The Battle at Lake Changjin: aka Death to Amelica 1. Seguito già in produzione.
Inevitabile partire dai titoli: film più costoso mai prodotto in Cina, film cinese più di successo di sempre in Cina, film non inglese più di successo di sempre nel mondo.
Inevitabilmente, ogni volta che parliamo di film mainland Cina, specialmente ma non esclusivamente di guerra, bisogna toccare l'argomento propaganda. Questo film è stato realizzato per i 100 anni del Partito Comunista cinese, direttamente commissionato dal partito.
Assolutamente impossibile sbagliarlo, pena la morte (probabilmente), e quindi troviamo 3 co-registi.
Non 3 co-registi pescati a cazzo: Tsui Hark, Chen Kaige, Dante Lam.
...a un certo punto dovrò smetterla di parlare di film 'mainland Cina' come opposti a quelli di HK: il cinema di Hong Kong è moribondo, quasi morto. Ucciso. Rimane Taiwan, ma non è la stessa cosa.
Vedere Hark e Lam insieme a Kaige in un film così monoliticamente propagandistico fa male.
Inizi della Guerra di Corea: imperialisti americani minacciano indifesi alleati, la Cina invia le proprie truppe per salvare la nazione, salvare la pace, salvare dio dagli oppressori bianchi, invasori senza morale, senza gentilezza, crudeli e inetti barbari ignoranti. Schifosi. Scalper.
Wu Jing interpreta il comandante della compagnia che affronta sempre il combattimento iniziale, il giovane cantante/attore/bellino Jackson Yee è il fratello minore che si arruola di nascosto e scopre la realtà della guerra, l'orrore dei malvagi nemici, la grandezza della Cina.
Ci sono diverse battaglie.
Dimenticate The Eight Hundred e gli altri film simili recenti, Lake Changjin sposta molto più in alto l'asticella delle scene di guerra nei film cinesi; arriviamo a livelli da Salvate il Soldato Ryan.
Comparse infinite, dispiego di mezzi militari senza limiti, esplosioni da bucare l'ozono da qui alla fine del mondo (anticipandola); campi lunghi per sfoggiare gli effetti speciali digitali, strambi effetti digitali con misto di modellini e modelli 3d affiancati... l'effetto è bizzarro tra il b-movie e l'affascinante.
Dura 3 ore, penso di averlo guardato in 5 o 6 volte: le scene di battaglia sono davvero impressionati, eroiche e notevoli, totalmente identiche a quelle di tanti film americani simili; le altre scene, quelle tra le battaglie, sono ammorbanti.
I soldati cantano, sorridono eroici davanti al pericolo, non aspettano altro che sacrificarsi per la patria, sono tutti fratelli, difendono i poveri... c'è anche Mao nel film: Mao invia il proprio figlio a combattere perché tutti uguali e tutti devono fare la propria parte.
Il grande leader è pronto a sacrificare il proprio figlio per salvare i figli della patria.
Gli americani non sono rappresentati troppo diversamente dai russi nei film americani di anni fa: dei briganti arroganti senza onore, saltuariamente schifati persino dai propri comandanti minori che, se potessero, si farebbero gli occhi a mandorla per diventare cinesi.
Il confine che questo film supera senza guardarsi indietro è quello delle sovrimpressioni da telegiornale italiano dell'Istituto Luce.
Ecco, mentre possiamo discutere sull'evoluzione culturale americana e il modo in cui sono cambiati i loro film di guerra e la rappresentazione dei nemici, mentre possiamo concedere il solito ritardo storico alla stessa evoluzione in Cina e fingere che i loro anni 2020 siano come i 1950/1960 occidentali, non è possibile ignorare le sovrimpressioni da propaganda anni 1930: bianche, grandi, punti esclamativi.
Queste sovrimpressioni sono il confine tra film di propaganda e spot politico.
Si guarda ed è divertente quando combattono.
Si guarda ed è divertente quando combattono.
SPOILER SPOILER SPOILER
Muore il personaggio interpretato da Hu Jun, se non riconoscete il nome è perché a HK ne aveva un altro. Tutti gli altri protagonisti rimangono vivi e combatteranno nel prossimo film.
Gli americani scappano.
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