infodump: cominciamo con i libri. The Primal Hunter 14 e 15 di Zogarth sono entrambi molto interlocutori, il primo particolarmente noioso, il secondo almeno porta avanti un po' di storia e re-introduce Artemis. Molti appassionati della serie lamentano il declino proprio a partire da questa coppia. Andy in the Apocalypse di Plum Parrot è il mio ultimo tentativo con l'autore, ancora una system apocalypse ma non mi piace come scrive (non scrive male), e non mi piacciono il setting e i personaggi troppo americani. Dissonance di Nicoli Gonnella è generico e scritto mediocremente (l'ho iniziato e smesso, ma ricordo niente). System Incursion di Hannibal Forge ha una delle premesse che odio di più: il tizio mediamente potente che finisce indietro nel tempo e può diventare super potente e cambiare la storia. Scritto male. These Heroines Are So High Maintenance di Virgil Knightley è il solito harem commedia senza personalità. Chronicles of the Arcane Knight di Johnny Virtue assomiglia a mille altri harem fantasy militari con il reduce super potente che diventa insegnante, etc etc. Qui c'è una specie di subplot da vigilante alla Batman, ma non è abbastanza da cancellare il resto della banalità. The Marshall King di Boichi è un manga recentemente axed da Shueisha: western scifi alla Trigun, classica iper caratterizzazione visiva dell'artista, molto poco ecchi per i suoi standard (probabilmente uno dei motivi di insuccesso), storia idiota e combattimenti noiosi: chiusura non sorprendente, persino durato troppo. Stray Cat Strut 3 e 4 di RavensDagger (che, credo, dovrebbe chiamarsi Edgar Malboeuf): dopo l'esperimento nel secondo libro e le successive, immeritate critiche, l'autore abbandona i divertenti e mitissimi interlewd. Niente più sesso semi-esplicito. Cat continua a crescere in esperienza e potere, e questo la mette in contatto e sul radar di altri Poteri: politici la vogliono usare, altri politici la vogliono eliminare, il contesto umano diventa problematico ed è al centro di questo terzo, ottimo romanzo nella serie. C'è qualcosa di The Greatest American Hero nella rappresentazione e caratterizzazione di alcune delle scene, dietro molte delle idee narrative della serie. E' un complimento. Il quarto libro è un ritorno al combattimento contro gli alieni, ma è soprattutto dedicato a espandere sui personaggi secondari e stabilizzare lo status quo. C'è anche il grande ritorno dell'interlewd! What We Can Know di Ian McEwan è decisamente non il suo migliore romanzo e l'ho abbandonato circa a metà: un po' di decenni nel futuro, il riscaldamento globale ci ha fottuti e c'è stata anche una mezza guerra nucleare; ricercatori studiano la nostra epoca e ci considerano idioti. C'è un po' di satira, un po' di critica politica e una ambigua rappresentazione del mondo accademico e artistico in contrasto con l'importanza di questioni materiali. Il problema principale, per me: è un romanzo fortemente incentrato sulla politica e cronaca UK. The Legend of William Oh di Macronomicon è una delle più famose serie litrpg; recentemente, come molte altre, sta venendo ristampata in formato tradizionale, in una versione professionalmente rieditata. Vale assolutamente: è scritta molto al di sopra della media, i personaggi sono notevoli, la storia non lo so, l'umorismo funziona; non mi piace l'eccesso di numeri, min-max e creazione di build, ed è troppo YA per me. My Ninja Girl di Gideon Caldwell e Bedlam (primo nella serie Prison Ship Sheol) di Nicholas Gaumer sono harem scifi troppo stupide per potermi piacere, la prima è scritta decentemente ma con un setting anime cyberpunk insopportabile, la seconda è una specie di space opera esageratamente amatoriale. Ronin of Okane è un manga, ma sembra di più un tradizionale comic americano, scritto e disegnato dallo studio Cyber Sheep Team, pubblicato via kickstarter: è arrivato al quinto volume, sesto in uscita. Sono tailandesi, direi (alcuni sicuro). Samurai cyberpunk con un po' di sexy. La storia potrebbe ancora ancora essere interessante, la scrittura è scadente, ma i disegni sembrano un incrocio tra uno scarso filler USA e uno di quei tragici autori di mangamericani di fine anni '90.
