C'è la solita versione del dungeon infinito, ma qui è infinitamente noioso: è lunghissimo, è oscenamente ripetitivo, è obbligatorio e disgustosamente creato esclusivamente per spremere ore di gioco. 
Avrei potuto finirlo, se non ci fosse stato il dungeon virtuale. 
Intendiamoci, non è l'unica cosa: vogliamo parlare delle decine di negozi inutili dove comprare cibo nuovo a ogni capitolo? Gli stessi negozi inutili ogni capitolo, ognuno con un cibo nuovo ogni capitolo? 
Accetto un gioco di merda, ma la mancanza di rispetto per il mio tempo è inaccettabile. 
Chiudendo: la storia comincia 2 mesi dopo la fine del primo, Elaine vuole aggressivamente tornare nella vita di Van; salta fuori un nuovo Grendel e personaggi/situazioni dai giochi precedenti entrano prepotentemente nella vicenda (Swin e Nadia soprattutto).
Viene svelato qualche segreto sulla fondazione di Calvard.
Fine. 
Vorrei cominciare Horizon quanto prima. 
E' ridicolo, ma sono abbruttito dal pensiero di iniziare Horizon senza avere il bonus per aver completamente completato il gioco precedente come ho sempre fatto nella serie.
SPOILER SPOILER SPOILER
Il villain è il fratello morto di Nadia, ma è un clone; Grendel è il giornalista morto amico di Van, ma è un clone. 


The Saga of Tanya the Evil S02: facciamo un recap.
Youjo Senki del misterioso Carlo Zen nasce come serie di web novel nel 2010, diventa un successo e comincia parallela pubblicazione professionale per Enterbrain nel 2013: la storia è ancora in corso; così come l'adattamento manga iniziato nel 2016.
La prima stagione animata è del 2017, 12 episodi; un film nel 2019. 
NOTA: No Game No Life animato è del 2014, il film del 2017. 
Seconda stagione, altri 12 episodi. 
Un film e 24 episodi complessivi: il finale di questa seconda stagione coincide con l'undicesimo romanzo nella serie; non ci vuole molto per immaginare quanto materiale sia stato saltato dall'adattamento animato.
Tutto ciò detto. 
Il reich è nei guai: la guerra è diventata troppo vasta; nemici a Nord, a Est e a Ovest; gli alleati italiani sono infedeli e inaffidabili, e c'è il rischio concreto di un intervento diretto degli americani. 
Tanya è preoccupatissima e vorrebbe tanto finire la guerra, vivere in pace e fregarsene di tutto. 
Non è possibile: l'impero è ancora troppo forte, tutti i suoi nemici ne hanno paura, non possono lasciarli vivere; l'impero non è abbastanza forte da vincere la guerra, può solo protrarla fino alla propria completa autodistruzione. 
E' sempre complicato parlare di questa serie, ovvi i motivi. 
La rappresentazione del reich è discutibile e certamente provocatoria; la riflessione sulla guerra è interessante e matura aldilà del normale per gli standard giapponesi, pur non arrivando alla raffinatezza di altri, più famosi progetti scifi con robot.
Il problema di questa seconda stagione, tuttavia, è più semplice e facilmente individuabile: la narrazione è un casino a causa dell'editing estremo applicato alla storia originale e dell'eccesso di eventi troppo rapidamente raccontati. Non c'è spazio per i personaggi, tutto si risolve in brevi scene malamente connesse tra loro.
Onestamente, a realizzarla così sarebbe stato meglio lasciar morto il progetto.


