The Virtuoso: avevamo cominciato a guardare un film intitolato Vanquish con Ruby Rose e Morgan Freeman, ma troppo schifoso dopo 10 minuti; così abbiamo guardato questo con un tale Anson Mount e Anthony Hopkins: comincia benino, diventa troppo schifoso sul finale ma ormai avevamo investito.
E' praticamente un film indipendente. 
Hopkins è inaspettatamente molto presente nel film. 
C'è un'attrice famosa, Abbie Cornish, e una serie di attori già visti in mille altri film. 
Non è una produzione di merda. 
E' la solita storia di un sicario che sviluppa una coscienza/ha un crollo nervoso. 
Non aggiungerò altro perché la sceneggiatura tenta penosamente di nascondere dei colpi di scena e non vorrei rovinarveli. 
Non è terribile: ci sono un paio di idee e scene intriganti. Il protagonista prova le espressioni di un essere umano allo specchio nel tentativo di non sembrare un mostro quando interagisce con altre persone 'normali'. L'epilogo è simpatico. 
Sfortunatamente il grosso del film è mediocre al massimo.
SPOILER SPOILER SPOILER
Tutti gli avventori della tavola calda sono sicari che danno la caccia al nostro protagonista. 
Il protagonista li uccide tutti ma, alla fine, si lascia uccidere da lei. 
Nell'epilogo viene suggerito che, dopo averlo ucciso, sia lei ad avere la crisi di coscienza e la prossima vittima. 


Dynasty Warriors - Destiny of an Emperor: uscito pochi giorni fa nelle sale di tutta Asia. Flop clamoroso. Già disponibile in streaming. 
E' il film tratto dall'omonimo videogioco. Ho già parlato recentemente del videogioco nel post su Persona 5 Strikers, non tornerò sull'argomento: non li gioco ma sono molto famosi e hanno definito un loro genere estremamente preciso. 
La storia si colloca all'indomani dei Three Kingdoms... ma non è il tipo di film da guardare per avere una rappresentazione fedele della Storia cinese.
Mi sono sorpreso scoprirlo un film di HK in cantonese. 
Diretto da un tale Roy Chow. Sceneggiatura di una donna: Christine To. Il film è una merda, ma una sceneggiatrice donna è raro. 
Dicevo: non bisogna guardarlo pensando alla Storia, ma ai giochi. Sugli stessi campi di battaglia si incrociano e scontrano famosissime personalità eroiche di guerrieri cinesi tra leggenda e realtà, alcuni face, altri heel. 
NOTA: le scene di combattimento cercano di imitare il videogioco, quindi vedrete guerrieri solitari abbattere e spazzare via (letteralmente) decine e decine di soldati senza nome alla volta. 
NOTA2: la cg è pessima. 
Louis Koo è Lu Bu; un fighetto televisivo/cantante qualunque è Cao Cao. Ora che guardo il cast: a parte Louis Koo, tutti gli altri ruoli sono interpretati da fighetti televisivi/cantanti. Non vale la pena nominarli. 
E' orribilmente stupido, mal fatto: una vera merda. 
Non finisce. Non c'è manco un combattimento finale: è una specie di parte 1 senza conclusione e, certamente, non avrà un seguito. Spreco di tempo. 


Night in Paradise: crimine coreano del 2020. Su Netflix. Nuovo film diretto da Park Hoon-jung, divenuto particolarmente famoso con il suo precedente The Witch Part 1 (che mi rifiuto di guardare finché non avrò per le mani anche la parte 2). 
Sembra di guardare il film di un imitatore di Kitano. Un imitatore di Kitano monodimensionale, incapace di copiarne gli impossibili cambi di tono, ma competente abbastanza da mettere insieme qualche buona scena di violenza improvvisa e contemplazione del mare alla Sonatine. 
Protagonista interpretato da Uhm Tae-goo: visto in alcuni ruoli minori, nessuno dei suoi da lead; stesso discorso per la protagonista femminile, Jeon Yeo-been.
Ciò detto. 
Lui è un criminale rampante in un clan minore. Troppo rampante. Gli ammazzano la famiglia, lui si vendica e fa un casino. Costretto a scappare e nascondersi trova rifugio in Jeju Island (il paradiso del titolo). 
Qui incontra la figlia di un'altra famiglia di criminali in una situazione speculare. 
I due instaurano un rapporto ma la violenza che li insegue, sta per raggiungerli. 
IL PARADISO SI TINGERA' DI SANGUE. 
Innanzitutto, Jeju Island non mi pare esattamente un paradiso: su google vedo delle foto spettacolari e molto tropicali che concordano con la canonica definizione di paradiso, ma il film deve essere stato girato nella stagione in cui è tutto grigio e merdoso. 
Non è un brutto film e la storia è anche ben strutturata: alcune cose sono prevedibili, ma altre meno. 