Cose viste. Power Ballad non è un brutto film, ma ne esistono 20 uguali. Paul Rudd è un bravo musicista ma non ha avuto l'occasione, uno dei fratelli Jonas ha avuto l'occasione ma gli è mancato il talento per farne una carriera. Si incontrano, diventano amici, il Jonas ruba una canzone a Rudd e risolleva la propria carriera: segue banalità. Teenage Sex and Death at Camp Miasma l'ho odiato. Meta-horror di persone che fanno un film horror che è il reboot di una famosa serie horror, che però sono dentro un film con paesaggi che sono scenografie disegnate ed eventi che seguono logiche cinematografiche stereotipate; in più c'è tutta una mega metafora sull'omosessualità femminile e gli orgasmi. E' il tipico horror da festival ed è così impostato e finto da farmi preferire la banalità di Power Ballad. Seek è un action giapponese del 2025: l'ho tenuto sul hd per un anno almeno, aspettando sottotitoli inglesi decenti (invece di quelli machine translated che si trovano in giro); poco fa ho deciso di dargli un'occhiata comunque: è una specie di GI Joe / Snake Eyes con ninja un po' Mission Impossible. Combattimenti e scene d'azione penose, attori e storia ridicoli.
Qualche anime guardato il primo episodio: Vertex Force è cg con bambini che pilotano robot che sono praticamente degli stand, una merda; The Seven Knights of the Marronnier Kingdom è un cozy josei che non fa per me; Psyren è un una merda con il solito gruppetto di ragazzini psicopatici costretti a partecipare al più banale dei giochi mortali, con super poteri inutili. Dark Machine è il secondo, inutile anime robotico della stagione: ragazzini techno-cool combattono con robot all'interno di un videogioco; questa serie è, inoltre, particolarmente disprezzata perché parte di un progetto multimediale pieno di nft e crypto. Star Wars Visions Presents - The Ninth Jedi è una serie in 8 episodi, spin-off da episodi delle antologie, decentemente animata da Production IG: ho guardato i primi 3, prodotto dedicato a un pubblico troppo giovane per me. A New Dawn è un drammatico e noioso lungometraggio animato prodotto da uno Studio Outrigger, essenzialmente una nuova entità creata appositamente: co-produzione Giappone Francia, presentato e nominato a Berlino 2026. Paesino rurale giapponese che l'amministrazione vuole tirare giù e ricostruire (circa) ospita antica e prestigiosa fabbrica di fuochi d'artificio, più o meno fallita; intorno alla fabbrica girano 3 ragazzini, ognuno drammaticamente problematico a modo suo, ma uno più degli altri: lottano per tenere la fabbrica aperta (circa) e mantenere in vita la Tradizione. Artisticamente animato, è visivamente ricercato ma troppo mite: ci sono idee brillanti, come la sequenza introduttiva, ma finiscono nel solito niente ovviamente ispirato ai titani del genere da Ghibli a Shinkai. Your Letter è un lungometraggio animato coreano del 2024 tratto da un webtoon: è un buon film animato coreano o un mediocre film animato, dipende da come lo vogliate guardare; è una banale storia di vita scolastica particolarmente incentrata sul bullismo. L'animazione è mediocre rispetto agli standard cinematografici asiatici, ma è più che valida per la Corea di 2 anni fa. Sempre del 2024, Snow Bear è un cortometraggio interamente realizzato da una sola persona (credo), Aaron Blaise: è stato un darling dei festival di quel turno, è una storia ambientalista con una nota positiva che assomiglia inevitabilmente a Cast Away. L'animazione è molto simile a quella classica Disney con lo Snow Bear che è praticamente Baloo, Blaise è stato animatore Disney per tanto tempo.

Maid to Love (Id, 2026): scritto a quattro mani da Virgil Knightley e Peter North.
