Castlevania - Belmont's Curse: se non sbaglio, ed è facile a causa dei mille remake/remaster/collection, questo è il primo, nuovo (vero) Castlevania da Order of Ecclesia del 2008 per Nintendo DS.
Qualcuno potrebbe voler contare anche i Lord of Shadow, in quel caso ci avviciniamo fino al 2014.
La storia è ambientata a Parigi nel 1499, protagonista è Rose Belmont, figlia di Trevor e Sypha: in pratica, in un colpo solo, Belmont's Curse riesce a capitalizzare su entrambe le recenti serie animate di Castlevania distribuite da Netflix. 
NOTA: Trevor compare nel gioco e il suo design invecchiato gli è valso clamore internet e varie definizioni di 'hot daddy'.
Questo gioco non è sviluppato da Konami! E' una produzione Evil Empire - Motion Twin. 
Dimostrando una consapevolezza rara in un gigante dell'industria giapponese, specialmente per gli odiati nemici-di-tutti-i-videogiocatori-seri, in Konami hanno avuto la prima idea buona da un decennio e affidato la realizzazione del gioco a quelli di Dead Cells. 
Il risultato è un ottimo Castlevania. Un buon Castlevania. Un... decente Castlevania? 
Ha due problemi che aggravano il gioco ora dopo ora: comincia bene, poi questi problemi cominciano a diventare progressivamente più insopportabili, fino a farti completamente rivedere l'opinione sull'esperienza. 
Il primo è il meno importante: Rose è insopportabile. C'è molto dialogo e caratterizzazione in questo gioco, sarebbe una buona cosa, ma la protagonista è fastidiosa, lagnosa, irritante e generalmente non un buon personaggio. 
Sono molto meglio i servi di Dracula. 
Ah, giusto: Dracula è risorto (a livello di continuity dovrebbe essere la prima volta dopo essere stato ucciso, per la prima volta, da Trevor e gli altri) e ha messo Parigi a ferro e fuoco. 
Dicevamo: Rose è noiosa e alla lunga fa perdere qualsiasi interesse nella storia, ma certamente non è la storia il punto chiave in un gioco come questo. 
Arriviamo al secondo problema, quello peggiore: i controlli e, più in generale, il traversal in Belmont's Curse sono pessimi. Non sono pessimi in assoluto, non fatemi esagerare: sono terribili in un gioco prodotto da quelli di Dead Cells, sono osceni considerando quanto facili e brevi siano i segmenti 'difficili' di platforming. 
Questo Castlevania è stato realizzato, e non è un problema in sé, con l'idea di essere approachable e aperto a un pubblico di non specialisti (è pieno, per dire, di opzioni cheat che non disabilitano i trofei! Ti invitano a usarle): è molto facile. Sono facili i combattimenti, sono facili le stanze challenge. 
Bene. 
Il traversal è una merda perché i comandi, specialmente uno, sono legnosi e pesanti, infelicemente imprecisi: le minuscole stanze challenge diventano frustranti perché Rose non va nella direzione desiderata, perché la sua principale e primaria abilità di spostamento fa il cazzo che vuole. Questo problema si riflette durante i combattimenti e durante il backtracking. 
Non mi lamento del backtracking, fa parte di questi giochi: ma è odioso se non riesci a farlo in fretta. 
NOTA2: persino il fast travel è un cesso in questo Castlevania, ha tempi di caricamento lunghissimi, immotivatamente, ed è inutilmente complicato. 
Ora: non lo platinerò. 
L'ho finito e l'ho finito con quasi tutti i trofei. Gli ho dedicato tempo, ho esplorato e mi sono sbattuto, ma c'è un trofeo speedrun che è, per me, l'apoteosi del disgusto: è il mio 'trofei online' del disprezzo. Ho comunque guardato ed è una speedrun ridicola di 4 ore, e il gioco si può finire facilmente in 2: si può fare senza impegno, ma non è come mi piace giocare. 