Rental Family: siamo stati seduti su questo film per parecchi mesi, è un bel film. Avremmo dovuto guardarlo prima. 
Due pensieri iniziali: prosegue la rinascita artistica, professionale e umana di Brendan Fraser, e continua a essere una delle storie più (spero) genuinamente felici da Hollywood.
Il rapporto tra cinematografia occidentale e giapponese sembra aver raggiunto un livello di maturità tale da consentire semi-consecutive collaborazioni di eccezionale qualità e perfetta commistione tra i due mondi produttivi: Perfect Days, Rental Family.
NOTA: non voglio dire Rental Family sia al livello di Perfect Days come opera, ma l'immersione occidentale nel sistema Giappone sì.
Brendan è il solito attore semi-fallito/mai-partito finito per qualche motivo in Giappone, campa di particine qua e là; un giorno incontra Takehiro Hira: è il titolare di una società che offre attori per soddisfare bisogni personali. 
Uhm, detto così suona male. 
Ti serve un finto fidanzato per levarti dai coglioni mamma e papa? Questo è il livello 1 e qualcosa che si vede anche in Occidente; ma in Giappone la profondità del 'problema' è molto superiore. 
C'è quella che deve fingere di sposarsi con un uomo perché è lesbica, ma senza il matrimonio con un uomo la famiglia non la lascia libera, letteralmente; c'è quello che tradisce la moglie, la moglie pretende le scuse dell'amante, lui le presenta un'attrice che si scusa al posto dell'amante; c'è quello che vuole un finto business man americano al proprio funerale per darsi un tono e svariati altri casi. 
Alcune istanze sono comiche, ridicole, ma altre spingono allo scoperto il rapporto terribilmente arretrato tra società giapponese, salute mentale e diversità. 
Aldilà del rifiuto dell'omosessualità e altre scelte non convenzionali, in Giappone la psicanalisi è mal vista e ogni riferimento alla cura della propria psiche è considerata una debolezza, qualcosa da nascondere, da tenere dietro porte chiuse. Questa stigmatizzazione non è un concetto originale, è già stato visto ed esplorato (non molto a dirla tutta), ma la prospettiva di questo film ne mostra alcuni aspetti meno noti, certamente al pubblico occidentale, e lo fa con una tenerezza che riporta alla mente, per chiudere, proprio Perfect Days. 
Il tentativo di trovare, raggiungere e mantenere la felicità all'interno della complessa, rigida e impietosa struttura della società giapponese. In senso più lato, società umana.
Vari attori e attrici giapponesi coinvolte nel progetto, ovviamente: Akira Emoto, Mari Yamamoto di Monarch. 
Ah, giusto: il film è prevalentemente in giapponese, ma quasi tutti intercalano frasi e passaggi in inglese; meglio guardarlo con i sottotitoli anche per l'inglese, causa forte accento di alcuni degli interpreti giapponesi.
Regia di Hikari, secondo film di grande successo per lei, seconda presentazione a un importante festival cinematografico (TIFF e Berlino).
SPOILER SPOILER SPOILER
Non c'è un vero finale. Brendan diventa un membro fisso del gruppo di attori, li influenza e aiuta ad aggiustare un po' il tiro portandoli a rifiutare alcune tipologie immorali di richieste per dedicarsi più eticamente all'idea di aiutare. Un po' semplicistico, ma onesto.


You and I Are Polar Opposites S02: hanno avuto il coraggio. 
Gli amici di Lapin Track, nonostante il budget ridicolo, hanno risposto al pubblico con un supremo gesto d'amore.
La seconda stagione segue alla prima riprendendo l'adattamento esatto del manga deciso dalla produzione: ogni episodio riporta le tavole e i dialoghi originali senza apportare la minima modifica, salvo ottimizzare la narrazione e aggiustare l'editing per le parti saltate; come da copione per il racconto dell'ultimo anno di high school, c'è più spazio alle coppie side, più angst pre-diploma e le ansie del passaggio al mondo degli adulti.
Visivamente è... decente. Il character design è preciso all'originale ed estremamente endearing, e gli animatori hanno compiuto scelte di 'allocazione dello sforzo/budget' che sono tristi ma intese a offrire il prodotto migliore possibile: molte animazioni riciclate (flashback continui), molte immagini ferme e interi minuti di evidente risparmio energetico per consentire alla produzione di animare, qua e là, alcune scene chiave con maggiore ricchezza di dettagli e frame.
Funziona, sono stati bravi, è un peccato serie come questa siano realizzate in economia.
Uhm.
Altri 13 episodi, totale 25. 
Dicevamo: coraggio e amore. 
I fan del manga sono stati puniti da un finale tirato via, risolto con alcune cartoline d'epilogo con il futuro dei personaggi e rispettive relazioni; l'anime prende quelle cartoline e dedica quasi 10 minuti del finale dell'ultimo episodio a esploderle in brevi, ma piene, scene con dialoghi e contenuti originali. 
Lapin Track, dopo aver prodotto 24 episodi pedissequamente basati sul manga, ha inaspettatamente, meritevolmente aggiunto al finale originale per dare ai fan quella chiusura e quegli epiloghi felici che avevamo sperato e aspettiamo dal due anni.
Grazie.


