War Machine: parliamo del film da poco uscito per Netflix con Alan Ritchson. Regia di Patrick Hughes, normalmente autore di commedie d'azione, qui in un film militare pro-USA dal tempismo straordinariamente infelice. 
Mettendo da parte la politica, forte del suo successo (meritato) nella serie tv di Reacher, Alan Ritchson tenta un tardo assalto alla fama con questa produzione scifi per Netflix. 
Bla bla bla, mezz'ora di inutili banalità con il classico training camp dove un vecchio Ritchson si allena insieme a ben più giovani soldati per un ruolo nel reggimento dei Rangers. 
L'ultimo test è una simulazione di missione: i nostri eroi sono in mezzo a un bosco, quando la Terra è invasa da alieni. 
Gli alieni attaccano la terra con robot da combattimento stile BattleTech: diciamo dei carriarmati con le gambe. 
A questo punto il film migliora notevolmente: gli effetti speciali sono molto ben fatti, c'è ovviamente una gran quantità di cg, ma ci sono anche effetti visivi molto ben realizzati che fanno meraviglie nella rappresentazione della violenza e, specialmente, degli effetti delle armi alieni sui corpi dei nostri poveri aspiranti rangers. 
Non c'è originalità e la maggior parte delle scene sono assolutamente già viste, ma la realizzazione è ispirata. 
Prendete, per esempio, la scena quando alcuni dei soldati sopravvissuti rotolano giù per un pendio: è qualcosa di trito e ripetutamente incontrato, corpi che capriolano e sbattono contro alberi e rocce varie. Niente di inaspettato, ma la coreografia degli urti, gli effetti sonori e visivi dei corpi che si rompono e comprimono, sbattono e si sfracellano è fuori dal comune. 
Così più o meno tutto il resto del film. 
Sfortunatamente, il finale è come l'inizio: una menata rompipalle di propaganda militare USA con tanto di discorsetto alla Independence Day. Normalmente, sarebbe una menata sopportabile e ignorabile: in questi giorni, mesi e anni è come guardare un film cinese. 
C'è una piccola parte per Dennis Quaid. 


Absolute Batman tpb 1: contenente gli albi 1-6, storyarc "The Zoo". Avevo già letto i primi 2, troppo curioso per trattenermi, trovandoli non così eccezionali come le incredibili vendite e buzz online volevano imporre. 
Breve intro: nel 2024, DC Comics ha lanciato un imprint 'Absolute' che è, senza girarci troppo intorno, la versione DC dell'Ultimate Universe Marvel. 
L'editore ha, naturalmente, iniziato con il lancio di 3 testate incentrate sulla trinity. 
Batman è stato un iper successo di pubblico, fumetto più venduto dell'anno; Wonder Woman è stato un molto discusso successo di critica; Superman è stato un flop. 
La premessa di questo Batman è non essere ricco. Nonostante non sia ricco, Batman ha una batmobile, i suoi normali gadget, diverse basi sparpagliate per la città: non è ricco, non è manco povero e la premessa, a guardarla da vicino, si sgretola. 
Realmente interessante, invece, è la riorganizzazione di tutti i principali personaggi: Gordon è sindaco, Barbara è una poliziotta, Martha è viva (Thomas no); Penguin, Croc, Nigma, Harvey e Selina sono tutti amici d'infanzia (e correnti) di Bruce e, alla fine di questo primo storyarc, a conoscenza della sua identità segreta. 
Alfred è una super spia arrivata a Gotham per vari motivi, che finisce nell'orbita di Bruce e decide di aiutarlo. 
Black Mask è il nemico iniziale, una versione completamente diversa che sembra pescare qualcosa (aka riciclare) da Professor Pyg. Si intravede Joker. 
Snyder è un ottimo scrittore, continua a non cliccare completamente con me: scrive bene, costruisce bene le sue storie, non ha le caratteristiche creative e artistiche che associo agli autori di prima grandezza; il confronto con Tom King è completamente perso. 
Il disegnatore, Nick Dragotta, non mi piace: il suo design di Batman è così controverso da essere stato un giga-successo, ma aldilà delle proporzioni ipertrofiche, c'è grossa carenza dal punto di vista narrativo; ogni albo ho contato almeno 3 tavole con difficoltà nel seguire l'azione, dettagli completamente incomprensibili. 
Non voglio negare la qualità di questa pubblicazione, ma il suo successo è più merito del marketing e del design provocatorio di Batman, che della storia. 
Immagino tenterò anche il prossimo tpb e, magari, Wonder Woman e una delle limited; oppure resto su Image e gli altri indie. 


Evangelion:30; - 30th Anniversary of Evangelion: per i 30 anni di Evangelion, Studio Khara ha organizzato dei festeggiamenti intercorsi a fine Febbraio tra il 21 e il 23. 