Non esiste trofeo peggiore di quello che ti costringe a fare qualcosa che non vuoi; pur sapendo che non avrei platinato, ho fatto 100%.
Ho persino dedicato del tempo (quasi un hate-play) alla fottuta Hall of Mirrors, probabilmente il peggiore biome di sempre per un Castlevania, e molto in alto nella classifica assoluta del genere: non solo è odioso da navigare, è terribile da guardare a livello da farsi sanguinare gli occhi. 
I due problemi che ho indicato prima di perdermi a parlare dei trofei, rovinano l'esperienza: l'introduzione è molto buona, poi le distanze tra i punti d'interesse diventano sempre più lontane, e il traversal si trasforma in un chore che rinsecchisce l'anima. 
Nel mentre che Rose rompe i coglioni ogni volta che parla.
Onestamente, resta un buon gioco ma, a posteriori, perché farlo fare a quelli di Dead Cells? E' il Castlevania più banale e safe di sempre: inventa zero, rischia niente, a livello di gameplay è battuto da ogni miglior metroidvania degli ultimi 10 anni, è troppo facile. 
Alla resa dei conti, il vero problema di Belmont's Cure è quello di non essere un Evento: è il primo, vero Castlevania da decenni, avrebbe dovuto essere esplosivo, rivoluzionario, memorabile. Avrebbe, almeno, potuto provarci.


The Long-Lived King (Id, 2026): an original Owl House graphic novel intended for older readers. 
Attesissimo. 
Tristemente insufficiente. 
Produzione affrettata, sembra uscita prima di essere stata correttamente rivista, priva del necessario editing e senza il supporto di una struttura professionale a garantire un risultato soddisfacente. 
NOTA: è pubblicata da una sussidiaria di Random House. 
Andiamo con ordine: ambientata un paio d'anni dopo il finale della serie (non starò a ricordare le combattute circostanze intorno alla chiusura della serie), troviamo la società delle Boiling Isles in ripresa dopo secoli di tirannia. Luz e company sono variamente impegnati in progetti di sviluppo e arricchimento della comunità. 
Succedono alcune cose e King si rende conto di essere immortale: tutti i suoi amici e le persone che che ama moriranno prima di lui, a un certo punto resterà solo; dimostrando la solita immaturità, King ricorre a uno strumento magico per cancellarsi la memoria e non pensare alla Morte. 
La morte, però, è tutta intorno a lui ed è una cosa di tutti i giorni. Succedono altre cose, Luz finisce con la memoria completamente cancellata: King ed Eda, il più giovane e la più vecchia del gruppo, dovranno combinare gli sforzi per correggere la situazione.
Ok.
E' un fumetto. Che tipo di fumetto è? Il marketing è confuso: viene definita una graphic novel manga-inspired. E' illustrata dalla coreana Daun Han che aveva lavorato sugli storyboards di The Owl House, quindi lo stile visivo è immediatamente riconoscibile e perfettamente uniforme con quello della serie animata: è una degli artisti che ha definito il design dei personaggi e degli ambienti. 
Cosa ci sia di manga è difficile dirlo: è in bianco e nero. 
Se questo fumetto è manga-inspired, allora The Owl House era anime-inspired e non mi risulta. 
Tutto ciò detto. 
E' mediocre: si vede che Han fa storyboard, le tavole sono dinamiche e le scene ben rappresentate e strutturate, ma i disegni sono approssimativi, mancano di dettagli, praticamente non esistono background e ha l'aspetto di un prodotto semi-professionale. Ci sono, inoltre, diverse imperfezioni: Eda si rompe una gamba e ha un gesso per larga parte della storia, il gesso sparisce ed è dimenticato in più di una tavola. Errori clericali, certamente, ma suggeriscono un controllo inferiore allo standard.
