Predator - Badlands: uhm. Stando alle fonti online, sarebbe il 7imo film di Predator, il terzo diretto e sceneggiato da Dan Trachtenberg. 
I due Aliens vs Predator non sono considerati. 
Non capisco perché. Non è spoiler, succede subito a inizio film ed è in tutto il materiale promozionale, anche questo film è un crossover con Aliens. 
Il protagonista è un Predator, certo, ma la co-protagonista è Elle Fanning che interpreta un'androide della Weyland-Yutani. 
Non sono esperto, i due Aliens vs Predator non sono in continuity? Non sono canon? Non mi sembra comunque motivo sufficiente per non contarli. 
Tutto ciò detto. 
Un giovane Predator venuto male, basso e fisicamente sfigato rispetto alla media, fatica a farsi riconoscere dalla sua famiglia (il padre lo vorrebbe abortire a posteriori); succedono cose e fugge per dare la caccia a un super mostro, tornare a casa con il suo trofeo e dimostrare a tutti gli altri predator che sono degli stronzi. Sul pianeta del super mostro, scopre che anche gli amici Weyland-Yutani sono interessati alla sua preda: pazzesca coincidenza!
Il film è moderatamente divertente, ma non sono un fan. 
E' una commedia e non l'apprezzo: mi sta bene dare nuova vita al franchise e tentare cose diverse, ma l'autore sembra semplicemente non avere un progetto organizzato. 
Prey è, per stile e tono, un film di Predator abbastanza standard modificato per soddisfare le sensibilità contemporanee; Killer of Killers è un film animato; Badlands è una buddy comedy con un animal companion alla Disney. 
Senza girarci troppo intorno, Badlands è scritto e realizzato come un film Marvel.
Ah: i Predator sono diventati Klingon in tutto e per tutto. 
Se Marvel avesse prodotto un film di Star Trek, il risultato sarebbe stato molto simile Badlands. 
Un'altra cosa che mi irrita: i 3 film si ignorano tra loro (lasciate perdere la scenetta post-credits di Killer) e non raccolgono gli elementi di continuity interna per realizzare e solidificare una trama organica. 
Apparentemente, ovviamente, l'autore è in discussione per un quarto film. 


Zootopia 2: inizia una settimana dopo il precedente film del 2016. I due protagonisti hanno salvato la città, ma non stanno ricevendo il riconoscimento sperato e continuano a essere osteggiati/sottovalutati dagli altri poliziotti. 
Sono passati 10 anni nella realtà, lo staff e il cast sono circa gli stessi ma non completamente; le differenze, comunque, sono irrilevanti ai fini del risultato finale: Zootopia 2 è perfettamente in linea con il suo predecessore e, soprattutto, è della stessa, strabiliante qualità e classe. 
Gli unici difetti di questo film sono dovuti al suo essere un seguito realizzato molti anni dopo: la produzione ha ceduto alla tentazione del fanservice e stropicciato un po' la sceneggiatura per contenere scene dedicate a personaggi secondari del primo film; queste scene sono, innanzitutto, benvolute e accette, ma risultano giustapposte, non perfettamente integrate nella struttura narrativa. 
Tornando alla storia. 
Il coniglio e la volpe devono dimostrare di non essere stati una meteora e, specialmente il coniglio, vogliono immediatamente risolvere un altro caso molto importante, essere eroi e confermare il proprio valore; fanno casino e l'amicizia da poco nata tra loro viene messa alla prova dalle forti differenze caratteriali: nel mezzo si trovano a essere nuovamente inseguiti dalla polizia mentre indagano su un terribile segreto dietro la fondazione della città. 
Ci sono rettili e c'è razzismo verso i rettili che sono ghettizzati e chiaramente rappresentati come 'persone del sud' degli USA. 
Visivamente è molto simile al primo, quindi ottimo; volendo, si potrebbe criticare la scelta di non flexare i muscoli digitali sviluppatisi nei 10 anni intercorsi, ma non è sempre necessario essere all'estremo della cg. 
Inoltre, Zootopia 2 è così ben scritto da non dover confondere lo spettatore con visual impossibili. 
Le caratterizzazioni dei personaggi sono approfondite (molto più che lo standard Disney), i dialoghi sono divertenti e sensibili. Dirò di più: le parti comiche sono ottime, ma il paio di momenti drammatici verso il finale contengono alcuni confronti seri tra i protagonisti che risultano preziosissimi. 
