Buddy: qualcuno di voi potrebbe ricordare "Too Many Cooks", cortometraggio Adult Swim del 2014 divenuto, per un paio di settimane, eccitante internet sensation (si trova legalmente online).
Il corto ha la forma, casomai non l'aveste visto/non aveste voglia di vederlo, della sigla di un finto telefilm americano in loop: ogni loop c'è qualcosa di diverso, cambia l'epoca (spostandosi dagli anni '70 ai '90) e viene raccontata una storia di orrore e commedia. 
Ecco: Buddy è la versione estesa di quella idea.
Entrambi sono stati scritti e diretti da Casper Kelly, uno degli autori più creativi nella crew di Adult Swim.
Sì, essenzialmente si è rivenduto due volte la stessa idea, ma non è certo il primo cineasta a espandere su un cortometraggio. 
Ok. 
Buddy inizia come il classico programma contenitore per bambini tipo Teletubbies o Melevisione; ci sono bambini vivi (veri?) che interagiscono con persone dentro costumi, pupazzi e robe del genere.
NOTA: l'ispirazione più diretta è Barney and Friends, arrivato anche in Italia ma a distanza di quasi un decennio rispetto agli USA.
Come dicevo, l'idea è la stessa di Too Many Cooks, essendo un lungometraggio, però, invece di limitarsi al loop della sigla: qui la storia è raccontata attraversa una sequenza di episodi. 
Il primo episodio tutto ok, nel secondo episodio alcuni dei bambini cominciano a trovare il comportamento di Buddy vagamente sospetto, dalla terza ripetizione in poi diventa un casino sanguinario: la narrazione è molto veloce, il film dura 90 minuti circa, e tutto avviene rapidamente senza perdersi troppo in spiegazioni o sviluppare complessi lore giustificativi. 
Buddy non è una persona in un costume, è un mostro di qualche tipo che sembra una persona in un costume da unicorno arancione; Buddy vuole essere amato, se uno dei bambini non gli dimostra il massimo dell'amore, Buddy si incazza e diventa violento. 
Ah! Giusto: il contesto è più creepy che strettamente horror, e il sangue e gli effetti violenti sono volutamente fake mantenendo la suggestione dello studio/set televisivo di un programma per bambini; ma ci sono bambini abusati/ammazzati male in quantità.
Sfortunatamente, obbligatoriamente, non essendo un cortometraggio, la produzione è stata costretta a tentare una storia con un inizio e una fine; a metà circa, Buddy cede alla tentazione e comincia con il lore. 
Non farò spoiler, ma è un misto di Poltergeist, Backrooms e qualcosa d'altro che adesso non mi viene come esempio. 
Non ha incassato chissà quale cifra pazzesca, ma è costato un sacchetto di noccioline e il guadagno netto pare sia stato più che soddisfacente; un seguito è possibile. 
C'è un chiaro (se ne accorta mia moglie, io ero troppo preso) messaggio anti-lasciare i bambini davanti alla televisione.
SPOILER SPOILER SPOILER
Il finale è mediocre. Uno dei genitori dei bambini (bambini rapiti attraverso la televisione) finisce nel mondo di Buddy, si riunisce alla figlia, recuperano le memorie, combattono Buddy. Muoiono tutti tranne la figlia che riesce a riattraversare la tv tornando nel mondo reale, ma non a casa sua.  


Resident Evil 2026: secondo reboot consecutivo per gli adattamenti cinematografici della celebre serie di videogiochi Capcom. 
Questa volta un grande successo. 
Ora che scrivo, è il film tratto da un videogioco meglio recensito di sempre e un fenomenale ritorno d'investimento per Sony e gli altri produttori. 
Regia del prodigioso Zach Cregger di Barbarian e Weapons. 
Penso di aver scritto la stessa esatta cosa anche per lo scorso reboot, ma l'ultimo gioco nella serie per me è stato il 4 su Gamecube (2005); non sono un fan dei survival horror e non ho apprezzato la nuova traiettoria narrativa iniziata proprio con il 4. 