Sfortunatamente i personaggi sono banali e anche fastidiosi: i villain sono senza personalità, lei è insopportabile, lui è mediocre.
Si guarda.
Il finale non è male.
SPOILER SPOILER SPOILER
Lui subisce una quantità di danni impressionanti, poi cede e muore. Lei lo vendica uccidendo tutti, poi si ammazza.
Alla fine muoiono letteralmente tutti.


The Soul: da non confondersi con "Soul" senza l'articolo. Questo è un film di Taiwan del 2021 da poco rilasciato su Netflix.
Ci sono dei trend editoriali su Netflix che sono facilmente identificabili: serie animate occidentali socialmente attente, anime giapponesi (mediocri), lungometraggi di fantascienza, lungometraggi di fantascienza asiatici... e via dicendo. 
Uno di questi trend è la stretta collaborazione con l'industria cinematografica di Taiwan. 
Taiwan NON è Cina. La lingua è il mandarino ma i temi dei film di Taiwan, come abbiamo visto e qui troviamo confermato, sono tutta un'altra cosa. 
NOTA: qui c'è pure un full frontal nudo di una donna. 
Il titolo originale traslitterato: Ji Hun.
Regista a me sconosciuto, Wei-Hao Cheng. Scrive anche la sceneggiatura adattata da un romanzo.
E' una specie di Law and Order horror-scifi sovrannaturale. 
Tragicamente drammatico. 
Una specie di Law and Order, horror-scifi, sovrannaturale e tragicamente drammatico.
Drammaticamente tragico?
Taiwan futuro prossimo venturo. Il capo, malato di cancro e circa moribondo, di una mega-corporazione medicale muore assassinato. 
L'assassinio avviene secondo un rituale che da noi si sarebbe detto 'satanico'. 
I sospettati sono la giovane moglie incinta, il figlio e il socio. E il fantasma della precedente moglie. 
A indagare sul caso ci sono il capo dei 'magistrati', malato di cancro, e sua moglie incinta, una detective.
La storia è molto complessa e sviluppata con notevole bravura, spostando luci ed evidenziando dettagli sempre in modo ragionevole, mai dando l'impressione di aver tirato fuori una sorpresa dal culo: tutto si svolge e procede con un passo e una struttura così avvincenti da catturare l'attenzione dello spettatore e dare l'illusione di partecipare all'indagine. 
Forse c'è un fantasma assassino, forse c'è una tecnologia futuristica. 
Sicuramente c'è il dramma dei personaggi che, pur con status completamente diversi, si incrociano e trovano distorte similitudini tra loro. 
Gli attori sono fenomenali: Chen Chang nel ruolo del magistrato terminato è eccezionale, ma rubano la scena i due personaggi femminili protagonisti, Janine Chun-Ning Chang e Anke Sun.
E' un thriller davvero gripping. 
Il finale è notevole e inaspettato. Inaspettato ma perfettamente sensato. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Il capo e il socio sono amanti. Mettono in piedi tutta una complessa manipolazione e, nel frattempo, copiano e trasferiscono la coscienza del capo nel cervello della giovane moglie. 
La detective decide di aiutarli in cambio di cure per il magistrato. 
Il magistrato, alla fine, per salvare tutti e assicurare i criminali alla giustizia, si sacrifica e si trasferisce nel cervello della giovane moglie del capo (uccidendo la coscienza del capo) e confessando l'omicidio e lasciandosi imprigionare per salvare la carriera della detective.


Resident Evil - Vendetta: dopo me lo sono dimenticato, ma all'inizio ho semplicemente deciso di non guardarlo. Terzo lungometraggio animato in cg per Resident Evil, seguito di Degeneration (2008) e Damnation (2012). I primi due erano stati talmente merdosi da rendermi del tutto indifferente al terzo.
Rispetto ai due precedenti, però, questo è completamente diverso. 
E' una produzione diversa e l'unica continuità, parziale, è data dal cast di voci. 
Sony continua a finanziare, ma l'animazione è realizzata da Marza Animation Planet: due anni prima avevano realizzato il film di Final Fantasy 15, Kingsglaive; due anni dopo andranno a realizzare l'ottimissimo Lupin the First. Non finisce qui: la produzione non è più in mano a un qualunque impiegato di Capcom come nei primi due, questa volta si è deciso di chiamare qualcuno dal mondo del cinema... un tale Takashi Shimizu che di horror e film sa davvero poco. 
Nuovo regista, nuovo sceneggiatore. 
...faccio un ultimo esempio: le musiche di Vendetta sono firmate da Kenji Kawai. 
Sfortunatamente rimane una cagata, ma almeno è una cagata molto divertente. 
Sono fermo a Resident Evil 4, secondo la wiki la storia di questo film si colloca tra il sesto e il settimo videogioco. Si parla vagamente degli Illuminados. 