Il bianco e nero, inoltre costa in termini di riconoscibilità di alcuni personaggi: Amity è il caso più evidente. Gli altri personaggi sono tutti chiaramente contraddistinti da un qualche tratto fisico: la scurezza della pelle per Luz (possibile anche in bianco e nero), cicatrici per Hunter, etc etc. Nella serie, Amity è particolarmente individuabile per i suoi colori, qui si capisce dal contesto delle scene, ma il suo design è generico e qualunque.
Veniamo alla storia, scritta a 4 mani da Dana Terrace e Mikki Crisostomo. 
La prima impressione è che la storia sia stata schiacciata per stare dentro le 150 pagine: tutta l'introduzione è una serie di cartoline e dialoghi iper-espositivi che sembrano elencare idee per episodi che non sono stati; i personaggi si parlano tra loro come se non si vedessero da anni, sapessero niente l'uno dell'altro; per essere indirizzata a 'older readers', la narrazione è terribilmente ingenua e amatoriale, heavy handed, forzata e completamente priva di ritmo. Ci sono alcune brillanti considerazioni sulla morte, e il dialogo finale tra King e Collector ha meriti indiscutibili, ma la storia è stata subordinata a veicolare un messaggio che casca dall'altro senza un piano concreto. 
Perché un fan di The Owl House dovrebbe voler leggere una storia deprimente sulla caducità della vita e la naturalezza della morte? Terrace presume che, orfani della serie, tutti i suoi spettatori siano diventati goth con pensieri suicidi? Terrace è diventata goth e suicida dopo la chiusura della serie? 
Sarebbe stato troppo facile, troppo poco artistico, realizzare un fumetto con Luz e Amity pubblicamente innamorate senza le censure Disney, più grandi e mature nella loro relazione? Mostrare gli sviluppi tra Hunter e Willow? Eda e il tizio che suona il violino? Scrivere una normale avventura ma con piena libertà creativa? 
L'unica cosa divertente in tutto questo volume è la citazione del simpatico meme di Luz 'looking respectfully'. 
The Long-Lived King è un fumetto mediocre che non corrisponde a cosa avrebbe fatto felici i fan della serie tv, sembra lo sfogo frustrato di un'autrice in crisi. 
NOTA2: la sua nuova serie è in produzione. Il pilota non mi è piaciuto, proverò a guardarla comunque.


Forgotten Island: è certamente, senza dubbio e meritatamente, una delle migliori produzioni nella storia di DreamWorks.
Fantastico lungometraggio animato. 
Partiamo da qui: non sembra animato da DreamWorks. E' visivamente molto meglio del loro standard, qua e là assolutamente superlativo; non è il solito clone stilistico Disney, si vedono frequenti e concreti riferimenti creativi ed estetici che richiamano alla mente, immediatamente, il migliore studio d'animazione americana degli ultimi anni: Sony Pictures Imageworks.
...e infatti questo film è parzialmente co-prodotto. 
Le parti che sembrano fatte da Imageworks, sono effettivamente fatte da Imageworks. 
E' tutto ben integrato e piacevolmente uniforme.
Trovo strano, però, vedere Imageworks continuare a prestarsi come studio d'animazione di servizio per altre produzioni, ma immagino abbia senso dalla loro prospettiva di business. 
Che abbia senso, invece, artisticamente per DreamWorks è difficile dirlo: è possibile che lo spettatore occasionale, magari giovane, guardando Forgotten Island e vedendo cose (effetti, sequenze, espressioni) richiamanti KPOP Demon Hunters sia contento, magari si esalti pure. 
Per me è un po' abdicare al possesso di un'identità visiva. Non che DreamWorks ne abbia una.
Ora: è probabile che lo studio Sony abbia la proprietà intellettuale di certe tecnologie d'animazione e che sia più razionale farle fare direttamente a loro, e non provare a copiarle malamente.
Oh, intendiamoci: il risultato è ottimo. Ripeto: migliore film DreamWorks, però le parti che colpiscono di più non sono di DreamWorks.