Il passaggio dal classico virus + zombie + sopravvivere in città infestata, alla roba poco chiara con tentacoli, vermi, culti e body horror più estremizzati non mi ha convinto e perso. 
Questo film mi sbatte in faccia il gap di non aver seguito la serie per 20 anni; è un reboot di Resident Evil, ma origina culturalmente, a livello di narrazione e immaginario, dai più recenti.
Ci sono alcune citazioni graziose qua e là, tipo quando il protagonista capita per caso in una safe room con lo storico sistema di salvataggio dai primissimi giochi, ma il resto è soprattutto inteso per un pubblico più giovane. 
Un rider viene chiamato a una consegna medica prioritaria notturna con extra-pay direzione ospedale centrale di Raccoon City. Il rider non è un Chris, Leon o Jill: è uno sfigatino normale interpretato da Austin Abrams (già in Weapons). Il personaggio, mentre caratterizzato come mediocre, è lungi dall'essere stupido, anzi offre inaspettate reazioni logiche alle più convenzionali situazioni horror: tipo che sente rumori sospetti venire da un vicolo buio e decide di NON esplorarlo. 
E' una cosa così semplice, eppure è praticamente rivoluzionaria. 
Il rider va verso la città, più si avvicina più le cose si fanno strane: soprattutto mostri, sempre più mostri; c'è un motivo se continua ad andare verso la città, anche dopo essersi convinto della presenza di mostri. 
Ci sono diverse scene che evidenziano ancora una volta il talento visivo del regista: alcune sono state mostrate durante il marketing del film come la pioggia di zombie dai tetti, ma ce ne sono altre e Cregger sembra ancora lontano dal ripetersi. I mostri oscillano creepy e, come dicevo, c'è molto body horror non convenzionale.
Uhm. 
"Non convezionale" per un film di zombie, ma già visto se allarghiamo agli horror più artistici degli ultimi anni, includendo quelli di Cregger, passando per Substance e i suoi simili. 
Massimo livello di praise alla produzione per aver capito il concetto di reboot e aver scelto di fare qualcosa di completamente diverso da Anderson e fare qualcosa di nuovo in assoluto; non ho particolarmente apprezzato, perché non è generalmente di mio gusto, il tono dark comedy un po' troppo facile del film, quasi a imitazione dei film iniziali di Gunn. 
Tuttavia è indubbiamente un buon film che si guarda volentieri, certamente un buon film in assoluto e non solo tra quelli tratti da videogiochi.
Si parla di un sequel, naturalmente dato il successo, ma niente di concreto.
SPOILER SPOILER SPOILER
Il protagonista viene infettato, alla fine diventa un mostro ma il film finisce prima di mostrarcelo ucciso dall'intervento della guardia nazionale. 


Furious Attack: penso di essere prossimo a cedere. Mi sono trattenuto dal guardare The Furious fino a oggi perché avrei voluto vederne prima la versione 'originale', poi quella per il mercato internazionale; la prima, però, ancora non si trova e comincio a stufarmi.
Per capitalizzare sull'enorme successo di The Furious, il mercato asiatico è stato invaso da film il cui titolo internazionale è stato variamente scelto per richiamare quel film. 
Qui parliamo del più sfacciato Nu Xi (aka Crazy Man), breve (meno di 1 ora e 20) produzione cinese semi-professionale che è stato rilasciato a ridosso dell'uscita internazionale di The Furious. 
Diretto da Yi Huang, è una storia alla Taken. 
Andy On è un super soldato super incazzato la cui figlia, giornalista, è stata fatta prigioniera da un crime lord, Philip Ng, in un qualche posto di merda iper-corrotto in Asia. Il marketing del film dice Myanmar. 
Il protagonista smantella l'impero criminale partendo dal livello 1 per arrivare al final boss, lungo la strada affronterà combattimenti progressivamente più difficili: è la solita impostazione videoludica. 
