Send Help: internet mi ha tradito di nuovo. L'ultimo film di Raimi è piaciuto tantissimo, è una merda.
E' una versione 'Signore delle Mosche' di 'Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto'.
Uhm. 
C'è un giovane boss sciovinista e idiota che sfrutta e maltratta una dipendente il cui lavoro più o meno tiene a galla tutta la sua azienda. 
Segue viaggio in aereo. L'areo precipita. 
La dinamica si ribalta: lei non è solo brava con i numeri, è anche un'appassionata di sopravvivenza; sull'isola deserta lui dimostra tutta la propria inutilità, privo di qualsiasi abilità, senza la protezione dei soldi del padre, sopravvive solo grazie alla benevolenza della sua (ex?) dipendente. 
Sull'isola, viceversa, lei diventa sicura di sé e figa. 
Questo è uno degli aspetti più stupidi del film, roba da brutto anatroccolo: Rachel McAdams non ha tempo di lavarsi o pettinarsi, troppo rosa dal livore dovuto alla condizione femminile in un mercato del lavoro patriarcale; sull'isola, essendo spesso in acqua, diventa pulita, bionda ed erotica.
La convivenza tra i due ha qualche alto e basso, tipo che lui ogni tanto cerca di ammazzarla e sospetta che lei non voglia lasciare l'isola, o permettergli di lasciarla. 
Non è divertente, è lunghissimo, il finale è stra-prevedibile. 
Sembra uno di quei film che piace perché femminista. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Lei lo uccide e lascia l'isola diventando ricca e famosa. 


Mage Tank (Id, 2025): primo libro in quella che, stando alle mie ricerche, dovrebbe essere l'ultima serie di grande successo a mancarmi nel panorama litrpg. 
Scritta da Cornman, nome d'arte dietro cui si nascondono Alex Grimes e John Wright (stando alla cover della versione cartacea), è un classico isekai fantasy di quelli dove il protagonista comincia a pompare statistiche in modo non convenzionale (o molto comune per il genere) ottenendo una build originale e op. 
In questo caso, come da titolo, un mago frontliner. 
Il romanzo è raccontato come un'autobiografia del personaggio. 
E' divertente e ben scritto, ha un grosso problema... oppure no: dipende. 
Avete letto e siete appassionati di He Who Fights with Monsters? Mage Tank è un clone inferiore. 
Arlo è molto simile a Jason e le situazioni in cui si trova ricordano molto, molto i primi libri di Shirtaloon. 
Se non avete letto HWFWM, leggetelo. Mage Tank è valido, ma non è allo stesso livello.
NOTA: protagonista che scherza, cita continuamente cultura pop, diventa rapidamente molto potente attraendo l'attenzione di divinità, creando bond con creature iper potenti, etc etc.


Rogues: miniserie di 4, DC Black Label del 2022. Testi di Joshua Williamson, disegni Leomacs (italiano).
Partiamo dai disegni perché sono l'aspetto che mi ha catturato di più: la composizione delle tavole, la ricchezza di dettagli di background che offrono insight nelle scene, e in generale come viene impostata la narrazione visiva degli albi ricordano tanto Gibbons e Watchmen.
Ci sono, inoltre, ovvie similitudini nella storia. 
I villains di Flash hanno costantemente mantenuto un ruolo significativo nell'universo DC; realizzati come imitazioni a basso budget dei più famosi cattivi di Batman, i Rogues sono stati protagonisti di innumerevoli storyarc e progetti personali. 
I Rogues sono blue collar opposti ai ricchi e patinati nemici di Batman, lavorano in gruppo perché da soli non sono abbastanza, frequentemente rappresentati con un codice morale che li rende più amichevoli e umani. 
Captain Cold non è Freeze, Golden Glider non è Catwoman, Trickster di certo non è Joker e via dicendo. 
Tutto ciò detto. Dicevamo: Watchmen. 
Siamo una decina d'anni nel futuro rispetto a un generico presente DC; i Rogues hanno tutti smesso di fare i ladri e si sono costruiti una vita civile. 
Qualcuno con più successo, qualcuno meno: sono accomunati da torpore, noia e un senso di banalità che li porta a rimpiangere il passato criminale. 
Cold ha un piano: derubare Gorilla Grood, un ultimo, grande crimine lontano dalla giurisdizione di qualsiasi eroe, scomparire e vivere nel lusso.
Rimette insieme la band, nessuno si fa troppo pregare. 
Inizialmente, sono tutti super eccitati, anche quando le cose cominciano ad andare male, rimangono tutti fiduciosi nelle proprie abilità e capacità di trionfare; poi le cose cominciano ad andare molto male. 