Ricordano alcuni dei momenti d'oro della commedia americana, quando nevrosi e amore andavano di pari passo, ma senza eccedere. 
A proposito di 'amore': i due protagonisti sono amici ma è immediatamente evidente che le scene scritte loro addosso siano cariche di tensione erotica. 
Magari 'tensione erotica' è un po' esagerato, ma un ipotetico, terzo film dovrebbe esplorare questo possibile sviluppo romantico. 
SPOILER SPOILER SPOILER
I rettili sono buoni, i gatti sono malvagi. 
Nei credits c'è una scena teaser per un terzo film, che è discusso ma non ancora in produzione. 


The Legend of Hei 2: probabilmente uscirà su Netflix a un certo punto nel corso dell'anno, ma non ho resistito. 
Nuovo, eccezionale lungometraggio animato dai nostri futuri overlord cinesi. 
Seguito dell'omonimo film del 2019, il cast e lo staff e la casa di produzione (HMCH) sono gli stessi: il budget è più alto. 
Sei anni di produzione e, senza dubbio, alcune delle migliori sequenze di combattimento di sempre; animazione 2d disegnata a mano (sicuramente con qualche supporto digitale) di suprema qualità. 
Hei 2 è visivamente fantastico. La sceneggiatura è interessante, i dialoghi sono divertenti. 
Sfortunatamente, il plot è molto banale. 
E' un classico urban fantasy: esistono umani ed esistono spiriti, il grosso degli umani è ignorante ma i governi ne sono a conoscenza, e hanno patti e alleanze e regole di convivenza; ci sono, però e ovviamente, fazioni in entrambi i gruppi che, invece, desiderano guerra e supremazia. 
Il film comincia con Wuxian, il maestro di Hei, che viene incastrato come leader di una fazione umana in un recente attacco contro un gruppo di spiriti; molti credono nella sua innocenza, ma gli spiriti guerrafondai ne approfittano. Wuxian viene circa imprigionato. Hei e un precedente apprendista di Wuxian decidono di investigare. 
Particolare, il film non ha un vero e proprio protagonista: l'attenzione passa abbastanza regolarmente tra Wuxian che cazzeggia imprigionato, Hei e Luye che investigano, e altri personaggi che fanno cose. 
Non ho altro da aggiungere: a parte la trama banale, è ben scritto con ottimi personaggi, è sontuoso da guardare.
SPOILER SPOILER SPOILER
Il cattivo è uno degli elder della guild. Nessuno muore. 


infodump: cominciamo con i film. Under Ninja è l'adattamento live action dell'omonimo manga, esiste anche l'anime: ho provato a leggere il manga, guardare l'anime e adesso anche il film. E' la solita merda senza senso giapponese fatta di umorismo che non fa ridere; c'è qualche scena d'azione divertente, ma non è abbastanza. Good Boy 2025, film horror indie incomprensibilmente ben accolto dal pubblico: è una palla noiosa con il gimmick di essere 'vissuto' dal punto di vista del cane del protagonista che viene posseduto da un mostro. Il cane è sicuramente ben addestrato, il film è una merda. The Old Woman with the Knife è un palloso film coreano con la trama più abusata degli ultimi anni: 'vecchia' (circa 60, come li approccio il concetto di 'vecchio' sfuma ai bordi) assassina famosissima underground si trova a confrontare un giovane assassino con il quale condivide una misteriosa relazione (misteriosa davvero perché mi sono rotto prima della rivelazione: figlio di qualcuno ucciso da lei?); ci sono un paio di scene d'azione decenti a inizio film, poi peggiorano. 28 Years Later è la prima parte in una duologia diretta dallo stesso Boyle (avrà finito i soldi): è assolutamente una merda realizzato con un fastidiosissimo montaggio che lo fa sembrare un film di fantascienza sudamericano degli anni '70, odiosi effetti sonori e l'insopportabile scelta di un bambino per protagonista. The Great Flood è un disaster movie coreano con protagonisti una madre e un bambino odioso e insopportabile. After the Quake è un marone di dramma giapponese con personaggi depressi che reagiscono stupidamente a tragedie. Dust Bunny è il primo lungometraggio cinematografico diretto da Bryan Fuller, sfortunatamente è una merda che sembra stupidamente un misto tra Pushing Daisies e Hannibal: Mads Mikkelsen in un film per bambini, circa horror che sembra anche un po' A Monster Calls. E' un casino inguardabile. 