Infatti, già che parliamo di collaborazioni: nel film sono presenti sequenze realizzate utilizzando altri tipi di animazione, per esempio 2d di ispirazione anime anni '90, che hanno senso nel corso della storia (flashback, sogni e roba così); queste scene sono state largamente prodotte da Snipple Animation, studio d'animazione Filippino. 
Che strano usare uno studio d'animazione Filippino!
Non è strano se il film è ambientato nelle Filippine e se cerca di essere il suo Moana.
Ecco: la storia del film è sgradevolmente derivativa ed è un non entusiasmante misto tra Moana e The Hangover.
Viceversa, però, è fantastica nell'utilizzare riferimenti culturali e del folklore delle Filippine. 
Il film è stato un flop.
E' piaciuto tantissimo nei festival e su internet, non ha incassato soldi al cinema; portarlo al cinema potrebbe essere stato un azzardo: siano gli Stati Uniti o l'Europa, non è il momento storico per produzioni etniche dedicate ai giovani e aspettarsi facciano soldi. E' il momento giusto (moralmente) per farlo, ma è facile immaginare cozzi contro antipatia e disinteresse.
Lo staff è di gente interna a DreamWorks, nessuno di particolare interesse; il cast delle voci è appropriatamente, ma non abbastanza, mirato: una delle 2 protagoniste è effettivamente filippina, l'altra no; ci sono Jo Koy e Ronny Chieng, che sono asiatici; qualche personalità filippina e Dave Franco. 
La storia!
Due ragazze best amiche dalla elementari sono alle porte della vita adulta: la scuola è finita, una delle due è un genio e andrà in America a studiare. L'altra non è un genio e rimarrà nelle Filippine a fare lavoretti occasionali. 
E' la fine. 
C'è tempo giusto per un'ultima avventura goonies-style. 
Un portale verso Narnia più tardi, le due si trovano sulla magica isola di Nakali dove vivono tutte le creature del folklore filippino in un contesto poco chiaro ma divertente che è più Città Incantata che Moana.
Succedono cose, l'amicizia verrà messa alla prova. L'amicizia trionferà.
E' davvero un film meraviglioso, mia moglie ha pianto. 
Non c'è romance: zero romance, manco la traccia più piccola e sono combattuto; sono contento che le ragazze siano realmente amiche e non abbiano fatto l'allusione amicizia-che-nasconde-amore; sono contento non ci fossero inutili interessi romantici maschili a distrarre dal core della storia. 
Trovo strano che tra i tanti momenti fondamentali della loro decennale amicizia, nessuno coinvolga altre persone (aldilà della solita nonna magica).
Il focus sull'amicizia è così intenso che diventa lampante notare l'assenza di qualsiasi istanza romantica.
Ripeto: non avrebbe aiutato il film, l'avrebbe probabilmente danneggiato, ma così dà l'idea di essere stato interamente evitato per non suggerire/evocare sentimenti romantici e far pensare allo spettatore la possibilità di sviluppi romantici tra le amiche. 
Improvvisamente, diventa una scelta fatta per non sembrare lgbt. Etnico e lgbt sarebbe stato troppo.
Gran bel film.
NOTA: due cose. La produzione ha scelto di non cantare, ci sono musiche americane anni '80 che fanno sempre bene; il materiale promozionale, specialmente l'orrendo poster principale che aggiungo qui di seguito, hanno certamente danneggiato il film.


