Komi Can't Communicate S01: sono diventato un believer. Quando Komi divenne inizialmente famosa... non saprei dire esattamente quando: il manga ha iniziato la pubblicazione nel 2016, il successo non è arrivato immediatamente, almeno quello internazionale; secondo me, quando cominciai a leggerlo perché incuriosito dalla sua forte presenza online, erano usciti già una cinquantina di capitoli.
Comunque: non mi piacque.
Mi sembrava uno di quei manga che può andare avanti per 300 capitoli senza il minimo passo avanti romantico tra i protagonisti (I know): lessi una decina di capitoli e poi basta.
Annoiato, qualche giorno fa mi sono messo a guardare l'adattamento animato su Netflix.
Più tardi ricomincerò il manga.
E' galattico. Non è Horimiya o Toradora, ma non è la stessa cosa.
Slice of life studentesco comico paradossale, certi passaggi sono davvero simili a Urusei Yatsura o altre produzioni della Takahashi per il livello di assurdità, incentrato su Shoko Komi: bellissima studentessa, adorata da tutti, divinità della scuola, che tutti considerano irraggiungibile e inavvicinabile.
Komi soffre di un 'communication disorder': è patologicamente timida e non riesce a parlare, per dirla spiccia, e soffre molto di solitudine.
Un giorno, il classico average boy di buon cuore si accorge di quanto sia fraintesa e infelice, e diventerà il suo primo amico e il veicolo che permetterà a Komi di iniziare il suo processo di guarigione (si può dire così?) e aprirsi alle altre persone.
La storia è molto comica e inaspettatamente scorretta nella sua comicità: ogni episodio ci ricorda che la condizione di Komi è seria e non qualcosa da deridere, poi ci investe di esilarante stupidità e momenti di irresistibile cuteness.
Mia moglie mi ha sorpreso a sorridere guardando uno degli ultimi episodi della prima stagione, e mi ha ovviamente preso per il culo.
La prima stagione è composta da 12 episodi rilasciati su Netflix a partire dallo scorso Ottobre 2021.
Immediato successo, seconda stagione istantaneamente commissionata e prossima a uscire tra un mese circa.
NOTA: i temi produttivi non tornano, per quanto semplice da realizzare sia questa serie. Netflix probabilmente mente e utilizza il dubbio-poi-annuncio per motivi pubblicitari e di hype.
Gli episodi sono composti da più sketch consecutivi, ognuno con la sua intro ed epilogo.
La classe di Komi è composta da stereotipi giapponesi estremizzati: c'è il crossdresser, c'è la masochista, c'è la hotblooded, c'è la yandere... sì, Komi tende a rappresentare personaggi anormali ma il tutto è squisitamente contenuto da un tono di diffusa bontà.
In altre storie, questi personaggi potrebbero pure essere assassini o violenti, ma in Komi non succede niente di male. E' un'oasi felice e irreale priva di bullismo, persone che si tagliano o altro.
E' un equilibrio difficile e può suscitare perplessità, e mentre si guarda si pensa che potrebbe esserci qualcosa di offensivo o sbagliato, ma tutto funziona e, come dicevo, ci si trova a sorridere.
Animazione prodotta da OLM, regia del veterano Ayumu Watanabe, sceneggiatore della veterana ancora più veterana Deko Akao.
Aggiornerò, dopo aver letto il manga, per indicare il rapporto episodi/capitoli.
UPDATE: saltando qualcosa qua e là, la prima stagione dell'anime arriva fino al capitolo 73.
NOTA2: l'anime migliora decisamente alcune scene del manga, passaggi appena accennati dell'originale diventano scene complete e ben realizzate; viceversa mi sarebbe piaciuto vedere (in qualche modo) adattate nell'anima anche le tavole tipo peanuts del manga, che sono deliziose.

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