100 Meters è un lungometraggio animato realizzato dal quasi esordiente studio d'animazione Rock'n Roll Mountain (nome particolarmente stupido): visivamente ricorda molto Haikyu!! e fatico a pensare un migliore complimento; classica storia di amicizia/rivalità tra due ragazzini appassionati di corsa, diventeranno adulti professionisti: non c'è niente che non vada in questo film, salvo essere un marone. Nobody è un film d'animazione cinese uscito l'anno scorso, titolo originale stando alla wiki "Làng làng shān xiǎo yāo guài" (usare come titolo internazionale, lo stesso di una recente serie di film d'azione americana è stata una scelta estremamente idiota): prodotto da Shanghai Animation Film Studio è l'highest grossing 2d animated movie made by a Chinese Company; il protagonista della storia proviene dall'antologia animata "Yao-Chinese Folktales" (prodotta dallo stesso studio) ed è una specie di spin-off/storia parallela a Journey to the West: alcuni mostri minori cercano di approfittare del successo del viaggio del Monkey King per elevare il proprio status, ma finiranno in un sacco di guai. Espedienti, amicizia, la sofferenza delle masse senza nome all'ombra dei grandi eroi: l'animazione è molto ben fatta, non ho apprezzato lo stile, ma tecnicamente è alla pari delle migliori produzioni internazionali. L'ho trovato pure molto noioso e infantile, ma è piaciuto tantissimo. Marvel Zombies S01, non è ancora annunciata ma quasi certamente ci sarà una seconda stagione: miniserie animata in 4 episodi, spin-off/seguito della serie What... If?, con cui condivide la produzione, nello specifico dell'episodio 5 della prima stagione; è Marvel Zombies basato sull'universo cinematografico, non quello a fumetti: si guarda, niente di che, ci sono un paio di idee simpatiche affondate dal peso di voler a tutti i costi essere piena di riferimenti al resto del MCU.
Passiamo ai libri. Blob - A Love Story di Maggie Su è il libro che ho cominciato subito dopo (non è vero ma fa effetto) Atmosphere - A Love Story: il libro della Jenkins Reid è magnifico, questo è molto mediocre: ho letto il finale per curiosità, non ne vale la pena. Solita giovane donna con gravi problemi relazionali, non va d'accordo con la famiglia, non riesce a tenersi un ragazzo, non ha amicizie ed è un bidone di neurosi e comportamenti autodistruttivi: in un vicolo trova un blob e se lo porta a casa. Ora, l'autrice ha scelto di chiamarlo 'blob', ma è, ovviamente, una slime e la storia è più o meno come un hentai senza sesso: il blob comincia a crescere e lei lo plasma nel fidanzato perfetto (che poi la lascia perché lei è una stronza senza redenzione, si sposa con la sua unica amica... che non è davvero un'amica ma più o meno solo una collega costretta a sopportarla). E' un romanzo senza senso, non offre consolazione, non gode nella miseria: è super meh. The Lesser Dead di Christopher Buehlman è uno dei primi romanzi di uno dei miei autori preferiti, è considerato un classico contemporanea di narrativa con vampiri ed è certamente un ottimo romanzo, però i vampiri mi annoiano e l'ho abbandonato. The Fall Is All There Is di CM Caplan è un romanzo, diciamo, new weird che unisce un sistema sociale circa nobiliare a un mondo post-apocalittico a bizzarra bio-tecnologia a metà strada tra Giger e steampunk: sfortunatamente, prova a creare personaggi edgy-divertenti e fallisce male, al punto da intralciare la lettura (nel mio caso, terminarla). Il libro ha i suoi fan. Privateers di Ben Bova sarebbe il primo libro nella famosa serie "Grand Tour", più spesso non è considerato tale per motivi di 'discrepancy' dovute al successo e successive modifiche per farne una serie dal libro seguente. Poco importa, è un romanzo del 1985, fantascienza distopica con sovietici ancora rampanti, ed è invecchiato molto male. Mind's Horizon di Eric Malikyte è un romanzo post-apocalisse di ghiaccio con Cthulhu Mythos, sono arrivato esattamente a un quarto dell'ebook e ancora zero Mythos e zero interesse verso i personaggi e scarso apprezzamento per la scrittura. Abbandonato. C'è un libro successivo, non sono sicuro se un seguito vero e proprio, che sarei intrigato dal provare (se lo trovassi). Exodus di Peter Hamilton, primo libro nella duologia "The Archimedes Engine" che funge da prequel narrativo per il videogioco di prossima uscita con lo stesso nome (Exodus): sembra una versione dumbed down di Seveneves; non è brutto, avrei potuto finirlo, ma è troppo lungo e non abbastanza interessante, e troppo sfacciato nel drop di lore e meccaniche del videogioco. Alchemy of Secrets di Stephanie Garber è urban romantasy con un setting di grande potenziale, da quel poco che ne ho letto, viziato dai soliti problemi di questo genere: personaggi insopportabili, assenza