infodump: cominciamo con i libri. The Primal Hunter 14 e 15 di Zogarth sono entrambi molto interlocutori, il primo particolarmente noioso, il secondo almeno porta avanti un po' di storia e re-introduce Artemis. Molti appassionati della serie lamentano il declino proprio a partire da questa coppia. Andy in the Apocalypse di Plum Parrot è il mio ultimo tentativo con l'autore, ancora una system apocalypse ma non mi piace come scrive (non scrive male), e non mi piacciono il setting e i personaggi troppo americani. Dissonance di Nicoli Gonnella è generico e scritto mediocremente (l'ho iniziato e smesso, ma ricordo niente). System Incursion di Hannibal Forge ha una delle premesse che odio di più: il tizio mediamente potente che finisce indietro nel tempo e può diventare super potente e cambiare la storia. Scritto male. These Heroines Are So High Maintenance di Virgil Knightley è il solito harem commedia senza personalità. Chronicles of the Arcane Knight di Johnny Virtue assomiglia a mille altri harem fantasy militari con il reduce super potente che diventa insegnante, etc etc. Qui c'è una specie di subplot da vigilante alla Batman, ma non è abbastanza da cancellare il resto della banalità. The Marshall King di Boichi è un manga recentemente axed da Shueisha: western scifi alla Trigun, classica iper caratterizzazione visiva dell'artista, molto poco ecchi per i suoi standard (probabilmente uno dei motivi di insuccesso), storia idiota e combattimenti noiosi: chiusura non sorprendente, persino durato troppo. Stray Cat Strut 3 e 4 di RavensDagger (che, credo, dovrebbe chiamarsi Edgar Malboeuf): dopo l'esperimento nel secondo libro e le successive, immeritate critiche, l'autore abbandona i divertenti e mitissimi interlewd. Niente più sesso semi-esplicito. Cat continua a crescere in esperienza e potere, e questo la mette in contatto e sul radar di altri Poteri: politici la vogliono usare, altri politici la vogliono eliminare, il contesto umano diventa problematico ed è al centro di questo terzo, ottimo romanzo nella serie. C'è qualcosa di The Greatest American Hero nella rappresentazione e caratterizzazione di alcune delle scene, dietro molte delle idee narrative della serie. E' un complimento. Il quarto libro è un ritorno al combattimento contro gli alieni, ma è soprattutto dedicato a espandere sui personaggi secondari e stabilizzare lo status quo. C'è anche il grande ritorno dell'interlewd! What We Can Know di Ian McEwan è decisamente non il suo migliore romanzo e l'ho abbandonato circa a metà: un po' di decenni nel futuro, il riscaldamento globale ci ha fottuti e c'è stata anche una mezza guerra nucleare; ricercatori studiano la nostra epoca e ci considerano idioti. C'è un po' di satira, un po' di critica politica e una ambigua rappresentazione del mondo accademico e artistico in contrasto con l'importanza di questioni materiali. Il problema principale, per me: è un romanzo fortemente incentrato sulla politica e cronaca UK. The Legend of William Oh di Macronomicon è una delle più famose serie litrpg; recentemente, come molte altre, sta venendo ristampata in formato tradizionale, in una versione professionalmente rieditata. Vale assolutamente: è scritta molto al di sopra della media, i personaggi sono notevoli, la storia non lo so, l'umorismo funziona; non mi piace l'eccesso di numeri, min-max e creazione di build, ed è troppo YA per me. My Ninja Girl di Gideon Caldwell e Bedlam (primo nella serie Prison Ship Sheol) di Nicholas Gaumer sono harem scifi troppo stupide per potermi piacere, la prima è scritta decentemente ma con un setting anime cyberpunk insopportabile, la seconda è una specie di space opera esageratamente amatoriale. Ronin of Okane è un manga, ma sembra di più un tradizionale comic americano, scritto e disegnato dallo studio Cyber Sheep Team, pubblicato via kickstarter: è arrivato al quinto volume, sesto in uscita. Sono tailandesi, direi (alcuni sicuro). Samurai cyberpunk con un po' di sexy. La storia potrebbe ancora ancora essere interessante, la scrittura è scadente, ma i disegni sembrano un incrocio tra uno scarso filler USA e uno di quei tragici autori di mangamericani di fine anni '90.
