Doctor Who - Tardis Type 40 - Instruction Manual (Id, 2018): graditissimo regalo della mia adoratissima moglie. 
Ha uno strano formato: è un cartonato con stampa ad alta qualità che lo identificherebbe immediatamente come un coffee table, è così pieno di immagini da essere praticamente un art book, ma è praticamente pocket size. 
Scritto a quattro mani da Richard Atkinson e Mike Tucker, a vario titolo sono entrambi fan e professionisti del Doctor Who: hanno pagine dedicate sulla wiki del Doctor Who, quindi non vado oltre. 
Pubblicato nel 2018, questo libro tiene conto di tutti i Doctor fino alla Whittaker ma è decisamente, soprattutto orientato sugli 'originali' fino al 1989 e i primi tre di Davies. 
E' simpatico, si legge in fretta, è un feticcio. Estrapola informazioni sul Tardis, storia e suo funzionamento, casi (episodi) emblematici e curiosità attraverso i suoi 60+ anni di vita. 
NOTA: ne approfitto per linkare il nuovo indirizzo della Tardis wiki post-fandom. 





Balatro: mi ci è voluto un momento per capire se il nome del gioco fosse 'balatro' o 'baltro'. Il logo avrebbe potuto essere più chiaro.
Questo potremmo definirlo l'unico difetto di Balatro.
E' il nuovo super-darling indie della settimana. Uscito il 20, recensioni stratosferiche, onestamente addictive.
Non aspettatevi, però, un nuovo Dead Cells. Balatro è un, per citare la definizione ufficiale, "poker-inspired roguelike deckbuilder".
E' molto di nicchia, tanto di nicchia quanto fantastico. 
Roguelike? Ok, me ne nutro. Deckbuilder? Dopo Snap, posso dire siano una mia recente passione. 
La mia esperienza con il poker? 
Ho giocato a poker con intensità, ma è passato un po' di tempo: l'ultima volta avevo circa 14, 15 anni e l'unica cosa che ricordo è la meravigliosa visiera verde da professionista, invidia di tutti i miei avversari, coetanei compagni di scuola. 
La mia esperienza con il poker è zero, motivo per cui non ho prestato alcuna attenzione a Balatro fino alla sua uscita. Balatro non è un gioco di poker. 
Non giochi contro un avversario. 
Una partita di Balatro funziona così: il gioco ti mette in mano una mano di carte random dal tuo mazzo di 52, fiori/picche/cuori/quadri; hai a disposizione un certo numero di mani e un certo numero di discard: puoi scartare carte per migliorare la tua mano, quando hai una mano valida (coppia, doppia coppia, poker, etc) la butti giù e il gioco ti da un certo numero di punti. 
Entro il numero di mani a disposizione devi fare più di un certo numero di punti per passare alla partita successiva.
Questa è la base, poi entrano in scena i modificatori. 
Ce ne sono un'infinità e, per dare un'idea, dopo un po' potreste trovarvi con un mazzo composto da 60 carte dove ci sono 10 assi e con dei modificatori per cui ogni poker di assi vale 100 volte il suo valore normale, ma se il poker tu lo facessi con i 2 di picche varrebbe 100000000000 volte il suo valore normale. 
E' un roguelike, quindi i modificatori, bonus e malus vari, cambiano di partita in partita e la sfida è quella di riuscire a realizzare una build capace di raggiungere i punteggi progressivamente sempre più alti e procedere nel gioco. 
Ora che scrivo ho finito la mia prima run vittoriosa. 
Sono 8 round da 3 partite l'una; arrivati all'ultima partita si accede alla modalità endless e si può proseguire ulteriormente. 
NOTA: ho perso a quella immediatamente successiva.
Ci sono varie strategie, ci sono partite che cominciano malissimo e tanto vale lasciar perdere, ci sono partite che stanno andando alla stragrande ma uno dei round ti mette contro il peggior modificatore negativo possibile per la tua build e vorresti mangiare il pad. 
Ah! E' disponibile su qualsiasi piattaforma tranne, molto stranamente, quelle mobile. 
Balatro è il primo gioco a prezzo pieno che compro dall'inizio dell'anno e ne vale assolutamente la pena, inoltre costa 15 euro quindi è più che abbordabile. 