Innanzitutto, questo libro è un romanzo stand-alone con sottotitolo "A Yandere Monster-Maid Romance for Men"; i due autori hanno anche una serie di 3 romanzi "Maid for You - A Romance for Men". 
Si assomigliano, non sono la stessa cosa (non ho idea se siano ambientati nello stesso mondo).
Questa distinzione mi dà l'opportunità di parlare di qualcosa di interessante: il porno. 
Avrete certamente notato l'esistenza, negli ultimi anni (ma non pochi), di una nuova differenziazione nei tipi di porno che va aldilà del genere di fetish contenuto nel prodotto, o la presenza di una storia più o meno sensata/avvincente/intrigante. 
NOTA: il tentativo di fare porno con una storia è vecchio come il cucco. Lo stesso dicasi per porno ad alto budget non-d'arte: ricordate "Pirates" del 2005, produzione Digital Playground? 
Tornando a noi. 
Le differenze ora sono anche di tono o vibe (tornerò a questo post un domani dovesse venirmi in mente una parola non allusiva), solitamente si parla di "wholesome" contro... qualsiasi cosa non-wholesome.
Non è semplicemente l'assenza di humiliation e roba simile, "wholesome" è sesso in un contesto narrativo positivo, sicuro, amorevole e privo di elementi spiacevoli. 
Senza dilungarmi, è un trend trasversale che attraversa contesti geografici diversi dagli hentai asiatici al porno semi-professionale occidentale, dall'animazione al live-action e, ovviamente, letteratura. 
Gli Harmony lo fanno da decenni. 
Ci sono, non stupirà, opere che sforzano i confini, limano e sfumano i 'tag' di cosa è, o sarebbe, consentito/riconosciuto come wholesome, o meno.
Il setting è un sub-urban fantasy poco usato: ci sono portali che collegano il nostro mondo ad altri dove ci sono magia e monster girls; per vari motivi abitanti di questi altri mondi cercano rifugio nel nostro: seguono problemi di immigrazione, xenofobia e razzismo. 
Il nostro protagonista, tanto per aggiungere dramma, è un farmacista di successo con ocd, una relazione che sta crollando con una donna egoista, un figlio perso; succede qualcosa e si trova a lavorare per il boss della malavita locale (salto e riassumo), succede altro e si trova ad avere una live-in monster maid. 
La nostra co-protagonista è una maggiorata (per un usare un termine dei tempi miei) pony girl. 
Nel senso di una miniature horse girl (coda, orecchie, zoccoli al posto dei piedi), è alta 1 e 20 circa, con grosse tette e culo. 
In realtà non è una pony girl! Finge di esserlo!
E' una nightmare girl! Una miniature demon-horse girl con poteri che le consentono di manipolare i sogni e controllare le emozioni, e altri affini.
E' anche una yandere e si innamora del protagonista, gli entra in casa e comincia a fare tutte le cose tipiche di una yandere: stalking, manipolazione, co-dipendenza. Gli autori non esagerano ed evitano di spingersi troppo in là, ma ci saranno anche omicidi. 
E' divertente, il sesso è ben scritto ed è integrato nella storia; non mi ha soddisfatto quanto la yandere healer di Leon West, ma è un buon romanzo per il genere (lo standard è molto basso, ma questi sono autori ormai professionalizzati). 
SPOILER SPOILER SPOILER
Si sposano, quattro figli. Lui continua a lavorare come farmacista per la criminalità, lei diventa un'assassina per lo stesso boss. Felici e contenti. 


Hope: questo è l'altro speculative film coreano passato per Cannes e uscito nel 2026 con distribuzione internazionale.
Colony è divertente, questo è una merda.
Tre punti iniziali: non finisce. Questo è il primo film in una desiderata trilogia: del secondo film, pare (stando all'autore) esiste la sceneggiatura; il secondo film non è in produzione, il terzo film è solo un'idea. 
Hope è un film che non finisce, intendo letteralmente: non è manco un cliffhanger, è solo l'introduzione di una storia che, forse, avrà un seguito. E' come guardare il pilot di una serie. 
Non starò a rimarcare quanto mi offende guardare un film così: "facciamo un film che non finisce, speriamo piaccia e magari troveremo i soldi per il seguito". 
