Arcade Mania! The Turbo-Charged World of Japan's Game Centers (Id, 2008): se avete una connessione internet e videogiocate certamente conoscerete il blog Kotaku, se leggete Kotaku sicuramente conoscerete i suoi due top editor Brian Crecente e Brian Ashcraft, quest'ultimo residente in Giappone e autore del saggio in oggetto. Sul libro il nome di Ashcraft è quello scritto più in grande, ma il lavoro è stato sviluppato in collaborazione con Jean Snow di Wired e la fotografa Yuki Nakano. Arcade Mania nasce in formato pocket con sovracoperta lucida, stampato su carta ricca alternando pagine in bianco e nero ad altre a colori: è chiaramente un pubblicazione giapponese e infatti le uniche librerie dove lo potrete trovare sono in Giappone, per tutti gli altri ci sono i negozi online. Funziona come una guida turistica, divisa per generi, mostra i luoghi, regala nozioni di storia, riporta interviste ad avventori e addetti ai lavori del meraviglioso mondo delle sale gioco giapponesi: UFO catchers, print club machines, rhythm games, fighting games, shooting games, retro games, gambling games, card-based games, super cabinati stilosissimi ritrovabili solo Là. Le sale gioco non esistono praticamente più in Occidente, fenomeno morto e stramorto; in Oriente invece sono ancora fenomenali, soprattutto perché abitate da giochi che non potrebbero vivere sul mercato console: i generi di gioco presentati nel libro si trovano solo nelle sale gioco, o quanto meno le versioni delle sale gioco sono molto diverse dalle controparti casalinghe. Per ogni genere Ashcraft ci racconta dove trovare la crema dei giocatori, li intervista e si fa spiegare le motivazioni e le preferenze, il tutto accompagnato da un corredo fotografico e grafico accattivante e candito. Anni fa ebbi l'occasione di andare a Tokyo, non la colsi, ci sono persone che viaggiano e altre che vivono radicate nel proprio territorio: Arcade Mania è un libro di viaggi, racconta l'El Dorado dei videogiocatori. Un tema caldo del libro è la prospettiva sui frequentatori delle sale gioco, il rapporto è molto simile a quello delle nostre sale da biliardo: se vai in un posto frequentato devi essere forte, oppure vai per guardare, altrimenti ti massacrano; se sei scarso te ne stai a casa a giocare a boccette. Nelle sale gioco giapponesi si incontrato solo indefessi praticanti, si incontrano quei cinni che sul live la sera ti sbudellano a Street Fighter usando solo il pugno debole: nelle sale gioco però non arrivi neppure a mettere il cento yen nella macchinetta, l'aura di supremazia ti sbudella prima. E' una lettura divertente ma non comica, Ashcraft è un devoto: non scrive per ridicolizzare un ambiente per altro serissimo e dagli interessi economici immensi. Hardcore gamer, questo libro vi farà sentire un pò più piccoli ma più vicini alla fabbrica delle meraviglie elettroniche.