di umorismo, etc. A Forbidden Alchemy di Stacey McEwan è un romantasy con fazioni e innamorati appartenenti a fazioni opposte, valgono gli stessi difetti di cui al libro prima, nessuno dei pregi. Probabilmente eviterò i libri con 'alchemy' nel titolo per qualche anno. A House Between Sea and Sky di Beth Cato: ho provato un suggerimento dal blog di Scalzi e non è un brutto libro, ma è di quei romance con magical realism che mi causano immediata noia e perdita d'interesse. Challenge Rift di Deacon Frost è il secondo della Hollow Earth Apocalypse: la serie continua a sorprendere e, come ho visto succedere in altre occasioni, trovandosi per le mani qualcosa di interessante, l'autore spinge di lato il sesso (molto inferiore al primo volume) per concentrarsi sulla storia e il system. C'è il primo level up importante dei protagonisti, lo sviluppo della base li porta a interagire con altre razze; il protagonista estende il suo harem alla terza 'fidanzata'. What If...Kitty Pryde Stole the Phoenix Force? di Rebecca Podos è il quarto libro nella serie, il primo della duologia finale, il peggiore nella serie: è così orrendamente mediocre che non sono riuscito a finirlo. A questo punto potrei decidere di mollare la serie qui. Everybody Wants to Rule the World Except Me di Django Wexler è il seguito (e il finale) di How to Become the Dark Lord: ero già stato più volte a un passo dal mollare il primo libro, essendo arrivato in fondo a quello ho rapidamente letto il finale di questo per 'completezza', ma l'umorismo qui è ancora meno divertente, la storia e i personaggi continuano a essere forzati, non c'è stato verso di leggerlo tutto. The Two Week Curse di Michael Chatfield è il primo nella lunga serie 'Ten Realms' di military fantasy cultivation: è un libro apprezzato ma la scrittura è davvero mediocre. Bride di Ali Hazelwood è un mediocre romantasy tipo Underworld con vampiri e licantropi in guerra che decidono di far sposare i propri eredi, e bla bla. Between a Rock and a Carapace, Enemy A[n]t the Gates, Antvance into the Unknown di RinoZ (Chrysalis 4-6): mi sono fermato al penultimo uscito. Il quarto è molto world building e personaggi secondari; nel quinto Anthony e la Colony sono attaccati da vari poteri forti del dungeon e devono difendersi (e ci riescono); il sesto è il peggiore nella serie: un terzo del libro è system, il resto è avventura nel nuovo piano del dungeon ma senza particolare forza, e con uno stile che ricorda troppo i videogiochi (hub e quests). Nei testi di flavour all'inizio dei capitoli, l'autore comincia a inserire testi prodotti dalla Colonia stessa, frequentemente presi da (almeno) 10 anni dopo gli eventi raccontati. Immagino ci sia l'idea che la serie cominci a intravedere il finale. Neural Wraith 2 di KD Robertson vede il protagonista impegnato in un altro caso con il potenziale di distruggere l'ordine della Città; il rapporto con le Archangel cresce al punto da metterlo in possibile conflitto con tutti, sono effettivamente il suo esercito privato: viene, non per caso, introdotta con il chiaro intento di stabilirla come villain per il terzo e ultimo romanzo, una nuova Archangel che dovrebbe andare a sostituire il protagonista nel ruolo di leader. Ci sarà conflitto ideologico. Grazie alla quantità di pagine extra in questo romanzo, l'autore è in grado di dedicare un numero assolutamente superfluo di tempo a rappresentare il complesso sistema capitalistico delle megacorporazioni cyberpunk: non è comune, è noioso, è interessante. Homestand: Small Town Baseball and the Fight for the Soul of America di Will Bardenwerper è un saggio sul baseball delle minor league e come stia venendo distrutto dal malvagio Rob Manfred; mentre è squisitamente condivisibile l'opposizione tra valori sportivi e sport professionistico, il taglio datone dall'autore è uno di patetico nazionalismo ed esaltazione delle piccole comunità locali. Audition di Katie Kitamura è un bizzarro romanzo con un giovane che incontra un'attrice un po' in là con gli anni e dichiara di essere suo figlio; non è possibile, lei non ha avuto figli, ma per potenti (incomprensibili) motivi psicologici sia lei che il marito cominceranno a condividere la delusion di essere i suoi genitori. Qualcosa del genere, non l'ho finito, mi ha annoiato e pure irritato. Titan Mage di Edie Skye è il primo in una serie porno escaflowne (robot fantasy) che è decisamente troppo infantile e stupida per me, non è scritto male. 