Balatro causerà, molto probabilmente, l'abbandono di 2 giochi comprati in sconto e che stavo continuando a portare avanti solo per non ammettere di aver già comprato 2 giochi inutili quest'anno (Sea of Stars e Ghostwire). 
Balatro è molto divertente, è molto veloce, è il perfetto perditempo ma se lo giochi senza attenzione perdi come uno scemo. 
Ho trovato un altro difetto: Balatro mette a disposizione alcune statistiche sulla tua esperienza di gioco, per qualche motivo incomprensibile non ti dice quante run hai iniziato. Non ho idea di quante run abbia iniziato prima della mia vittoriosa di stamattina. 
L'ho comprato il giorno dopo la sua uscita, quindi ci sto giocando da 3 giorni, avrò fatto una un po' meno di 10 run al giorno? Diciamo la mia prima vittoria essere arrivata tra la run 20 e la 25. 
NOTA2: Balatro vuol dire 'joker' (circa) in latino.


Migration: i tipi di Illumination stanno cavalcando una rinnovata onda energetica. 
Non paghi del considerevole successo del film animato di Super Mario, nel 2023 hanno pure realizzato una produzione originale. 
E' il primo soggetto originale dal 2016 ed è il primo bel film Illumination da una quantità di anni. 
NOTA: Super Mario è bello, ma Illumination ci ha solo messo il lavoro.
Quanti? Probabilmente dal primo Despicable Me del 2010. 
Nel frattempo sono cambiate molte cose e ci sono state diverse riorganizzazioni: tutti gli ultimi film animati, specialmente questi ultimi due, sono frutto degli ex-Mac Guff, ora Illumination Studios Paris. 
Migration è... abbastanza simile a Nemo, ora che ci penso. 
C'è una famiglia di anatre che vive in uno stagno, lo stagno è sicuro ma piccolo; i figli (e anche la moglie) vorrebbero vedere il mondo, viaggiare e andare all'avventura, ma il padre è un codardo e proietta le proprie paure sul resto della famiglia con la scusa di tenerla al sicuro. 
Naturalmente, partono per un'avventura. 
Il resto procede con una serie di cliché tra incontri con personaggi bislacchi, l'introduzione di un villain umano (uno chef in una scena molto simile alla Sirenetta), e vari momenti di crescita psicologica tanto per i bambini quanto per gli adulti. 
Ecco. La storia è banale e già vista, benché arricchita da una buona sceneggiatura, ma questo aspetto che non siano solo i figli a dover 'crescere' è intrigante. Ultimamente abbiamo spesso parlato della pessima, odiosa rappresentazione delle famiglie nei film d'animazione: Migration non cade nello stesso errore e offre una prospettiva umana e apprezzabile, capace di affrontare il conflitto generazionale con una visione d'insieme, non unilaterale, che dovrebbe essere la norma e invece è encomiabile. 
L'animazione è molto ben fatta, le situazioni comiche sono divertenti, ogni scena del film è preziosa e ha un suo ruolo nell'economia del film. 
Veramente un bel prodotto che avrebbe potuto aspirare a essere eccezionale, se solo fosse stato messo un po' di impegno creativo anche nella trama e nella caratterizzazione dei personaggi, invece di appoggiarsi a stereotipi perfettamente noti. 
Le voci: il padre è Kumaji Nanjiani, la madre è Elizabeth Banks; Awkwafina colleziona un altro ruolo immotivato. Uno dei personaggi secondari principali è interpretato da Danny DeVito. 


The Kaiju Preservation Society (Id, 2022): l'altro romanzo relativamente breve recentemente scritto da John Scalzi, precedente a Starter Villain dello scorso anno, ma con molti elementi comuni. 
Abbastanza elementi in comune da poter accusare Scalzi di essersi rivenduto sostanzialmente la stessa idea, e lodarlo per la strepitosa padronanza dell'arte narrativa. 
Soggetto diverso, qui si parla di Kaiju e nell'altro di Scienziati Pazzi (ma in realtà anche in questo accomunabili), ma tante similitudini. 
Il protagonista è quasi esattamente lo stesso personaggio: intelligente, educato, senza soldi e prospettive, grazie a una remota conoscenza finisce a svolgere un lavoro scifi in un contesto segreto di cui deve rapidamente imparare le regole.