La storia è poco importante, è letteralmente solo un film di combattimenti; sfortunatamente anche i combattimenti sono mediocri: è simpatico vedere On fare il tank e affrontare gli avversari con uno stile più fisico e diretto, rispetto al classico agile piccoletto kung-fu, ma la pochezza delle coreografie è lampante. 
Philip Ng ha una super pacchiana dentiera dorata alla Jaws di James Bond.
Questa è un'altra di quelle rapide produzioni cinesi usa-e-getta da Youku che da qualche stanno stanno ridescrivendo il sistema cinematografico cinese; neppure a HK negli anni d'oro riuscivano a fare film così in fretta e così mediocremente. 
SPOILER SPOILER SPOILER
La figlia è morta, lui uccide tutti



Castlevania - Belmont's Curse: se non sbaglio, ed è facile a causa dei mille remake/remaster/collection, questo è il primo, nuovo (vero) Castlevania da Order of Ecclesia del 2008 per Nintendo DS.
Qualcuno potrebbe voler contare anche i Lord of Shadow, in quel caso ci avviciniamo fino al 2014.
La storia è ambientata a Parigi nel 1499, protagonista è Rose Belmont, figlia di Trevor e Sypha: in pratica, in un colpo solo, Belmont's Curse riesce a capitalizzare su entrambe le recenti serie animate di Castlevania distribuite da Netflix. 
NOTA: Trevor compare nel gioco e il suo design invecchiato gli è valso clamore internet e varie definizioni di 'hot daddy'.
Questo gioco non è sviluppato da Konami! E' una produzione Evil Empire - Motion Twin. 
Dimostrando una consapevolezza rara in un gigante dell'industria giapponese, specialmente per gli odiati nemici-di-tutti-i-videogiocatori-seri, in Konami hanno avuto la prima idea buona da un decennio e affidato la realizzazione del gioco a quelli di Dead Cells. 
Il risultato è un ottimo Castlevania. Un buon Castlevania. Un... decente Castlevania? 
Ha due problemi che aggravano il gioco ora dopo ora: comincia bene, poi questi problemi cominciano a diventare progressivamente più insopportabili, fino a farti completamente rivedere l'opinione sull'esperienza. 
Il primo è il meno importante: Rose è insopportabile. C'è molto dialogo e caratterizzazione in questo gioco, sarebbe una buona cosa, ma la protagonista è fastidiosa, lagnosa, irritante e generalmente non un buon personaggio. 
Sono molto meglio i servi di Dracula. 
Ah, giusto: Dracula è risorto (a livello di continuity dovrebbe essere la prima volta dopo essere stato ucciso, per la prima volta, da Trevor e gli altri) e ha messo Parigi a ferro e fuoco. 
Dicevamo: Rose è noiosa e alla lunga fa perdere qualsiasi interesse nella storia, ma certamente non è la storia il punto chiave in un gioco come questo. 
Arriviamo al secondo problema, quello peggiore: i controlli e, più in generale, il traversal in Belmont's Curse sono pessimi. Non sono pessimi in assoluto, non fatemi esagerare: sono terribili in un gioco prodotto da quelli di Dead Cells, sono osceni considerando quanto facili e brevi siano i segmenti 'difficili' di platforming. 
Questo Castlevania è stato realizzato, e non è un problema in sé, con l'idea di essere approachable e aperto a un pubblico di non specialisti (è pieno, per dire, di opzioni cheat che non disabilitano i trofei! Ti invitano a usarle): è molto facile. Sono facili i combattimenti, sono facili le stanze challenge. 
Bene. 
Il traversal è una merda perché i comandi, specialmente uno, sono legnosi e pesanti, infelicemente imprecisi: le minuscole stanze challenge diventano frustranti perché Rose non va nella direzione desiderata, perché la sua principale e primaria abilità di spostamento fa il cazzo che vuole. Questo problema si riflette durante i combattimenti e durante il backtracking. 
Non mi lamento del backtracking, fa parte di questi giochi: ma è odioso se non riesci a farlo in fretta. 