Dura pure 2 ore e mezza. 
Gli altri due punti, comincio a condensare che mi sono irritato scrivendo, sono simili: Hope comincia che sembra la versione coreana di Predator, finisce puzzando di Avatar (quello noioso senza kung fu). 
Scritto, prodotto e diretto da Na Hong-jin: sono passati 10 anni da quando era promettente e famoso.
Tutto ciò detto. 
Hope Harbor è una cittadina semi-rurale molto a nord, così a nord da essere praticamente nell'altra Corea: gli abitanti sono scarsamente civilizzati, sono tutti armati e sono caratterizzati che sembrerebbe di essere in un documentario democratico sul Texas.
Animali e persone cominciano a sparire, poi si cominciano a trovare cadaveri: per un'ora circa, seguiamo alcuni dei protagonisti inseguire un qualche mostro che non si vede mai. E' la parte migliore del film. 
A un certo punto il mostro si fa vedere, la cg è penosa (la quantità di animazioni riciclate è ridicola), e tutto peggiora. 
All'inizio sembra un mostro tipo Predator, un cacciatore; poi sembra un mostro incazzato e insensato, tipo Hulk; poi lo scopriamo intelligente e con emozioni.
C'è tutta una backstory che riassumerò brevemente dopo spoiler.
Ultime due cose: i mostri non sono mostri, il mostro vero è l'umanità o qualcosa del genere; i mostri (SPOILER: sono più di uno) sono per qualche motivo doppiati da attori americani: c'è Fassbender (carriera distrutta) e altri.
SPOILER SPOILER SPOILER
Gli alieni sono intelligenti e civilizzati, si sono schiantati sulla Terra con un escape pod. A fine film la mega astronave dell'imperatore precipita sulla Terra e scopriamo che i mostri sono, in realtà, la principessa e le sue guardie; il primo mostro assassino stava semplicemente cercando di salvare uno dei loro figli, ucciso da un cacciatore-drogato-ignorante. 
C'è una qualche guerra spaziale. Tutta questa roba viene buttata in faccia allo spettatore negli ultimi minuti.


What Feasts at Night (Id, 2024): seconda gothic novella per la/lo Sworn Soldier di T. Kingfisher. La prima mi aveva lasciato indeciso, questa mi è piaciuta molto di più: ne esiste già una terza, la prenderò.
Migliorie rispetto al primo: la vicenda, pur mantenendo forme letterarie e narrative volutamente riconoscibili, è meno diretta reinterpretazione di storie famose, più originale e immersa in un folklore famigliare ma originale. 
L'autrice, inoltre, dedica molta meno attenzione agli aspetti lgbt del suo protagonista concentrandosi maggiormente sulla caratterizzazione, e ne esce fuori un ottimo personaggio alle cui storie tornare con entusiasmo e voglia libro dopo libro. 
Ritroviamo Alex con una nuova tacca di ptsd sulla cintura, la terribile esperienza con i funghi assassini si aggiunge a quelle della guerra; Alex è tornato a casa per tenere fede alla promessa fatta con uno dei co-protagonisti del primo libro: la fittizia nazione circa-boema inventata da Kingfisher sembra cucita montando pezzi di letteratura popolare tra fine '800 e primi '900, ma ci sono immagini che evocano chiaramente (almeno a me) panorami videoludici da The Witcher e affini. 
Alex è a casa con i suoi compagni e ospiti, è immediatamente accolto dal cadavere (riassumo) del keeper della sua casa di campagna; morte misteriosa, la gente non vuole parlarne, la casa di campagna potrebbe essere haunted. 
Il terzo libro, stando al blurb, è direttamente ispirato a Lovecraft.
SPOILER SPOILER SPOILER
C'è un fantasma che ti uccide in sogno. Nessuno riesce a sfuggire perché combattere in sogno non è qualcosa di normale, sintetizzo, ma i sogni di Alex sono pieni di guerra e combattimenti: la ptsd lo salva permettendogli di battere il fantasma (che è il solito spirito semi-innocente), mettere a riposare il cadavere.