Cose viste. Power Ballad non è un brutto film, ma ne esistono 20 uguali. Paul Rudd è un bravo musicista ma non ha avuto l'occasione, uno dei fratelli Jonas ha avuto l'occasione ma gli è mancato il talento per farne una carriera. Si incontrano, diventano amici, il Jonas ruba una canzone a Rudd e risolleva la propria carriera: segue banalità. Teenage Sex and Death at Camp Miasma l'ho odiato. Meta-horror di persone che fanno un film horror che è il reboot di una famosa serie horror, che però sono dentro un film con paesaggi che sono scenografie disegnate ed eventi che seguono logiche cinematografiche stereotipate; in più c'è tutta una mega metafora sull'omosessualità femminile e gli orgasmi. E' il tipico horror da festival ed è così impostato e finto da farmi preferire la banalità di Power Ballad. Seek è un action giapponese del 2025: l'ho tenuto sul hd per un anno almeno, aspettando sottotitoli inglesi decenti (invece di quelli machine translated che si trovano in giro); poco fa ho deciso di dargli un'occhiata comunque: è una specie di GI Joe / Snake Eyes con ninja un po' Mission Impossible. Combattimenti e scene d'azione penose, attori e storia ridicoli.
Qualche anime guardato il primo episodio: Vertex Force è cg con bambini che pilotano robot che sono praticamente degli stand, una merda; The Seven Knights of the Marronnier Kingdom è un cozy josei che non fa per me; Psyren è un una merda con il solito gruppetto di ragazzini psicopatici costretti a partecipare al più banale dei giochi mortali, con super poteri inutili. Dark Machine è il secondo, inutile anime robotico della stagione: ragazzini techno-cool combattono con robot all'interno di un videogioco; questa serie è, inoltre, particolarmente disprezzata perché parte di un progetto multimediale pieno di nft e crypto. Star Wars Visions Presents - The Ninth Jedi è una serie in 8 episodi, spin-off da episodi delle antologie, decentemente animata da Production IG: ho guardato i primi 3, prodotto dedicato a un pubblico troppo giovane per me. A New Dawn è un drammatico e noioso lungometraggio animato prodotto da uno Studio Outrigger, essenzialmente una nuova entità creata appositamente: co-produzione Giappone Francia, presentato e nominato a Berlino 2026. Paesino rurale giapponese che l'amministrazione vuole tirare giù e ricostruire (circa) ospita antica e prestigiosa fabbrica di fuochi d'artificio, più o meno fallita; intorno alla fabbrica girano 3 ragazzini, ognuno drammaticamente problematico a modo suo, ma uno più degli altri: lottano per tenere la fabbrica aperta (circa) e mantenere in vita la Tradizione. Artisticamente animato, è visivamente ricercato ma troppo mite: ci sono idee brillanti, come la sequenza introduttiva, ma finiscono nel solito niente ovviamente ispirato ai titani del genere da Ghibli a Shinkai. Your Letter è un lungometraggio animato coreano del 2024 tratto da un webtoon: è un buon film animato coreano o un mediocre film animato, dipende da come lo vogliate guardare; è una banale storia di vita scolastica particolarmente incentrata sul bullismo. L'animazione è mediocre rispetto agli standard cinematografici asiatici, ma è più che valida per la Corea di 2 anni fa. Sempre del 2024, Snow Bear è un cortometraggio interamente realizzato da una sola persona (credo), Aaron Blaise: è stato un darling dei festival di quel turno, è una storia ambientalista con una nota positiva che assomiglia inevitabilmente a Cast Away. L'animazione è molto simile a quella classica Disney con lo Snow Bear che è praticamente Baloo, Blaise è stato animatore Disney per tanto tempo.

Maid to Love (Id, 2026): scritto a quattro mani da Virgil Knightley e Peter North.
Innanzitutto, questo libro è un romanzo stand-alone con sottotitolo "A Yandere Monster-Maid Romance for Men"; i due autori hanno anche una serie di 3 romanzi "Maid for You - A Romance for Men". 
Si assomigliano, non sono la stessa cosa (non ho idea se siano ambientati nello stesso mondo).
Questa distinzione mi dà l'opportunità di parlare di qualcosa di interessante: il porno. 