Qui non si tratta di gestire l'impero di un super criminale, ma di lavorare in una società che si occupa di studiare e salvaguardare kaiju... in una Terra alternativa. Parallela. 
Nel senso che la storia comincia nella nostra, poi c'è un portale controllato dalla società (che è finanziata da governi e privati, ed è un segreto non segreto) che conduce nella Terra alternativa popolata da kaiju. 
Ogni tanto questi kaiju attraversano il muro che separa i mondi, per vari motivi. 
E' molto divertente. Scritto perfettamente. Dialoghi brillanti, personaggi accattivanti, intrattenimento d'evasione senza troppa profondità, ma di alta qualità.
C'è anche qui una discreta satira e critica del capitalismo. 
Non molto altro da aggiungere: ricorda la serie dei Laudry Files di Stross. 
SPOILER SPOILER SPOILER
C'è una crisi, la crisi viene risolta e il nostro eroe continua a lavorare per la società. 


I Terrestri (Chikyū Seijin, 2018): è il romanzo di Sayaka Murata scritto e pubblicato dopo il successo internazionale del suo Konbini del 2016, il terribile libro per confermare la propria qualità e poetica, o virare bruscamente verso l'esperienza di una meteora. 
Ero curioso. Mi sono pentito. 
E' un bel libro ma è una lettura deprimente e violenta. Mi sono trovato a esprimere un concetto simile qualche giorno fa parlando di Oryx and Crake: la potenza intellettuale è evidente, la capacità narrativa (pur in traduzione) è chiara, l'intento brutalmente critico verso la società giapponese è privo di esitazioni o compromessi, ma è una lettura provante che non offre speranza. 
Uhm. 
Il libro è diviso in due parti, la prima è un po' più breve: Natsuki è una bambina di 11 anni, nella seconda è una donna di 34 (ma ci sono alcuni lunghi flashback a colmare lo skip). 
La madre è un'infelice che sfoga su di lei le frustrazioni di una vita fallimentare, la sorella maggiore è un bullo, il padre un inetto, il suo maestro a scuola un molestatore. Natsuki comincia a immaginarsi una vita alternativa, dove è una maghetta che combatte il male, dove è un alieno che non riesce completamente a integrarsi nella società umana. 
Ci prova, si sforza di corrispondere alle aspettative e diventare un ingranaggio della fabbrica di umani produttivi che è la società giapponese, ma non riesce. Non riesce e non la sola: trova una situazione analoga in un cugino coetaneo, successivamente in un marito con il quale intrattiene un matrimonio di convenienza al solo fine di sfuggire alle rispettive famiglie. 
Fin qui terribile, ma niente di nuovo: gli adulti sono mostri che vessano i giovani, bullismo, pedofilia, pressione sociale, famiglie indifferenti, famiglie violente. E' il Giappone che conosciamo e amiamo.
Il finale si spinge un po' più in là. Molto più in là. 
Ne parlo dopo lo spoiler wall. 
Il Giappone ha alcune condizioni particolari e caratteristiche non trovano corrispondenza, per fortuna, con noi... non completamente, almeno. La posizione della donna, la reputazione, il dovere di avere figli, l'apparenza, la difficoltà di instaurare rapporti umani, la competizione: sono tutte cose che comprendiamo. 
Il profilo rappresentato da Murata è tagliente e nauseante, fa pensare e ha meriti innegabili: non è, però, divertente.
SPOILER SPOILER SPOILER
Natsuki e il suo gruppo, dopo vari avvenimenti, decidono di ribellarsi: la fantasia degli alieni diventa una psicosi e i tre si trasformano in 'mostri' non-umani. Si ritirano in una casetta in montagna, vivono di rifiuti, rubano, uccidono, mangiano i cadaveri delle vittime, cominciano anche a mangiarsi tra loro (mentre sono vivi e consenzienti). 
Il libro finisce con la polizia che li scopre e i poliziotti che vomitano vedendoli. 


Mantra Warrior - The Legend of the Eight Moons: uscito da poco (ieri?) su Netflix, è un lungometraggio animato tailandese in cg dello scorso anno.
Premessa fondamentale: non finisce. 