Cosmic Princess Kaguya!: lungometraggio animato giapponese, coproduzione Studio Colorido con Studio Chromato. 
Rilasciato da Netflix a inizio 2026, si cercò di spacciarlo per un KPop Demon Hunters giapponese. 
E' l'ennesima reinterpretazione del mito del Bamboo Cutter: leggermente nel futuro, Kaguya arriva sulla Terra, viene trovata da una stressatissima studentessa che vive da sola dopo un forte contrasto con la famiglia, diventano amiche e formano un gruppo idol all'interno del solito mondo digitale vr. 
Sì: ci sono canzoni e balli, qualche combattimento. Il jpop, tuttavia, non ha lo stesso appeal (neppure lontanamente) internazionale del kpop.
Alti e bassi: è animato molto bene, visivamente notevole seppur (inevitabilmente) troppo fortemente caratterizzato sugli standard kawaii-virtuale giapponese perennemente sulla scia di Hatsune Miku; c'è il consueto pacchetto di setting/critica sociale con il contrasto tra genitori-figli, l'insopportabile pressione sugli studenti, l'isolamento; c'è, inoltre, fastidiosamente e, ormai, insopportabilmente nel 2026 una storia d'amore saffico continuamente solo allusa: vaffanculo ai giapponesi che continuano a scrivere storie lesbiche tra ragazzine senza riuscire a farlo con parole chiare e rappresentazioni oneste.
Porca troia: questo film si infila sulla stessa, odiosa linea di Witch from Mercury e Lycoris Recoil; storie d'amore scritte con umorismo e sensibilità che rimangono cock-bloccate dalla codardia degli studi di produzione che... è allucinante pensare che il trattamento Disney di The Owl House sia meglio di quanto succede abitualmente in Giappone.
Tutto ciò detto. 
Stavo parlando di alti e bassi: la sceneggiatura è valida, inaspettatamente, ma il finale è una merda confusa inutilmente complicata senza motivo. Ne riparlo dopo spoiler. Le canzoni sono di quel pop infantile da idol minorenni che causa conati di vomito, ma i balletti sono simpatici. 
Kaguya è insopportabile per circa metà film, ma la studentessa è un buon personaggio dall'inizio alla fine e la sua caratterizzazione è pure un po' fuori dagli standard: estremamente capace, matura, consapevole di conseguenze e il peso delle scelte. Eccellente protagonista. 
Kaguya, invece, è hyper ed extra e stridula e intollerabile: il suo, però, è il character arc migliore.
Uhm. 
Basta: si guarda, è un buon lungometraggio animato; leghe al di sotto di KPop Demon Hunters, è una versione inferiore (molto) di Belle.
SPOILER SPOILER SPOILER
Se ho capito correttamente: Kaguya scappa dalla Luna perché si annoia, incontra la protagonista e succede il film; il governo della Luna non è contento, la costringono a tornare. 
A questo punto il film sarebbe finito, non un happy ending ma un finale normale per i giapponesi. 
Kaguya fa una gran scena di accettare le proprie responsabilità, poi la protagonista le scrive una canzone e Kaguya scappa di nuovo dalla Luna. Scappa, ma la sua astronave colpisce un asteroide. 
Ora: non è Krypton. E' la Luna: ci può essere un asteroide tra la Luna e la Terra? 
Boh. Colpisce l'asteroide e, senza alcun motivo, finisce 8000 anni nel passato. 
Cazzo! Direte voi: è la trama di Tonikawa! No. 
Finisce nel passato e, per qualche altro motivo non spiegato, non ha un corpo ma è solo uno 'spirito'. 
Passano 8000 anni e diventa l'host del mondo virtuale in cui si svolge larga parte del film: colpo di scena, la cantante che controlla il mondo virtuale e Kaguya sono la stessa persona! 
A questo punto diventa ancora più confuso: la protagonista trascorre 10 anni a inventare un corpo androide dove riversare la coscienza di Kaguya, ma non della Kaguya di 8000 anni, in qualche modo di quella... dell'altra. 