NOTA2: persino il fast travel è un cesso in questo Castlevania, ha tempi di caricamento lunghissimi, immotivatamente, ed è inutilmente complicato. 
Ora: non lo platinerò. 
L'ho finito e l'ho finito con quasi tutti i trofei. Gli ho dedicato tempo, ho esplorato e mi sono sbattuto, ma c'è un trofeo speedrun che è, per me, l'apoteosi del disgusto: è il mio 'trofei online' del disprezzo. Ho comunque guardato ed è una speedrun ridicola di 4 ore, e il gioco si può finire facilmente in 2: si può fare senza impegno, ma non è come mi piace giocare. 
Non esiste trofeo peggiore di quello che ti costringe a fare qualcosa che non vuoi; pur sapendo che non avrei platinato, ho fatto 100%.
Ho persino dedicato del tempo (quasi un hate-play) alla fottuta Hall of Mirrors, probabilmente il peggiore biome di sempre per un Castlevania, e molto in alto nella classifica assoluta del genere: non solo è odioso da navigare, è terribile da guardare a livello da farsi sanguinare gli occhi. 
I due problemi che ho indicato prima di perdermi a parlare dei trofei, rovinano l'esperienza: l'introduzione è molto buona, poi le distanze tra i punti d'interesse diventano sempre più lontane, e il traversal si trasforma in un chore che rinsecchisce l'anima. 
Nel mentre che Rose rompe i coglioni ogni volta che parla.
Onestamente, resta un buon gioco ma, a posteriori, perché farlo fare a quelli di Dead Cells? E' il Castlevania più banale e safe di sempre: inventa zero, rischia niente, a livello di gameplay è battuto da ogni miglior metroidvania degli ultimi 10 anni, è troppo facile. 
Alla resa dei conti, il vero problema di Belmont's Cure è quello di non essere un Evento: è il primo, vero Castlevania da decenni, avrebbe dovuto essere esplosivo, rivoluzionario, memorabile. Avrebbe, almeno, potuto provarci.


The Long-Lived King (Id, 2026): an original Owl House graphic novel intended for older readers. 
Attesissimo. 
Tristemente insufficiente. 
Produzione affrettata, sembra uscita prima di essere stata correttamente rivista, priva del necessario editing e senza il supporto di una struttura professionale a garantire un risultato soddisfacente. 
NOTA: è pubblicata da una sussidiaria di Random House. 
Andiamo con ordine: ambientata un paio d'anni dopo il finale della serie (non starò a ricordare le combattute circostanze intorno alla chiusura della serie), troviamo la società delle Boiling Isles in ripresa dopo secoli di tirannia. Luz e company sono variamente impegnati in progetti di sviluppo e arricchimento della comunità. 
Succedono alcune cose e King si rende conto di essere immortale: tutti i suoi amici e le persone che che ama moriranno prima di lui, a un certo punto resterà solo; dimostrando la solita immaturità, King ricorre a uno strumento magico per cancellarsi la memoria e non pensare alla Morte. 
La morte, però, è tutta intorno a lui ed è una cosa di tutti i giorni. Succedono altre cose, Luz finisce con la memoria completamente cancellata: King ed Eda, il più giovane e la più vecchia del gruppo, dovranno combinare gli sforzi per correggere la situazione.
Ok.
E' un fumetto. Che tipo di fumetto è? Il marketing è confuso: viene definita una graphic novel manga-inspired. E' illustrata dalla coreana Daun Han che aveva lavorato sugli storyboards di The Owl House, quindi lo stile visivo è immediatamente riconoscibile e perfettamente uniforme con quello della serie animata: è una degli artisti che ha definito il design dei personaggi e degli ambienti. 
Cosa ci sia di manga è difficile dirlo: è in bianco e nero. 
Se questo fumetto è manga-inspired, allora The Owl House era anime-inspired e non mi risulta. 
Tutto ciò detto. 
