Strappare Lungo i Bordi: arriva mia moglie e dice: "tutte le mie amiche su insta stanno guardando la serie di zerocalcare"... o qualcosa del genere.
Normalmente snobbo l'intrattenimento italiano, ma 6 episodi da 20 minuti sono affrontabili: richiesta accettata con una stipula sul gradimento del primo episodio.
E' una bella produzione.
Non so bene da dove partire: Zerocalcare è un fumettista italiano di fama, probabilmente il più originale, apprezzato e popolare fumettista italiano degli ultimi anni. L'ultima volta che l'Italia ha vissuto un fenomeno fumettistico di questo livello è stato con Rat-Man: erano gli anni che lavoravo in fumetteria, ebbi l'occasione di conoscere Ortolani. Non un fan.
Potrebbe esserci stato altro nel mezzo, ma niente ha raggiunto le vette della mia torre d'avorio internazionale prima di Zerocalcare.
Leggo sulla wiki: l'autore è toscano come Ortolani.
Mi sorprende: la serie è in romano, l'avrei detto romano.
Questo elemento linguistico è stato giustamente criticato: in Italia esiste da anni la convinzione che si possa far ridere solo in dialetto, un qualsiasi dialetto; è una grandissima limitazione e ingiustizia nei confronti della lingua: certo, ci sono forme di umorismo sorrette e enhanced dall'esposizione dialettale, ma da troppo tempo sembra non sia possibile farne a meno.
L'italiano è giusto la lingua dei telegiornali, e solo di quelli nazionali.
Leggo anche, con sofferenza, l'autore essere più giovane di me di qualche anno.
Immaginavo stessa generazione perché i riferimenti pop sono condivisi, ma speravo almeno coetanei.
Tutto ciò detto.
Stima per essere stato prodotto da Netflix, apprezzamento per la qualità degli scout di Netflix: la serie è realizzata molto bene.
Protagonista della storia è l'autore stesso, se capisco correttamente è così in tutti i suoi fumetti; in questa serie si doppia da solo, doppia anche il grosso dei personaggi (se non proprio tutti) ma non sempre. In alcuni momenti drammatici importanti, gli altri personaggi sono doppiati da altri attori: uno di questi è Mastandrea.
I 6 episodi seguono uno svolgimento strutturato in modo simile: l'autore/protagonista inizia un monologo, parte un flashback, ci sono una sequenza di momenti comici; il flashback si interrompe e, nel tempo presente, lo seguiamo prepararsi per un viaggio (e poi viaggiare) insieme ai suoi due amici: questa sezione orizzontale degli episodi contiene anche il messaggio esistenziale di turno.
Due cose: i momenti comici sono esilaranti. Non tutti, ma ogni episodio possiede scene da ridere forte.
Umorismo eccellente, spesso nero e giocato sull'insensibilità.
I momenti drammatici sono un po' banali: sono scritti con qualità, mia moglie ha persino pianto (ma ci vuole poco), ma sono terribilmente prevedibili; è la solita rappresentazione di trentenni inutili, pigri, insoddisfatti e sconfitti.
L'autore ha talento e la sua rappresentazione di questo tema abusato è meritevole d'attenzione, però che palle.
L'animazione è realizzata da uno studio italiano, DogHead Animation.
Potrei tentare di leggere uno o due dei suoi fumetti.
SPOILER SPOILER SPOILER
I protagonisti stanno andando a Biella per il funerale di Alice, suicida.

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