Nel finale, le 3 sono in una relazione: protagonista umana quasi 30enne presumibilmente vergine, una Kaguya solo digitale di 8000 anni, la Kaguya 17-18enne nel corpo di un androide.
WTF.


Rise of the Reaper (Id, 2026): scrittura sopra la media salva un banale isekai fantasy con protagonista immediatamente OP, leggermente comico/poco drammatico; c'è un system impersonale che funziona un po' come quello di HWFWM. Il protagonista ha la possibilità di variare classe, ma in questo primo libro è una funzione non utilizzata, e perlopiù si comporta come un assassino. 
C'è molto di Primal Hunter. Eroe che si scopre attratto dal rischio e dai combattimenti contro nemici pericolosi, specialmente umani, e sviluppa una filosofia da vigilante stile Punitore. 
Se fosse stato scritto meno bene, l'avrei cassato. Originalità bassa, ma i combattimenti sono ben scritti e c'è una storia d'amore immediata che ho apprezzato. Molta carne al fuoco, lo definirei promettente, secondo romanzo già uscito. 
Lo leggerò (non subito). 


Colony: simpatico horror con zombie coreano uscito da qualche mese. Il setting è abbastanza banale e sembra uscito da un qualunque Resident Evil/Batman: disgruntled scienziato Koo Kyo-hwan decide di vendicarsi del suo ex-datore-di-lavoro-che-gli-ha-rubato-la-ricerca-spacciandola-per-propria, della comunità scientifica/accademica e del mondo in generale, rilasciando uno zombie virus durante una conferenza in un mega-super-giga-centro commerciale.
Il film è diretto e co-scritto da Yeon Sang-ho. Yep! E' quello di Train to Busan e seguiti: un grande ritorno al genere.
Volendo (dovendo?) trovare qualcosa per differenziare Colony dai suoi film precedenti, l'autore ha deciso di fare proprio qualcosa di The Last of Us (e, di nuovo, Resident Evil). Questi zombie hanno un gimmick: sono una hive mind e sono in grado di diventare più intelligenti condividendo XP e incrementando il proprio numero.
E' una bella idea, è divertente ed è pure implementata con una certa logica interna, creatività in alcune scene particolarmente ben riuscite.
Sfortunatamente, il film è appesantito da un contorno di banalità ed evidente mancanza di sforzo: la risposta del governo coreano è sigillare il centro commerciale, nascondere la verità, pararsi il culo e il resto del trito pacchetto 'governo ladro/incompetente'. Ci sono un numero eccessivo di scene riempitive dedicate a rappresentare l'inefficienza, la pochezza morale e stupidità dei governanti.
NOTA: fatico a ricordare un film coreano non critico con lo stato.
La tendenza dei film commerciali coreani (asiatici in generale) di approfittare e assimilare senza spirito le inclinazioni più popolari del momento, è anche all'origine dell'altra scelta narrativa superficiale e mal realizzata del film: girl power.
L'eroica, un po' stronza, super smart protagonista del film è una professoressa interpretata da Jun Ji-hyun: prende la guida del gruppo di sopravvissuti, combatte contro uomini stupidi/egoisti, diventa amica della co-protagonista, altra professoressa, e propone il solito modello di donne forti, ma sensibili dentro, che possono fare a meno degli uomini, avere grande successo nelle materie stem, etc etc.
Oh! Intendiamoci: niente di male nel disprezzare il governo e incoraggiare le donne, eh!
Mi sembra di essere quelli che cominciano i discorsi con 'la russia è l'aggressore'.
Tornando al film: è una buona produzione che ha cercato di nascondere un po' delle ripetizioni del genere dietro un paio di idee circa originali, ma non ha avuto il budget o l'intenzione di salvarsi dal circondarle con mediocrità.
SPOILER SPOILER SPOILER
Muoiono tutti tranne le due protagoniste e il governo, che scappa. L'infezione viene fermata, il finale assomiglia un po' a quello di One Yellow Eye di Leigh Radford.
Altre idee interessanti: il muco alla Alien e la progressiva trasformazione degli ambienti, il contorsionismo degli attori-zombie e certi montaggio disturbanti di inaspettato body-horror.