Per commemorare l'occasione è stato realizzato un cortometraggio originale; l'ho già guardato diverse volte in più versioni camrip: oggi è stato reso disponibile sul sito ufficiale. 
A questo punto, tanto vale parlarne brevemente. 
Original Asuka e Rebuild Asuka sono su un palco e si lamentano di essere state continuamente maltrattate in ogni versione di Evangelion, di essere le uniche a non avere un lieto fine; Rebuild Asuka, quindi, insegna a Original Asuka un modo per saltare di universo parallelo in universo parallelo alla ricerca della vita perfetta. 
Seguono svariati passaggi comici pieni traboccanti di citazioni da tutto Evangelion: l'episodio 26, episodio 27 (!), End... c'è persino un evidente richiamo a Re-Take. 
Un mondo senza Eva è, ovviamente, il finale perfetto anche per Asuka. 
Ora, mentre questo cortometraggio mi ha reso più giddy ed emozionato di quanto meriti realmente, la vera notizia dal 30esimo anniversario è l'annuncio di una nuova serie di Evangelion. 
Data d'uscita tba. C'è un teaser, qualcuno ha analizzato il teaser e visto somiglianze con Anima (non credo). Sarà una co-produzione con CloverWorks. Sarà, soprattutto, esplosivamente scritto da Yoko Taro. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Asuka trova l'universo perfetto e uno Shinji sorridente che si offre di realizzare ogni suo sogno. Asuka rifiuta: sarebbe come arrendersi, torna nel suo universo per costruire e combattere per realizzare i suoi sogni nel suo posto. 


The Human Target vol. 4: parliamo della miniserie di 12 uscita tra il 2022 e il 2023 per l'imprint Black Label di DC Comics. 
Questo potrebbe essere il fumetto a farmi seriamente ri-precipitare nel baratro. 
No, nessuna ongoing series in continuity all'interno di un qualche universo, ma certamente sto apprezzando la lettura di limited, gn e pubblicazioni stand-alone. 
NOTA: Black Label aveva sostituito Vertigo; nel 2024, se capisco correttamente, DC ha riesumato Vertigo pur mantenendo Black Label. Non mi è chiaro quale sia, a oggi, la distinzione editoriale. 
Parliamo di Tom King. 
Quando ho smesso di leggere fumetti l'ultima volta, Tom King stava cominciando a essere riconosciuto come uno dei grandi scrittori contemporanei con la sua run su Batman, ma è successivo al mio periodo di grazia con i comics DC, quindi non l'ho mai effettivamente apprezzato come tale. 
Questa mini è impeccabile, è uno dei migliori comics che abbia letto, è memorabile e superlativa in ogni suo aspetto. Non c'è un singolo difetto. 
Questa è una pubblicazione del 2022 ed è ambientata, e in continuity, con una storia della Justice League International (vol. 2) di Gerard Jones del 1994, che lessi a suo tempo. 
Vorrei dire qualcosa a proposito di come DC sia ancora costretta a storie intese per un pubblico della mia generazione, che l'esperienza "52" del 2006 continua a costare all'editore in termini di geeks persi per strada e mai recuperati. 
Non lo farò. 
Christopher Chance The Human Target è un personaggio DC molto minore: non ha poteri, è un maestro del travestimento, lavora come guardia del corpo. 
A inizio storia lo troviamo morente. 
Dodici giorni prima, mentre impersonava Lex Luthor, è stato avvelenato con una sostanza incurabile. 
Dodici giorni per dodici albi, Chance vuole risolvere il proprio omicidio: i sospetti sono tutti membri della Justice League International; il movente è la vendetta per la morte di Ice (non c'è bisogno di conoscere l'esatto retroscena, ma è spiegato). 
Qui la cosa diventa un filo più complicata, ma non di molto: Ice è viva e vegeta, come sempre con i personaggi dei fumetti, la morte è uno stato passeggero; Ice è co-protagonista della serie. 
C'è una storia d'amore. Ci sono inganni e tradimenti. C'è un'impossibile quantità di genio e arte in questa miniserie, nei suoi testi e, per una rarissima coincidenza astrale, nei suoi disegni. 
Greg Smallwood è un fantastico maestro (e il suo supporto di inker e coloristi). 
Non c'è una tavola confusa, ogni riquadro è un'opera d'arte, narrativamente e visivamente è perfetto, squisitamente comprensibile, meravigliosamente personale e riconoscibile. 
Cosa manca a questo fumetto? In realtà niente, semplicemente non siamo in un periodo storico con la possibilità di creare qualcosa di rivoluzionario; i grandi fumetti che tutti conoscono e riconoscono aver cambiato la storia del genere hanno tutti qualcosa in comune: non sono per bambini, sono quei fumetti che hanno mostrato la maturità del formato e la realtà di poterlo usare per produzioni adulte, significative e importanti. 