Ci sono Chris e Leon. 
C'è un cattivo che è una specie di Wesker dei poveri con motivazioni poco importanti che vuole trasformare tutti in zombie. 
Ci sono alcuni combattimenti davvero esaltanti: quelli di Leon ti fanno urlare GUN KATA e sono incredibili (quello in moto è talmente stupido/spettacolare da essere memorabile, quello contro l'orda di zombie è semplicemente meglio di Equilibrium), quelli di Chris sono meno interessanti ma si parla comunque di coreografie pazzesche che giocano sul confine tra l'estremo realismo dello stile visivo e le inumane possibilità dell'animazione.
Vale assolutamente la pena guardare il film solo per le eccezionali sequenze di combattimento. 
La trama è stupida, i personaggi sono stupidi, lo svolgimento è stupido. 
E' tutto stupido, ma è anche stupidamente divertente.
NOTA: il finale è vagamente aperto ma non trovo traccia di un possibile quarto film, ci sono però due progetti Netflix a breve uscita. Una serie tv animata e una serie tv dal vivo. Quella animata dovrebbe effettivamente uscire a giorni.


The Mitchells vs the Machines: c'è una grande guerra in atto e nessuno ne parla. 
Non è la guerra tra la famiglia Mitchell e le Macchine Ribelli, ma la guerra tra Sony+Netflix contro Disney. 
E' una guerra d'attrito che sembrava in qualche modo sopita, una pace armata, dopo la drammatica trattativa che portò agli accordi che consentirono l'utilizzo di Spider-man nel MCU.
Ultimamente è tornata calda. Molto calda dopo l'annessione di Fox a Disney.
Ora Disney vuole avere tutti i film Marvel di Sony sul Disney+: l'acquisizione di Fox, ma reso impossibile rifiutare, ma Sony è riuscita comunque a stringere un accordo e concederli prima a Netflix... per un po'. 
Tuttavia questo è solo colore. 
Concentriamoci sulla sostanza, parliamo di Sony Pictures Animation.
Nel 2018, dopo anni di mediocri cagate, l'uscita di Into the Spider-Verse ha trasformato Sony Pictures Animation in un giocatore di prima grandezza nel campo dell'animazione americana: visivamente innovativi, tecnologicamente all'avanguardia e narrativamente focalizzati. 
SPECIALMENTE, ed è qui importante distinguere, le produzioni interne realizzate dagli studios Sony Pictures Imageworks. 
NOTA: Sony Pictures Animation è composta da vari studi/si avvale del lavoro di differenti studi di produzione. Sony Pictures Imageworks fornisce effetti speciali e animazioni in cg per lungometraggi dal vivo, collaborazioni con altre componenti di Sony (tipo Over the Moon) e produzioni proprie.
Complessivamente, Sony continua a realizzare mediocre animazione, ma Sony Pictures Imageworks è appena uscita con il suo nuovo cartone assolo dopo Into the Spider-Verse (ammetto, in questa mia ricostruzione, di non voler riconoscere l'esistenza di Angry Birds) ed è un altro capolavoro che mette a sedere e imbarazza Disney, Pixar, e Dreamworks.
Storia originale. 
Una storia originale apparentemente molto banale e molto Disney: famiglia disfuzionale, gap generazionale tra genitori e figli, rapporto specialmente deteriorato tra padre e figlia maggiore. 
Lei è prossima a partire per il college e non vede l'ora di sbattere la porta in faccia al resto della famiglia e non vederli mai più. Lui vorrebbe tenerla sotto il proprio controllo e costringerla a pensare in modo conforme. 
Nel frattempo, l'ennesimo malvagio Steve Jobs (e ci si interroga sempre se Steve Jobs fosse il non-malvagio Steve Jobs) si spinge troppo in là con la tecnologia smart e causa il solito Robot Uprising, Rise of the Machine. 
HALL HAIL SIRI!
Fin qui tutto già visto, niente di nuovo. 
Addirittura, lo svolgimento della storia nelle sue parti iniziali sembra un brutto film di Adam Sandler.
A salvarci da tanta non-originalità, interviene l'animazione: naturalmente assomiglia a quella di Into the Spider-Verse, gli amici di Imageworks vogliono crearsi un'identità visiva riconoscibile, ma è, soprattutto, molto diversa. 
Into the Spider-Verse adottava idee dei comics nella propria animazione, Mitchells utilizza... ah... è difficile per me da spiegare perché vivo lo stesso, orribile gap generazionale del padre, ma, diciamo: la cultura giovanile dei social, dei filtri e della realtà aumentata. 
La protagonista è un film-maker amatoriale e tutto il film è filtrato attraverso la sua fantasia, e la sua fantasia adotta i mezzi e lo stile delle produzioni amatoriali degli youtuber e dei film-maker da telefonino. 