Si trovano pochissime informazioni online, non so dire se ne esista già un seguito o se sia previsto, comunque la storia rimane aperta e sembra il capitolo 1 di una più ampia narrazione.
La storia è basata su una famosa epica tailandese. 
E' esotico e particolare? 
No... circa. Sembra una produzione cinese, quindi è relativamente esotica; non so dire se si tratti di una costante dell'ambiente culturale/intrattenimento tailandese, ma a guardare Mantra Warrior senza l'audio (e ignorando alcuni ovvi riferimenti culturali non cinesi) la immaginerei una mediocre produzione cinese. 
Magari di qualche anno fa. 
Siamo nello spazio: ci sono regni in guerra, ribelli e imperatori malvagi; ci sono combattenti che utilizzano poteri psichici/spirituali, tipo cultivation, e altri che pilotano robot modellati su scimmie guerriere. 
L'animazione è disuguale: i robot, gli effetti speciali e le scene di lotta sono inaspettatamente di alta qualità; i personaggi, le espressioni dei volti, gli sfondi e in generale tutto il resto sono a livello di una mediocre/vecchia produzione televisiva cinese.  
NOTA: frequentemente sembra di guardare pezzi di Asura's Wrath. 
Il tono e l'incoerenza della storia ricordano, anche queste, le produzioni e il modo di raccontare cinese: comicità stupida, personaggi e simbolismi lasciti privi di qualsiasi spiegazione, parti della storia date per scontate. 
In occidente si spiegano anche le cose più stupidamente semplici e si mettono didascalie a ogni informazione, invece in oriente il patrimonio culturale comune è dato come acquisito e padroneggiato. 
Tornando al film. 
Ci sono 8 lune che, quando allineate una volta ogni 500 anni (mi pare) produrranno un essere con i poteri di un dio. Ci sono due forze che vogliono assicurarsi quel potere. Ci sono guerrieri predestinati che si risveglieranno per proteggere quel potere. Il film dura circa un'ora e mezza, la seconda metà è quasi interamente dedicata a una battaglia spaziale tra eserciti e duelli di comandanti.
Si guarda, si mandano avanti le parti più idiote. 


River: il nuovo film della coppia Junta Yamaguchi - Makoto Ueda, autori del fortunatissimo e brillante 
"Beyond the Infinite Two Minutes". 
Nuovo film molto simile al vecchio film. 
Ci sono time shenaningans a base di 2 minuti, location minuscola, lunghe riprese senza interruzioni realizzate con la videocamera a mano effetto montagne russe, ottima struttura narrativa, budget ridotto, aspetto amatoriale, creatività alle stelle. 
Sì, possiamo concedere loro tranquillamente anche un terzo film con le stesse premesse. 
I due minuti di River sono, però, molto diversi da quelli di Beyond: qui abbiamo un time loop della Marmotta della durata esatta di 2 minuti; il film è montato con riprese continuative di 2 minuti, poi c'è il loop e riprende in tempo reale, e così via. 
Setting rurale, albergo giapponese tradizionale ai piedi di un tempio con la classica scalinata e i torii, staff e ospiti in una giornata qualunque. Succede qualcosa. Si trovano tutti in un time loop. 
Ecco, questa è una delle differenze base rispetto a film sullo stesso concetto: qui sono tutti nel loop, non solo alcuni personaggi; sono tutti nel loop, ne sono tutti consapevoli fin dal secondo giro e sono tutti 'ferrati' sulla materia come lo saremmo noi se ci accadesse. 
Ogni due minuti tutti i personaggi si trovano ai punti di partenza, ricordano quanto è successo e sono in grado di pianificare, ma ognuno ha il proprio carattere, resistenza psicologica e motivazioni, ognuno la sua backstory che vanno a influenzare i comportamenti durante la ripetizione dei loop. 
Lo riguarderei solo per contare i loop. 
Beyond è stato meglio, ma River è solo un po' inferiore nella scala dell'eccellenza. 
Il cast è composto da diversi attori già in Beyond, più qualche altro volto poco noto. 
SPOILER SPOILER SPOILER
La turista che si vede all'inizio è una viaggiatrice del tempo, la sua macchina del tempo (praticamente un tardis) ha subito un guasto dovuto al freddo e causato il loop; i nostri eroi si organizzano per aggiustarla nel tempo limite.