Concludo il primo infodump dell'anno con una breve citazione di Transformers 40th Anniversary Special Movie: cortometraggio realizzato da Trigger in collaborazione con Production IG per celebrare l'anniversario dei Transformers; il corto dura 3 minuti e mezzo circa e mostra, alla rinfusa/alla cazzo, una gigantesca quantità di personaggi presi da tutte le incarnazioni dei Transformers. Considerando la brevità della produzione, la realizzazione tecnica è oscena e offensiva: è animato di merda per quanto è corto, specialmente paragonandolo con il simile cortometraggio celebrativo per Gundam Wing da poco uscito (che è super). E' una di quelle robe che guardi a rallentatore nel mentre che cerchi di riconoscere tutti i personaggi, e non riesci perché è animato così male che alcuni non si riconoscono.

Blood Wing Hunter: manga pubblicato su Shonen Jump, 3 volumi, 36 capitoli, un anno circa prima di essere selvaggiamente axed, autore esordiente Riuuji Kunimoto. 
Serie condannata sin dall'inizio a causa della banalità della storia e della mediocrità dei personaggi; l'ho seguita per nessun motivo particolare, inerzia direi.
Angeli malvagi uccidono umani; umani dotati di poteri sovrannaturali danno loro la caccia. Ci sono due protagonisti: giovane cacciatore con spada e poteri di fuoco, taciturno e ossessionato, affiancato da angelo traditore femmina con poteri elettrici, arrogante e impulsiva. 
Tutto ciò detto. 
C'è un momento, sfortunatamente troppo tardi per salvare la serie, quando all'autore deve essere stato detto: "fa qualcosa di diverso o verrai cancellato". A questo punto, mentre la storia rimane una stronzata, i disegni esplodono. 
Gli ultimi capitoli del manga sono impressionanti da guardare: bold e fuori dal comune, inquadrature azzardate, scene stravagantemente dinamiche, assolutamente creativi; soprattutto, nonostante l'improvvisa ricercatezza delle tavole, la narrazione rimane chiara e controllata. 
Mi auguro all'autore venga data una seconda possibilità, perché ha dimostrato di avere talento inesplorato. 
Il finale, inoltre, pur essendo tirato via e un po' un casino, è molto soddisfacente. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Lei è la figlia del capo degli angeli, succedono cose: dona i propri poteri a lui che diventa super potente (c'è dell'altro ma non è importante); lui vince ma muore. Lei lo aspetta. Lui torna (non si sa come, ma non è importante) e si mettono insieme. 


Hell Difficulty Tutorial - Book One (Id, 2024): questo dovrebbe essere il volume peggiore nella serie; gli stessi fan della serie consigliano di cominciare dal secondo. Non è qualcosa di possibile, per me. 
Ci sono dei tizi random su un autobus che si ritrovano senza preavviso nel livello 1 di un 'dungeon'; c'è un system ma è rimescolato con elementi di cultivation (assomiglia un po', volendo, a HWFWM). 
Il dungeon non è cunicoli e trappole, ogni livello è un mondo a parte. 