Avrete certamente notato l'esistenza, negli ultimi anni (ma non pochi), di una nuova differenziazione nei tipi di porno che va aldilà del genere di fetish contenuto nel prodotto, o la presenza di una storia più o meno sensata/avvincente/intrigante. 
NOTA: il tentativo di fare porno con una storia è vecchio come il cucco. Lo stesso dicasi per porno ad alto budget non-d'arte: ricordate "Pirates" del 2005, produzione Digital Playground? 
Tornando a noi. 
Le differenze ora sono anche di tono o vibe (tornerò a questo post un domani dovesse venirmi in mente una parola non allusiva), solitamente si parla di "wholesome" contro... qualsiasi cosa non-wholesome.
Non è semplicemente l'assenza di humiliation e roba simile, "wholesome" è sesso in un contesto narrativo positivo, sicuro, amorevole e privo di elementi spiacevoli. 
Senza dilungarmi, è un trend trasversale che attraversa contesti geografici diversi dagli hentai asiatici al porno semi-professionale occidentale, dall'animazione al live-action e, ovviamente, letteratura. 
Gli Harmony lo fanno da decenni. 
Ci sono, non stupirà, opere che sforzano i confini, limano e sfumano i 'tag' di cosa è, o sarebbe, consentito/riconosciuto come wholesome, o meno.
Il setting è un sub-urban fantasy poco usato: ci sono portali che collegano il nostro mondo ad altri dove ci sono magia e monster girls; per vari motivi abitanti di questi altri mondi cercano rifugio nel nostro: seguono problemi di immigrazione, xenofobia e razzismo. 
Il nostro protagonista, tanto per aggiungere dramma, è un farmacista di successo con ocd, una relazione che sta crollando con una donna egoista, un figlio perso; succede qualcosa e si trova a lavorare per il boss della malavita locale (salto e riassumo), succede altro e si trova ad avere una live-in monster maid. 
La nostra co-protagonista è una maggiorata (per un usare un termine dei tempi miei) pony girl. 
Nel senso di una miniature horse girl (coda, orecchie, zoccoli al posto dei piedi), è alta 1 e 20 circa, con grosse tette e culo. 
In realtà non è una pony girl! Finge di esserlo!
E' una nightmare girl! Una miniature demon-horse girl con poteri che le consentono di manipolare i sogni e controllare le emozioni, e altri affini.
E' anche una yandere e si innamora del protagonista, gli entra in casa e comincia a fare tutte le cose tipiche di una yandere: stalking, manipolazione, co-dipendenza. Gli autori non esagerano ed evitano di spingersi troppo in là, ma ci saranno anche omicidi. 
E' divertente, il sesso è ben scritto ed è integrato nella storia; non mi ha soddisfatto quanto la yandere healer di Leon West, ma è un buon romanzo per il genere (lo standard è molto basso, ma questi sono autori ormai professionalizzati). 
SPOILER SPOILER SPOILER
Si sposano, quattro figli. Lui continua a lavorare come farmacista per la criminalità, lei diventa un'assassina per lo stesso boss. Felici e contenti. 


Hope: questo è l'altro speculative film coreano passato per Cannes e uscito nel 2026 con distribuzione internazionale.
Colony è divertente, questo è una merda.
Tre punti iniziali: non finisce. Questo è il primo film in una desiderata trilogia: del secondo film, pare (stando all'autore) esiste la sceneggiatura; il secondo film non è in produzione, il terzo film è solo un'idea. 
Hope è un film che non finisce, intendo letteralmente: non è manco un cliffhanger, è solo l'introduzione di una storia che, forse, avrà un seguito. E' come guardare il pilot di una serie. 
Non starò a rimarcare quanto mi offende guardare un film così: "facciamo un film che non finisce, speriamo piaccia e magari troveremo i soldi per il seguito". 
Dura pure 2 ore e mezza. 