L'etichetta Black Label è giustificata da un livello di violenza più alto del normale e da poco altro; ho letto storie dei Rogues molto migliori, ma non è un brutto fumetto.
SPOILER SPOILER SPOILER
Muoiono tutti. Muore anche Grood. 


Katabasis (Id, 2025): l'ultimo romanzo di Rebecca Kuang. Penso sia il mio preferito, mi è certamente piaciuto più di Babel, ma ci sono passaggi un po' ripetitivi. 
Ci sono molte similitudini con Babel.
Qui c'è Cambridge, là c'era Oxford; con questo secondo libro consecutivo, Kuang realizza e omologa la versione hard sf del setting 'dark academia': scholars e ricercatori, matematici e logicians, creazioni intellettuali originali combinate e confuse con pensieri e idee correttamente citate dalle fonti tradizionali; pensatori realmente esistiti e magia. 
PHD Harry Potter.
NOTA: a fornire un po' di colore, l'autrice inserisce nel libro alcuni diagrammi e citazioni da finte pubblicazioni di ricerca. 
Il titolo dice tutto: è un classico tema letterario, 'katabasis' è il viaggio all'inferno di tanti personaggi mitici da Orfeo a Dante, passando per Ulisse ed Enea; ma Kuang è molto istruita e in questa sua versione, la tradizione letteraria non è solamente, pigramente occidentale, anzi abbraccia profondamente l'Asia e, non a caso, il re dell'inferno è più frequentemente rappresentato nella sua versione di King Yama.
Nel mondo creato da Kuang, il viaggio all'inferno è tanto un genere narrativo quanto un'esperienza realmente compita dai succitati personaggi e da maghi avventurosi. 
Succede un incidente, uno dei professori più noti di analytic magick di Cambridge muore durante un esperimento magico; la morte del professore è un grave problema soprattutto per i suoi due principali studenti/assistenti: l'hanno sopportato per anni, i suoi soprusi e la sua tirannia, hanno ingoiato qualunque merda e sorriso per la prospettiva di completare gli studi sotto di lui e lanciarsi verso una sfolgorante carriera accademica. 
Gli studenti sono due, ma la protagonista è una. Alice. Alice è anche, probabilmente/quasi certamente la causa dell'incidente mortale. 
Alice decide di andare all'inferno e recuperare l'anima del professore, finire gli studi e far tornare tutto come dovrebbe; non sa che Peter, l'altro studente, ha deciso lo stesso corso d'azione. 
I due si trovano costretti a collaborare. 
La storia fa due cose, esplorare l'inferno e rappresentare la vita di una giovane donna nel contesto accademico, ma Kuang è troppo brava, elegante e una magnifica autrice per farle semplicemente. 
Alice e Peter hanno una complicata relazione, sono stati amici, rivali, si odiano, si amano (forse); il libro parla di una storia d'amore all'inferno, quindi che i due protagonisti siano in qualche modo romanticamente interessati è dato fin dal sottotitolo "To Hell with Love". 
Ancora più complicata, la relazione tra i due e il professore, specialmente quella di Alice. 
Ecco, questo è il punto chiave del romanzo, contemporaneamente il suo aspetto più forte e quello più debole. 
Mentre i nostri eroi scendono attraverso il classico ordine dei peccati, Alice ci rappresenta la condizione della donna nel campo della ricerca. 
E' il solito: uomini che passano davanti, donne che devono lavorare il doppio per essere riconosciute la metà, uomini in posizioni di potere che abusano del potere della loro posizione. 
La condizione dei peccatori all'inferno non è molto dissimile da quanto vissuto da Alice nel suo tempo a Cambridge. Il tormento dei peccatori è lo stesso di Alice ogni giorno. 
Il professore è super, iper, mega tossico e il suo rapporto con la giovane, brillante studentessa è tutto quello che potete immaginare e di più, e di peggio; i dettagli aumentano in un crescendo parallelo alla discesa nella gravità dei peccati. 
E' appassionante, è conturbante; è anche ripetitivo e un po' palloso alla lunga. 
La rappresentazione del degrado emotivo e mentale della protagonista è un capolavoro di analisi psicologica, una caratterizzazione di potentissima profondità, ma è estremamente focalizzato sulla prospettiva femminile. 
Giustamente, inevitabilmente. 
Kuang mi ha fatto capire ed empatizzare con la protagonista e, per esteso, la prospettiva femminista più con questo romanzo che le centinaia di milioni di ore di rant di mia moglie e Taylor Swift. 
...però troppo. 
La protagonista è così devastata dall'esperienza della sua vita, che il suo personaggio è largamente insopportabile, volutamente, per quasi tutto il libro; faccio uno spoiler: c'è un appassionante character arc di maturazione ed emancipazione. 