Questo non può più essere fatto: non si può più rivoluzionare il concetto popolare di cosa sia un fumetto, perché non esiste più un serio bias infantile verso questa forma d'arte e intrattenimento. 
The Human Target (vol. 4) è un capolavoro, un masterpiece perfetto. 
Uhm. 
Un difetto c'è, non per me. Immaginando un giovane lettore, questa miniserie un difetto ce l'ha. 'Giovane' non necessariamente d'età, giovane d'esperienza con la DC Comics. 
Questa è una miniserie in continuity (parzialmente) che utilizza personaggi e bits di storie dagli anni '90 dello scorso secolo. E' pienamente possibile apprezzarla così com'è, ma non completamente. 
Il centro di questo problema è, senza dubbio, Ice. 
Tutto il fumetto gira intorno alla più nota caratterizzazione di Ice, un personaggio che ha smesso di essere rilevante da 30/40 anni (ammesso lo sia stato mai): Ice ha una caratterizzazione specifica che è fortemente legata agli anni della sua creazione e al contesto estremamente particolare della Justice League International, così come stabilito da Giffen/DeMatteis; tutta la storia gira intorno a questa risaputa, assolutamente certa, caratterizzazione del personaggio. 
Tutto ciò è scritto e spiegato brillantemente da King nella miniserie, ma un conto è leggerlo per la prima volta nel contesto di questa miniserie, un conto è averlo interiorizzato 30/40 anni fa e vederlo esplodere durante questa miniserie. 
Negli ultimi mesi ho letto alcuni eccellenti fumetti, ma questo è una spanna sopra tutti. 
...e non ho detto del protagonista, che è un misto di James Bond, il Santo e tutti quei personaggi/spie carismatiche, con il più classico dei detective noir tutto cinismo, determinazione e profondità romantiche. 
...e non ho detto di come albo giri intorno a un particolare justice leaguer e sia narrativamente diverso dagli altri, alcuni più di altri, con stile e tono che cambiano, e ci siano citazioni e riferimenti ad altre storie famose. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Ice e Fire sono i killer principali, ma altri della League hanno aiutato più o meno consapevolmente; Ice e Chance vivono una relazione appassionata e appassionante, soprattutto perché entrambi sanno (praticamente da subito) che lei è la sua assassina. 
Chance muore. Ice piange. Qualche mese dopo riprova a uccidere Luthor, e ci riesce. 
A questo punto la storia è fuori continuity. 



Redline Heist (Id, 2026): generica pubblicazione Baen, l'autore è un tale Michael Mersault. Romanzo usa e getta di quelli che sei sempre a un passo dallo smettere, poi arrivi in fondo perché ti costa meno fatica continuare a leggere. 
Dovrebbe essere il primo in una serie "Doomsday Artifacts". 
Futuro remoto, l'umanità ha colonizzato lo spazio; malvagi techno-socialists hanno cancellato tutti i documenti di storia e cultura umana pre-spaziale (ci sono motivi, ma ideologicamente siamo sul versante repubblicano della narrativa), lasciando solo scampoli di video/libri/film/musica/etc divenuti rapidamente oggetto di frenetica collezione da parte di ricchi annoiati. 
Entrano in scena 3 protagonisti principali, ma il libro ha un vasto cast di personaggi, alcuni dei quali protagonisti di paragrafi e/o pochi capitoli.  
Un brillante ladro-truffatore di quelli carismatici che trionfano di chiacchiere, una ex-militare nichilista che è quasi un Agent Venom con simbionte che la potenzia e rende super, il fratello minore sfigato di uno dei poteri economici più grandi dello spazio. 
Succedono cose e il fratello sfigato crea una specie di Death Race dove i succitati ricchi annoiati possono scommettere sul risultato di gare/combattimenti usando macchine umane d'epoca guidate da disperati. Il ladro e la soldatessa (scrivere 'soldatessa' mi fa pensare alla Fenech) fanno squadra e vogliono approfittare della Death Race per diventare super ricchi (lui) e combattere la noia e le aspirazioni suicide (lei); i due diventano amici, c'è qualche hint di possibilità romantiche.  
Tutto sommato è un romanzo divertente scritto professionalmente; sfortunatamente, per motivi misteriosi, l'autore ha scelto di dare un'impronta old british alla lingua parlata dai protagonisti (il motivo è perché fissati con le antichità terrestri), che si apostrofano tra loro con 'Love', 'Old Sport', 'Good Fellow' e roba del genere. Diventa molto fastidioso molto in fretta.
Il libro è pure troppo lungo: l'introduzione è interminabile e ci sono troppi capitoli dedicati a fare inutile world building; quando, finalmente, comincia la Death Race, il libro esplode ed è un crescendo di fun e azione. Fa dimenticare il lentissimo inizio, ma non completamente. 