Gli altri due punti, comincio a condensare che mi sono irritato scrivendo, sono simili: Hope comincia che sembra la versione coreana di Predator, finisce puzzando di Avatar (quello noioso senza kung fu). 
Scritto, prodotto e diretto da Na Hong-jin: sono passati 10 anni da quando era promettente e famoso.
Tutto ciò detto. 
Hope Harbor è una cittadina semi-rurale molto a nord, così a nord da essere praticamente nell'altra Corea: gli abitanti sono scarsamente civilizzati, sono tutti armati e sono caratterizzati che sembrerebbe di essere in un documentario democratico sul Texas.
Animali e persone cominciano a sparire, poi si cominciano a trovare cadaveri: per un'ora circa, seguiamo alcuni dei protagonisti inseguire un qualche mostro che non si vede mai. E' la parte migliore del film. 
A un certo punto il mostro si fa vedere, la cg è penosa (la quantità di animazioni riciclate è ridicola), e tutto peggiora. 
All'inizio sembra un mostro tipo Predator, un cacciatore; poi sembra un mostro incazzato e insensato, tipo Hulk; poi lo scopriamo intelligente e con emozioni.
C'è tutta una backstory che riassumerò brevemente dopo spoiler.
Ultime due cose: i mostri non sono mostri, il mostro vero è l'umanità o qualcosa del genere; i mostri (SPOILER: sono più di uno) sono per qualche motivo doppiati da attori americani: c'è Fassbender (carriera distrutta) e altri.
SPOILER SPOILER SPOILER
Gli alieni sono intelligenti e civilizzati, si sono schiantati sulla Terra con un escape pod. A fine film la mega astronave dell'imperatore precipita sulla Terra e scopriamo che i mostri sono, in realtà, la principessa e le sue guardie; il primo mostro assassino stava semplicemente cercando di salvare uno dei loro figli, ucciso da un cacciatore-drogato-ignorante. 
C'è una qualche guerra spaziale. Tutta questa roba viene buttata in faccia allo spettatore negli ultimi minuti.


What Feasts at Night (Id, 2024): seconda gothic novella per la/lo Sworn Soldier di T. Kingfisher. La prima mi aveva lasciato indeciso, questa mi è piaciuta molto di più: ne esiste già una terza, la prenderò.
Migliorie rispetto al primo: la vicenda, pur mantenendo forme letterarie e narrative volutamente riconoscibili, è meno diretta reinterpretazione di storie famose, più originale e immersa in un folklore famigliare ma originale. 
L'autrice, inoltre, dedica molta meno attenzione agli aspetti lgbt del suo protagonista concentrandosi maggiormente sulla caratterizzazione, e ne esce fuori un ottimo personaggio alle cui storie tornare con entusiasmo e voglia libro dopo libro. 
Ritroviamo Alex con una nuova tacca di ptsd sulla cintura, la terribile esperienza con i funghi assassini si aggiunge a quelle della guerra; Alex è tornato a casa per tenere fede alla promessa fatta con uno dei co-protagonisti del primo libro: la fittizia nazione circa-boema inventata da Kingfisher sembra cucita montando pezzi di letteratura popolare tra fine '800 e primi '900, ma ci sono immagini che evocano chiaramente (almeno a me) panorami videoludici da The Witcher e affini. 
Alex è a casa con i suoi compagni e ospiti, è immediatamente accolto dal cadavere (riassumo) del keeper della sua casa di campagna; morte misteriosa, la gente non vuole parlarne, la casa di campagna potrebbe essere haunted. 
Il terzo libro, stando al blurb, è direttamente ispirato a Lovecraft.
SPOILER SPOILER SPOILER
C'è un fantasma che ti uccide in sogno. Nessuno riesce a sfuggire perché combattere in sogno non è qualcosa di normale, sintetizzo, ma i sogni di Alex sono pieni di guerra e combattimenti: la ptsd lo salva permettendogli di battere il fantasma (che è il solito spirito semi-innocente), mettere a riposare il cadavere.