NOTA2: vedono, ma non visitano allo stesso modo tutti i peccati. 
Ora, non crediate che il viaggio all'inferno sia una scusa per un manifesto contro il patriarcato. 
Kuang è semplicemente troppo brava per non scrivere anche un incredibile romanzo sulla vita dopo la morte. 
E' così intelligente ed edotta, che alcune delle sue considerazioni sul concetto di inferno attraverso le religioni e miti del mondo, sull'ingiustizia di pene eterne per peccati temporanei, sull'idea di reincarnazione ed eternal recurrence, necessiterebbero di interi altri libri per commentarle.
Tutto quanto sopra e la sua prosa è pure prodigiosa: la scrittura è precisa e concentrata; le parole sono scelte con cura in ogni frase, la ricercatezza linguistica è perfettamente compensata dalla naturalezza del flusso narrativo. Non cede alle tentazioni più caotiche della prosa creativa e artistica, non si spinge a cristallizzare la sua scrittura in compulsioni di freddezza matematica: Kuang è espressiva ma comprensibile, brillante senza forzature, pacata ma pronta all'occasionale, puntuale e coraggiosa, ribellione contro la grammatica.
C'è un po' di delusione sulla storia d'amore: è credibile, è anche soddisfacente specialmente nel finale, ma è un po' troppo drammatica e sofferta per i miei gusti, anche un po' troppo veloce nella risoluzione.  
Babel parlava di colonialismo e razzismo, Katabasis di patriarcato e femminismo. 
I romanzi di Kuang sono così eccellenti che mi dispiace non mi piacciano di più; c'è qualcosa nel modo in cui l'autrice subordina le sue storie al messaggio, che mi disturba e fa sentire tradito: è come se queste storie così coinvolgenti fossero solo dei mezzi per veicolare contenuti politici e sociali. 
Mi fa persino infuriare. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Peter ha il crohn, il marito di Kuang ha il crohn, mia moglie ha il crohn: la rappresentazione della malattia nel libro è onesta e terribile. 
Alice non vuole esattamente salvare il professore, in realtà vorrebbe riportarlo in vita per torturarlo a oltranza: Alice non sta bene; Peter ha il crohn, ma la salute mentale di Alice è deteriorata quanto il fisico del suo compagno.  
Dante è citatissimo e il finale del libro, l'ultima riga è una leggera parafrasi del finale della Commedia.


Good Luck, Have Fun, Don't Die: l'ultimo film di Gore Verbinski, soprattutto l'ultimo con Sam Rockwell. 
Essenzialmente, è una versione circa comica, parodistica e satirica dell'Esercito delle 12 Scimmie, rimescolata con un po' di Terminator e Matrix. 
Sam viene dal futuro, veste derelict e ha un paio d'ore per salvare la società umana dalla distruzione; è il suo 117esimo tentativo e il suo piano è semplice: reclutare, con minacce e persuasione, un certo numero di persone qualunque dal diner dove arriva nel presente, usarle per arrivare alla casa lì vicino dove un ragazzino sta costruendo la super AI che prenderà il controllo del mondo, fermarlo. 
Il film procede alternando il presente dei protagonisti che cercano di raggiungere la casa, a flashback dei giorni precedenti; questi segmenti individuali contengono la maggior parte degli elementi satirici del film: giovani ridotti a zombie incapaci di staccare lo sguardo dagli smartphone, sparatorie nelle scuole così comuni che i genitori non ci fanno caso, feste di compleanno dove sono tutti bianchi-biondi-ricchi, realtà virtuali migliori della realtà reale, etc etc. 
Non sorprendentemente, grande successo di critica, flop di pubblico. 
E' davvero un buon film fino a una mezzora circa dal finale, quando improvvisamente diventa lentissimo e abbandona ogni logica interna (già abbastanza flebile fin dal principio). 
Sam Rockwell è, come sempre, fantastico; gli altri attori se la cavano, ma sono fagocitati dal protagonista in tutte le sue scene. 
Non posso dire di apprezzare il messaggio di paura della tecnologia, solo vagamente associato all'incapacità degli adulti di educare (famiglia e scuola) i giovani al suo utilizzo. 
NOTA: a un certo punto, su un muro nello sfondo, si legge 'the cake is a lie'; non ho fatto caso ad altre citazioni, ma dovrei riguardarlo.
NOTA2: Sam indossa una specie di corona di spine fatta di cavi elettrici.