Il risultato è molto migliore della descrizione che ho provato a darne. 
...e poi la storia decolla. 
Non c'è niente di imprevedibile in questo film, è tutto anzi facilmente riconoscibile da mille e più storie simili, ma la qualità della scrittura è tutta un'altra cosa. 
L'impostazione e lo svolgimento delle scene, i dialoghi, la continuità visivo-narrativa impeccabile nel corso di tutto il film, la creatività delle idee di contorno e la concentrazione sui dettagli elevano questo luogo comune ad altezze sorprendenti. 
Il regista è l'esordiente Michael Rianda, ma Michael Rianda è esordiente solo al cinema: è un altro di quei creativi provenienti dal fervido mondo dell'animazione americana televisiva contemporanea, una fucina di talenti in un giro d'anni di grazia senza precedenti: è uno dei creatori di Gravity Falls.
Il cast delle voci è composto da Danny McBride nel ruolo del padre, Maya Rudolph in quello della madre, Abbi Jacobson la figlia e vari altri comici nei ruoli secondari. Quasi tutti comici direi. 
Ho controllato: batte tutto nel campo dei lungometraggi animati americani negli ultimi 5 anni, e voglio essere conservativo. 
A questo punto ho scritto e cancellato e riscritto una frase di chiusura, qualcosa tipo: "Pixar non fa un bel film da 10+ anni, Dreamworks fa merda a parte How to Train Your Dragon, Disney ha Frozen e Moana ma il resto è schifo."
Non voglio fare davvero una classifica di questo genere.
I Mitchells è come Spider-Verse: è animazione per la famiglia, ma parla con un linguaggio nuovo che non è solo quello fatto di idee sociali più illuminate e moderne, ma letteralmente un diverso modo di dirigere e scrivere le scene, di interpretare l'animazione e trasportare nel rigido e classico mondo dei lungometraggi, la spumeggiante energia della tv animata contemporanea. 
Non è più questione di budget e textures sempre più realistiche, qui si considera l'animazione in tutte le sue infinite possibilità espressive: Adventure Time, Gumball, She-Ra, Steven Universe... l'eccezionalità della tv animata occidentale che viene finalmente trasportata nei film.


Homunculus 2021: distribuito da Netflix. E' l'ultimo film di Takashi Shimizu, uno dei più prolifici e noti registi horror giapponesi (quello di Ju-on), ma non è un horror. 
E' uno di quei film giapponesi con elementi sovrannaturali, una galleria di personaggi bizzarri e tentativi di profonda introspezione e analisi caratteriale. Non mi stupisce scoprirlo tratto da un manga: un po' perché più o meno tutti i film giapponesi da anni sono tratti da un manga/anime, soprattutto per la natura episodica della trama. 
Non ho letto Homunculus, ma posso immaginare la sua struttura narrativa: deve essere un manga come Mushishi, come Kino's Journey e simili storie dove il protagonista è più che altro un osservatore di situazioni della settimana. 
...potrei sbagliarmi, ma l'idea datane dal film è questa. 
Il nostro protagonista è un uomo senza emozioni, motivazioni, desideri o scopi: apatico e indifferente, vive in macchina come un senzatetto, pur avendo soldi; incontra un giovane medico e accetta di sottoporsi a un intervento sperimentale di trapanazione del cranio per sbloccare i poteri latenti della mente/cervello. 
L'operazione ha successo. Il nostro protagonista scopre di... uhm. 
In pratica: se guarda qualcuno con solo l'occhio sinistro (da cui la locandina con la mano sopra l'occhio destro) può vedere la manifestazione fisica dei suoi traumi. Queste manifestazioni fisiche appaiono sovrannaturali, simboliche e bizzarre. 
Non finisce qui: il film lo rende poco chiaro, ma il protagonista è in grado di creare una sorta di connessione con il trauma del personaggio di turno. Questa connessione lo rende capace di vederne il passato, conoscerne i segreti più reconditi, guarirli. 
Una specie di psicologo paranormale. 
C'è un effetto collaterale. 
Ah: il protagonista è pure senza memoria e, progressivamente, aiutare le persone intorno a lui finirà per svelargli e rivelargli la sua di storia e personalità.
Go Ayano nel ruolo protagonista, Ryo Narita in quello del dottore. Ayano è famoso, Narita non mi pare di averlo visto in altri film. 
Homunculus non è granché: visivamente passa da tristi banalità come la donna senza faccia, ad alcune trovate divertenti che avrebbero potuto essere in un film di Miike; narrativamente è mediocre con una seconda parte/finale che sembrano grossolanamente copiati dalla prima versione cinematografica di Blade Runner.
Non l'abbiamo apprezzato, ma nessuno dei due ha voluto smettere di guardarlo.