Ah, c'è anche un misterioso alieno tipo Predator.  
Tutto ciò detto. 
Leggerò sicuramente anche il secondo, non ne trovo tracce, ma presterò attenzione. 
SPOILER SPOILER SPOILER
I nostri eroi vincono ma diventano super ricercati. Guadagnano un sacco di soldi e mettono le mani su vari ninnoli alieni non meglio precisati. Lui ha già in mente il prossimo grande piano, lei rimane in scia perché intrattenuta. 


Something Is Killing the Children - Book One: questo volume raccoglie gli albi 1-15 della serie, il primo story-arc "The Archer's Peak Saga", inizialmente pubblicati tra il 2019 e il 2021. 
E' una pubblicazione Boom! Studios, scritta da Tynion IV, disegnata da Dell'Edera. 
Ricordo distintamente Tynion IV come un mediocre autore impiegato da DC su testate di Batman; oggi è giustamente considerato uno dei migliori scrittori di fumetti al mondo; per una volta l'Eisner ha un senso e dal 2020 a oggi, l'autore e/o la serie sono stati continuamente nominati/vincitori. 
La serie è un tale successo che da diversi anni i suoi diritti d'adattamento sono contesi e variamente impiegati in pre-produzioni (finite nel nulla). 
La serie parla esattamente del suo titolo: ci sono mostri, questi mostri sono invisibili agli adulti, i mostri uccidono bambini. 
Li uccidono male con molto sangue, mutilazioni, orrore, paura e sofferenza (decisamente uno dei motivi dei fallimenti nelle produzioni tv/cinema). 
C'è un ordine di cacciatori di mostri, poco argutamente "Order of St. George"; Erica Slaughter è una dei suoi membri più giovani, può vedere i mostri per motivi poco spiegati (almeno in questa parte), ed è addestrata a combatterli con un misto di violenza, armi da taglio e rituali. 
Erica arriva nella cittadina di Archer's Peak: molti bambini sono scomparsi, altri sono stati sfortunatamente ritrovati ridotti a pezzi. Erica comincia a indagare. 
L'infestazione di mostri è più ampia di quanto possa gestire da sola, le cose vanno in peggio, altri membri dell'ordine arrivano ed è loro politica eliminare anche tutti i testimoni. 
E' un magnifico fumetto horror, molto ben scritto senza essere inutilmente artsy o arrischiarsi in profondità inesplorate; i disegni sono generalmente molto buoni, mi ricorda un altro disegnatore ma non il nome (se mi verrà in mente, aggiornerò): sono un po' troppo sporchi e poco chiari per i miei gusti, ma capisco il fascino, specialmente la caratterizzazione della protagonista. 
Nel finale, Erica vince ma il suo rapporto con l'ordine si spezza e diventa indipendente, probabilmente braccata. 


Lunar New Year Love Story: è una graphic novel stravincitrice agli Eisner dello scorso anno. Scritta da Gene Luen Yang, disegni di LeUyen Pham (non so chi siano, sono considerati molto famosi e maestri della forma narrativa, autori nuovi rispetto a quando ero esperto). 
Setting: benestante comunità asiatica, specialmente vietnamita, californiana (Oakland). Protagonista crede nell'esistenza del vero amore, ma la realtà le dimostra continuamente il contrario: passa da ragazzina piena di speranze, a giovane cinica (ma non problematica: è tutto tonalmente realistico, senza iperdrammi); ci sono relazioni sentimentali nella sua vita, in particolare un giovane con il quale sembrerebbe esserci un rapporto predestinato; ci sono spettri/spiriti/amici immaginari tipo Happy! di Morrison: inizialmente un Cupido da biglietto di San Valentino, poi un San Valentino grigia statua cristiana di un santo che propone di abbandonare ogni emozione. 
NOTA: la religione cristiana viene rappresentata con luci/ombre. C'è il santo 'malvagio', c'è la nonna che vive una religiosità invadente ma gioiosa. 
Stranamente, non c'è la solita descrizione di famiglie asiatiche con genitori troppo esigenti e figli schiacciati. 
E' una storia simpatica, disegnata benino. Troppo YA per me.
E' uno di quei prodotti pensati per fare bene nel circuito della critica e dei premi: non è esattamente un demerito, ma la rende troppo simile ad altri prodotti d'intrattenimento che hanno seguito lo stesso percorso di fuggevole successo, approfittando di commenti positivi influenzati dal presentare una realtà edulcorata, ammantata di minoranza e sensibilità blandamente progressiste, che finisce per offrire una visione rassicurante e perbenista stomachevole dove tutto è perdonabile e nessuna strada senza uscita. 
Ah, ecco. Ricorda uno di quei merdosi film Disney tipo Encanto e Turning Red. 
SPOILER SPOILER SPOILER 
I due si mettono insieme.