E' mediocre: si vede che Han fa storyboard, le tavole sono dinamiche e le scene ben rappresentate e strutturate, ma i disegni sono approssimativi, mancano di dettagli, praticamente non esistono background e ha l'aspetto di un prodotto semi-professionale. Ci sono, inoltre, diverse imperfezioni: Eda si rompe una gamba e ha un gesso per larga parte della storia, il gesso sparisce ed è dimenticato in più di una tavola. Errori clericali, certamente, ma suggeriscono un controllo inferiore allo standard.
Il bianco e nero, inoltre costa in termini di riconoscibilità di alcuni personaggi: Amity è il caso più evidente. Gli altri personaggi sono tutti chiaramente contraddistinti da un qualche tratto fisico: la scurezza della pelle per Luz (possibile anche in bianco e nero), cicatrici per Hunter, etc etc. Nella serie, Amity è particolarmente individuabile per i suoi colori, qui si capisce dal contesto delle scene, ma il suo design è generico e qualunque.
Veniamo alla storia, scritta a 4 mani da Dana Terrace e Mikki Crisostomo. 
La prima impressione è che la storia sia stata schiacciata per stare dentro le 150 pagine: tutta l'introduzione è una serie di cartoline e dialoghi iper-espositivi che sembrano elencare idee per episodi che non sono stati; i personaggi si parlano tra loro come se non si vedessero da anni, sapessero niente l'uno dell'altro; per essere indirizzata a 'older readers', la narrazione è terribilmente ingenua e amatoriale, heavy handed, forzata e completamente priva di ritmo. Ci sono alcune brillanti considerazioni sulla morte, e il dialogo finale tra King e Collector ha meriti indiscutibili, ma la storia è stata subordinata a veicolare un messaggio che casca dall'altro senza un piano concreto. 
Perché un fan di The Owl House dovrebbe voler leggere una storia deprimente sulla caducità della vita e la naturalezza della morte? Terrace presume che, orfani della serie, tutti i suoi spettatori siano diventati goth con pensieri suicidi? Terrace è diventata goth e suicida dopo la chiusura della serie? 
Sarebbe stato troppo facile, troppo poco artistico, realizzare un fumetto con Luz e Amity pubblicamente innamorate senza le censure Disney, più grandi e mature nella loro relazione? Mostrare gli sviluppi tra Hunter e Willow? Eda e il tizio che suona il violino? Scrivere una normale avventura ma con piena libertà creativa? 
L'unica cosa divertente in tutto questo volume è la citazione del simpatico meme di Luz 'looking respectfully'. 
The Long-Lived King è un fumetto mediocre che non corrisponde a cosa avrebbe fatto felici i fan della serie tv, sembra lo sfogo frustrato di un'autrice in crisi. 
NOTA2: la sua nuova serie è in produzione. Il pilota non mi è piaciuto, proverò a guardarla comunque.


Forgotten Island: è certamente, senza dubbio e meritatamente, una delle migliori produzioni nella storia di DreamWorks.
Fantastico lungometraggio animato. 
Partiamo da qui: non sembra animato da DreamWorks. E' visivamente molto meglio del loro standard, qua e là assolutamente superlativo; non è il solito clone stilistico Disney, si vedono frequenti e concreti riferimenti creativi ed estetici che richiamano alla mente, immediatamente, il migliore studio d'animazione americana degli ultimi anni: Sony Pictures Imageworks.
...e infatti questo film è parzialmente co-prodotto. 
Le parti che sembrano fatte da Imageworks, sono effettivamente fatte da Imageworks. 
E' tutto ben integrato e piacevolmente uniforme.
Trovo strano, però, vedere Imageworks continuare a prestarsi come studio d'animazione di servizio per altre produzioni, ma immagino abbia senso dalla loro prospettiva di business. 
Che abbia senso, invece, artisticamente per DreamWorks è difficile dirlo: è possibile che lo spettatore occasionale, magari giovane, guardando Forgotten Island e vedendo cose (effetti, sequenze, espressioni) richiamanti KPOP Demon Hunters sia contento, magari si esalti pure. 