Almeno nel primo libro, il 'tutorial' del titolo non ha particolare senso: ci sono dei piccoli accenni che tutta questa storia potrebbe essere il prologo a qualcosa di più ampio, ma è solo un titolo cool (nella testa dell'autore); la difficoltà hell, immediatamente identificata come la più difficile, non è significativamente rappresentata: sembra il solito inizio di system con l'unica aggiunta delle morti frequenti di personaggi random senza valore. 
Il nostro protagonista è riconosciuto nel fandom litrpg come il più edge lord degli edge lord, ed è una fama meritata e parzialmente motivo di successo. E' divertente. E' stupido, ma divertente come le migliori serie del genere. 
Il protagonista è un genio: decide di investire tutti i suoi punti in mana, ignorando tutte le altre stats, si crea una build da glass cannon (ma in realtà non è così perché uno dei suoi poteri principali è un'abilità barriera assolutamente op) e l'autore è molto bravo a descrivere e immaginare i poteri. 
Un'altra cosa che viene spesso detta in relazione a questa serie: è molto anime, sembra uno shonen. 
Proseguirò nella lettura, almeno del volume successivo per sperimentare il grande miglioramento raccontato dai fan.


Alive (Id, 2025): "an alternative anatomy". Un nuovo approccio all'anatomia, una scossa letteraria per spronare una rivoluzione concettuale: basta con lo studio tradizionale dei pezzi componenti il corpo umano in una rigida e asettica descrizione analitica, sostituita da una visione organica (!) delle parti nello svolgimento delle proprie funzioni vitali. Non cadaveri, ma viventi. 
Gabriel Weston, l'autrice, è un chirurgo inglese e personalità televisiva, questo è il suo terzo libro. 
Ci sono circa 10 anni della vita dell'autrice in questo libro ed è un'influenza attiva nella scrittura e nel contenuto dei suoi capitoli: la chirurga diventa una paziente cardiaca, un figlio si ammala di una rara patologia cerebrale. 
Il cuore e il cervello, in questi due casi particolarmente emblematici dell'approccio a questa anatomia, non sono impersonali e generici parti del corpo universale comune a tutti gli esseri umani; sono organi specifici e perfettamente individuati e il loro comportamento, come funzionano e falliscono, impatta la vita reale delle persone, dei pazienti. 
Elenco dei capitoli: Bone, Genitals, Gut, Womb, Lungs, Skin, Breast, Kidney, Brain, Liver, Heart; più un capitolo introduttivo, Dead, e l'epilogo, Alive.
E' una lettura cruda, crudissima addirittura: ogni capitolo contiene descrizioni estremamente grafiche e precise di operazioni chirurgiche; tutto comincia con un'autopsia e finisce con l'estrazione di un cuore per un trapianto. 
E' un'idea brillante e l'intelligenza dell'autrice è indubbia: l'autopsia è la vecchia anatomia, pezzi di corpo pesati ed elencati, estratti da un cadavere; l'intervento sul donatore è un pezzo di corpo letteralmente pulsante che servirà, nello svolgimento della sua funzione, a migliorare la vita di un altro. 
E' una lettura viscerale, persino morbosa quando gli interventi sono commentati con l'occhio del chirurgo che vive con le mani nel corpo delle persone: l'esperienza del corpo umano in tutta la sua gloriosa e sanguigna vitalità.
Non è solo colore, però: ogni capitolo riporta effettivamente una chiara, concisa descrizione dell'organo in questione con un po' di storia della sua scoperta/rappresentazione nella tradizione anatomica, e qualche patologia esemplare d'accompagnamento. 
Il colore, tuttavia, è centrale: ho detto sul cuore e il cervello, ma ogni capitolo contiene una sua 'digressione sociale'. Parlando di geniali, womb e breast, c'è l'occasione di esplorare posizioni femministe e commentare sul divario tra conoscenza storica del corpo maschile con quello femminile, religione, aborto e una divertente storia della diagnosi di 'isteria'; il capitolo sui polmoni è arricchito da considerazioni economiche sul rapporto tra povertà e malattia, e si parla persino di George Floyd. 
E' una lettura interessante, viziata qua e là dall'invadente presenza dell'autrice e il suo continuo ripetere quanto la sua idea e opera siano eccezionali rispetto alla vergognosa tradizione: non discuto sul merito, ma sulla frequenza sì. 
Meritatamente, uno dei saggi più apprezzati e riusciti dello scorso anno.