Legend of the White Dragon: cominciamo dalla fine. 
Chi ha seguito questo progetto dal Kickstarter del 2019 vuole sapere solo una cosa: ne è valsa la pena? I soldi, l'attesa? No. 
E' una merda inguardabile. 
Dispiace.
Cominciamo da Bat in the Sun. 
Canale Youtube di produzioni indipendenti con una particolare attenzione agli effetti speciali digitali, immaginate qualcosa di più ambizioso, ma simile, a Freddie Wong, Corridor Digital e altri simili. 
Bat in the Sun è la creazione della copia padre-figlio, Sean e Aaron Schoenke.
Nel 2019, come detto sopra, lanciano una campagna su Kickstarter (la prima fallimentare, la seconda un successo) per finanziare un lungometraggio dal vivo: al progetto sono attaccati una quantità di attori dalla serie originale dei Power Rangers (e non solo), specialmente Jason David Frank, e anche 'vere' celebrità hollywoodiane come Michael Madsen.
Yep. 
Sia Frank che Madsen sono morti prima dell'uscita del film, tecnicamente è l'ultimo per entrambi.
La produzione è stata un casino ed è arrivata alla fine attraversando svariati problemi, ritardi, budget, strike, covid, morte di attori, etc etc.
Ah, prima di dimenticarmi: c'è anche Mark Dacascos.
Il film avrebbe dovuto essere una versione adulta dei Power Rangers (i giapponesi stanno realizzando super sentai maturi da decine di anni).
Frank è il White Dragon, ex-super eroe accusato di aver causato la distruzione della Città e la morte di un sacco di gente, da anni vive nascosto avendo perso i propri poteri; la città è in mano al crimine.
Bla bla, riacquista i poteri, torna a combattere.
Non so da dove cominciare: attori incapaci possono fare commedia perché a essere ridicoli si può ridere di e con loro; provare a impegnarli in un dramma li rende comunque ridicoli, ma tristemente. I combattimenti sono penosi, vale quanto sopra: combattimenti ridicoli nel contesto di una commedia possono funzionare, in assenza di autoironia sono semplicemente noiosi e non interessanti. 
La storia è stupida, i dialoghi sono penosi. 
Sembra una produzione amatoriale, avrebbe dovuto essere qualcosa di semi-professionale.
Rimane persino senza un finale, come se dovessero farne un seguito. 
Non è possibile salvare qualcosa: gli effetti speciali sono decenti, ma non abbastanza da giustificare o risollevare il resto; è assolutamente, completamente una merda e do soprattutto la colpa a Schoenke: arrogante e incapace.


The End of Oak Street: suburbia americana inizia anni '80. Anne Hathaway è una donna intelligente e indipendente, frustrata e insoddisfatta dalla propria vita casalinga; Ewan McGregor è un buon uomo senza particolari qualità che cerca di fare il proprio dovere ma gli manca la scintilla richiesta dalla moglie. 
Hanno 2 figli: il maschio è il normale ragazzino mediocre di Stand by Me, la femmina prende dalla madre ed è una promettente lesbica.
In questo contesto di ampia rottura di palle, la strada dove vivono si trova trasportata nella preistoria con dinosauri incazzati ovunque. 
Uhm.
A mia moglie è piaciuto. 
E' uno strano incrocio tra un classico film anni '80 e qualcosa di un po' più vecchio con chiare influenze di Verne, Haggard, etc.
Gli effetti speciali alternano graziosi pupazzi fisici a cg di scarsa qualità (il cane è terribile); c'è qualcosa di finto indie in questa produzione. 
E' il nuovo film di Mitchell, quello di It Follows, ed è stato un buon successo commerciale. 
Si guarda.
SPOILER SPOILER SPOILER
Sopravvivono tutti con qualche shenanigans temporale.