Per me è un po' abdicare al possesso di un'identità visiva. Non che DreamWorks ne abbia una.
Ora: è probabile che lo studio Sony abbia la proprietà intellettuale di certe tecnologie d'animazione e che sia più razionale farle fare direttamente a loro, e non provare a copiarle malamente.
Oh, intendiamoci: il risultato è ottimo. Ripeto: migliore film DreamWorks, però le parti che colpiscono di più non sono di DreamWorks.
Infatti, già che parliamo di collaborazioni: nel film sono presenti sequenze realizzate utilizzando altri tipi di animazione, per esempio 2d di ispirazione anime anni '90, che hanno senso nel corso della storia (flashback, sogni e roba così); queste scene sono state largamente prodotte da Snipple Animation, studio d'animazione Filippino. 
Che strano usare uno studio d'animazione Filippino!
Non è strano se il film è ambientato nelle Filippine e se cerca di essere il suo Moana.
Ecco: la storia del film è sgradevolmente derivativa ed è un non entusiasmante misto tra Moana e The Hangover.
Viceversa, però, è fantastica nell'utilizzare riferimenti culturali e del folklore delle Filippine. 
Il film è stato un flop.
E' piaciuto tantissimo nei festival e su internet, non ha incassato soldi al cinema; portarlo al cinema potrebbe essere stato un azzardo: siano gli Stati Uniti o l'Europa, non è il momento storico per produzioni etniche dedicate ai giovani e aspettarsi facciano soldi. E' il momento giusto (moralmente) per farlo, ma è facile immaginare cozzi contro antipatia e disinteresse.
Lo staff è di gente interna a DreamWorks, nessuno di particolare interesse; il cast delle voci è appropriatamente, ma non abbastanza, mirato: una delle 2 protagoniste è effettivamente filippina, l'altra no; ci sono Jo Koy e Ronny Chieng, che sono asiatici; qualche personalità filippina e Dave Franco. 
La storia!
Due ragazze best amiche dalla elementari sono alle porte della vita adulta: la scuola è finita, una delle due è un genio e andrà in America a studiare. L'altra non è un genio e rimarrà nelle Filippine a fare lavoretti occasionali. 
E' la fine. 
C'è tempo giusto per un'ultima avventura goonies-style. 
Un portale verso Narnia più tardi, le due si trovano sulla magica isola di Nakali dove vivono tutte le creature del folklore filippino in un contesto poco chiaro ma divertente che è più Città Incantata che Moana.
Succedono cose, l'amicizia verrà messa alla prova. L'amicizia trionferà.
E' davvero un film meraviglioso, mia moglie ha pianto. 
Non c'è romance: zero romance, manco la traccia più piccola e sono combattuto; sono contento che le ragazze siano realmente amiche e non abbiano fatto l'allusione amicizia-che-nasconde-amore; sono contento non ci fossero inutili interessi romantici maschili a distrarre dal core della storia. 
Trovo strano che tra i tanti momenti fondamentali della loro decennale amicizia, nessuno coinvolga altre persone (aldilà della solita nonna magica).
Il focus sull'amicizia è così intenso che diventa lampante notare l'assenza di qualsiasi istanza romantica.
Ripeto: non avrebbe aiutato il film, l'avrebbe probabilmente danneggiato, ma così dà l'idea di essere stato interamente evitato per non suggerire/evocare sentimenti romantici e far pensare allo spettatore la possibilità di sviluppi romantici tra le amiche. 
Improvvisamente, diventa una scelta fatta per non sembrare lgbt. Etnico e lgbt sarebbe stato troppo.
Gran bel film.
NOTA: due cose. La produzione ha scelto di non cantare, ci sono musiche americane anni '80 che fanno sempre bene; il materiale promozionale, specialmente l'orrendo poster principale che aggiungo qui di seguito, hanno certamente danneggiato il film.