SPOILER SPOILER SPOILER
Nel finale cominciano a succedere cose ai confini della realtà, virtuale e reale si mescolano ed è simbolicamente cool, se non fosse inconsistente e insensato: mostri, robot e 'altre cose' che invadono la realtà, ammesso che sia la realtà e il film non si svolga interamente in una simulazione, e confondono. Il finale assomiglia a quello di Everything Everywhere All at Once.
Senza aggiungere altro: perdono, Sam torna indietro e ci riprova. 


Chainsaw Man part 2: devo ancora guardare il film. Questa settimana, ieri/ieri l'altro non ricordo, è uscito l'ultimo capitolo della seconda (probabilmente ultima) parte del manga di Fujimoto.
Pubblicazione della seconda parte iniziata nel 2022 con il capitolo 98. Ultimo capitolo è il 232 complessivo. Fate voi i conti. 
Riporto adesso l'opinione comune, perché la condivido: la seconda parte è cominciata bene con l'introduzione di alcuni nuovi personaggi interessanti, e un nuovo setting scolastico con molte possibilità; la seconda parte è presto diventata confusa, poi irritante, poi odiosa. 
Ho già visto, online, persone esaltate dal finale: qualcuno c'è sempre. In realtà, il finale è una merda e, più in generale, tutti gli ultimi storyarc della seconda parte sono un casino senza capo né coda di personaggi maltrattati, uccisi fuori scena, dimenticati per strada, di relazioni caotiche, combattimenti noiosi e una serie di scelte offensive che l'autore è riuscito a risolvere solo con il peggiore dei finali possibili. 
La parte 2 è, essenzialmente, una merda. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Bla bla bla, Pochita si stacca da Denji, si mangia da solo e crea una nuova timeline dove Denji e Power sono devil hunters, Asa una normale studentessa. Il ricordo alla nuova timeline è la cosa che odio di più in narrativa.


The Red Pine Kingdom Contract (Id, 2025): primo in una serie in corso "Feral Mage", tre usciti/quarto in uscita, dell'autore Chase Kilgore. 
Voglio esprimere forte apprezzamento e consigliarlo caldamente. 
Fantasy classico, haremlit.
Protagonista mercenario: tecnicamente è un mago, a tutti gli effetti è un guerriero; uccide mostri, mangia mostri, assorbe poteri dei mostri: il nome ufficiale della sua classe è 'Aspect Mage', 'Feral Mage' è il nome comune. 
Ho usato la parola 'classe', ma non è un litrpg. Non c'è system o altro. 
Anticipando e facendo spoiler sull'aspetto harem della storia: due scene di sesso low spice, un solo love interest in questo primo libro (una seconda già candidata per il prossimo e semi [lol] per almeno altre tre nei prossimi. Spero l'autore si mantenga su uno small harem. 
Tutto ciò detto. 
E' scritto bene, l'autore è capace e si nota un sensibile miglioramento tra i primi e gli ultimi capitoli; la narrazione un po' primitiva di inizio storia viene rapidamente sostituita da una più corposa e accattivante; le scene di sesso sono molto naturali (per il genere) e scritte da qualcuno che ha effettivamente fatto sesso nella sua vita, qualcuno che ha avuto esperienze positive e non vive frustrazioni e aspirazioni da mandingo: no stamina infinita, no fiumi di lussuria, no monster cock. 
I combattimenti sono ben coreografati, l'uso dei poteri è divertente; la caratterizzazione dei personaggi è classica, ma non stereotipata: il protagonista non è super barbarian toxic power male, e i personaggi femminili (wolf girl, kitsune, vari elfi di vario tipo) non sono recipienti per il seme senza personalità. 
Ho onestamente stra-apprezzato questo romanzo. 
Ah. 
La storia: si è da poco conclusa una guerra tra elfi e umani, c'è un po' di razzismo (niente di terribile) e un'elfa in una città umana assolda un mercenario (il nostro protagonista) per essere scortata verso uno dei regni elfici più vicino. Lungo la strada incontrano la wolf girl e la kitsune, per vari motivi. 
Ci sono altri due gruppi di personaggi, secondari e con meno peso narrativo, con connessioni al protagonista.  
C'è anche una trama più vasta che vede vari regnanti contendersi il potere sul continente, vecchie leggende di mostri, vari altri personaggi con storyline che si svilupperanno nei seguiti. 
Insomma, lo ripeto un'ultima volta, è un romanzo assolutamente sopra la media del formato web, inspiegabilmente pubblicato indipendentemente, che merita considerazione e pubblicità.
SPOILER SPOILER SPOILER
L'elfa è, non inaspettatamente, l'ultima principessa del regno degli elfi del nord. La spadaccina che odia il protagonista, ovviamente, finisce per diventare circa friendly perché è giurata protettrice della principessa: ci sono un paio di scene molto divertenti nel finale.