infodump: cominciamo con i libri. The Primal Hunter 14 e 15 di Zogarth sono entrambi molto interlocutori, il primo particolarmente noioso, il secondo almeno porta avanti un po' di storia e re-introduce Artemis. Molti appassionati della serie lamentano il declino proprio a partire da questa coppia. Andy in the Apocalypse di Plum Parrot è il mio ultimo tentativo con l'autore, ancora una system apocalypse ma non mi piace come scrive (non scrive male), e non mi piacciono il setting e i personaggi troppo americani. Dissonance di Nicoli Gonnella è generico e scritto mediocremente (l'ho iniziato e smesso, ma ricordo niente). System Incursion di Hannibal Forge ha una delle premesse che odio di più: il tizio mediamente potente che finisce indietro nel tempo e può diventare super potente e cambiare la storia. Scritto male. These Heroines Are So High Maintenance di Virgil Knightley è il solito harem commedia senza personalità. Chronicles of the Arcane Knight di Johnny Virtue assomiglia a mille altri harem fantasy militari con il reduce super potente che diventa insegnante, etc etc. Qui c'è una specie di subplot da vigilante alla Batman, ma non è abbastanza da cancellare il resto della banalità. The Marshall King di Boichi è un manga recentemente axed da Shueisha: western scifi alla Trigun, classica iper caratterizzazione visiva dell'artista, molto poco ecchi per i suoi standard (probabilmente uno dei motivi di insuccesso), storia idiota e combattimenti noiosi: chiusura non sorprendente, persino durato troppo. Stray Cat Strut 3 e 4 di RavensDagger (che, credo, dovrebbe chiamarsi Edgar Malboeuf): dopo l'esperimento nel secondo libro e le successive, immeritate critiche, l'autore abbandona i divertenti e mitissimi interlewd. Niente più sesso semi-esplicito. Cat continua a crescere in esperienza e potere, e questo la mette in contatto e sul radar di altri Poteri: politici la vogliono usare, altri politici la vogliono eliminare, il contesto umano diventa problematico ed è al centro di questo terzo, ottimo romanzo nella serie. C'è qualcosa di The Greatest American Hero nella rappresentazione e caratterizzazione di alcune delle scene, dietro molte delle idee narrative della serie. E' un complimento. Il quarto libro è un ritorno al combattimento contro gli alieni, ma è soprattutto dedicato a espandere sui personaggi secondari e stabilizzare lo status quo. C'è anche il grande ritorno dell'interlewd! What We Can Know di Ian McEwan è decisamente non il suo migliore romanzo e l'ho abbandonato circa a metà: un po' di decenni nel futuro, il riscaldamento globale ci ha fottuti e c'è stata anche una mezza guerra nucleare; ricercatori studiano la nostra epoca e ci considerano idioti. C'è un po' di satira, un po' di critica politica e una ambigua rappresentazione del mondo accademico e artistico in contrasto con l'importanza di questioni materiali. Il problema principale, per me: è un romanzo fortemente incentrato sulla politica e cronaca UK. The Legend of William Oh di Macronomicon è una delle più famose serie litrpg; recentemente, come molte altre, sta venendo ristampata in formato tradizionale, in una versione professionalmente rieditata. Vale assolutamente: è scritta molto al di sopra della media, i personaggi sono notevoli, la storia non lo so, l'umorismo funziona; non mi piace l'eccesso di numeri, min-max e creazione di build, ed è troppo YA per me. My Ninja Girl di Gideon Caldwell e Bedlam (primo nella serie Prison Ship Sheol) di Nicholas Gaumer sono harem scifi troppo stupide per potermi piacere, la prima è scritta decentemente ma con un setting anime cyberpunk insopportabile, la seconda è una specie di space opera esageratamente amatoriale. Ronin of Okane è un manga, ma sembra di più un tradizionale comic americano, scritto e disegnato dallo studio Cyber Sheep Team, pubblicato via kickstarter: è arrivato al quinto volume, sesto in uscita. Sono tailandesi, direi (alcuni sicuro). Samurai cyberpunk con un po' di sexy. La storia potrebbe ancora ancora essere interessante, la scrittura è scadente, ma i disegni sembrano un incrocio tra uno scarso filler USA e uno di quei tragici autori di mangamericani di fine anni '90.
Cose viste. Power Ballad non è un brutto film, ma ne esistono 20 uguali. Paul Rudd è un bravo musicista ma non ha avuto l'occasione, uno dei fratelli Jonas ha avuto l'occasione ma gli è mancato il talento per farne una carriera. Si incontrano, diventano amici, il Jonas ruba una canzone a Rudd e risolleva la propria carriera: segue banalità. Teenage Sex and Death at Camp Miasma l'ho odiato. Meta-horror di persone che fanno un film horror che è il reboot di una famosa serie horror, che però sono dentro un film con paesaggi che sono scenografie disegnate ed eventi che seguono logiche cinematografiche stereotipate; in più c'è tutta una mega metafora sull'omosessualità femminile e gli orgasmi. E' il tipico horror da festival ed è così impostato e finto da farmi preferire la banalità di Power Ballad. Seek è un action giapponese del 2025: l'ho tenuto sul hd per un anno almeno, aspettando sottotitoli inglesi decenti (invece di quelli machine translated che si trovano in giro); poco fa ho deciso di dargli un'occhiata comunque: è una specie di GI Joe / Snake Eyes con ninja un po' Mission Impossible. Combattimenti e scene d'azione penose, attori e storia ridicoli.
Qualche anime guardato il primo episodio: Vertex Force è cg con bambini che pilotano robot che sono praticamente degli stand, una merda; The Seven Knights of the Marronnier Kingdom è un cozy josei che non fa per me; Psyren è un una merda con il solito gruppetto di ragazzini psicopatici costretti a partecipare al più banale dei giochi mortali, con super poteri inutili. Dark Machine è il secondo, inutile anime robotico della stagione: ragazzini techno-cool combattono con robot all'interno di un videogioco; questa serie è, inoltre, particolarmente disprezzata perché parte di un progetto multimediale pieno di nft e crypto. Star Wars Visions Presents - The Ninth Jedi è una serie in 8 episodi, spin-off da episodi delle antologie, decentemente animata da Production IG: ho guardato i primi 3, prodotto dedicato a un pubblico troppo giovane per me. A New Dawn è un drammatico e noioso lungometraggio animato prodotto da uno Studio Outrigger, essenzialmente una nuova entità creata appositamente: co-produzione Giappone Francia, presentato e nominato a Berlino 2026. Paesino rurale giapponese che l'amministrazione vuole tirare giù e ricostruire (circa) ospita antica e prestigiosa fabbrica di fuochi d'artificio, più o meno fallita; intorno alla fabbrica girano 3 ragazzini, ognuno drammaticamente problematico a modo suo, ma uno più degli altri: lottano per tenere la fabbrica aperta (circa) e mantenere in vita la Tradizione. Artisticamente animato, è visivamente ricercato ma troppo mite: ci sono idee brillanti, come la sequenza introduttiva, ma finiscono nel solito niente ovviamente ispirato ai titani del genere da Ghibli a Shinkai. Your Letter è un lungometraggio animato coreano del 2024 tratto da un webtoon: è un buon film animato coreano o un mediocre film animato, dipende da come lo vogliate guardare; è una banale storia di vita scolastica particolarmente incentrata sul bullismo. L'animazione è mediocre rispetto agli standard cinematografici asiatici, ma è più che valida per la Corea di 2 anni fa. Sempre del 2024, Snow Bear è un cortometraggio interamente realizzato da una sola persona (credo), Aaron Blaise: è stato un darling dei festival di quel turno, è una storia ambientalista con una nota positiva che assomiglia inevitabilmente a Cast Away. L'animazione è molto simile a quella classica Disney con lo Snow Bear che è praticamente Baloo, Blaise è stato animatore Disney per tanto tempo.