Abominable: è il nuovo film animato Dreamworks. E' anche il primo film realizzato insieme agli ex-Oriental Dreamworks, oggi studio d'animazione interamente di proprietà cinese ribattezzato Pearl Studio.
Scritto e diretto da Jill Culton: una carriera nel mondo dell'animazione cinematografica occidentale tra Pixar e Dreamworks.
E' un buon cartone animato senza particolarità: niente di originale, nessuna tecnica innovativa.
Usa e getta.
La storia comincia a Shanghai ma si sviluppa tutto in giro per la Cina, e anche per territori che non sono ufficialmente cinesi (secondo la comunità internazionale) ma la Cina considera propri... motivo per cui questo film è stato bannato in vari stati del sudest asiatico... un ricco cinese è riuscito a catturare uno Yeti.
Lo Yeti scappa.
Lo Yeti trova una ragazzina solitaria rimasta senza padre.
I due diventano amici.
La ragazzina e un paio di sidekick decidono di riportare lo Yeti in Tibet (anche se il nome Tibet non viene mai pronunciato per tutto il film), inseguiti dal ricco e il suo esercito di soldati privati.
Lo Yeti è carino e sembra il solito pokemon, i personaggi sono ben caratterizzati ma privi di carattere.
C'è una scena degna di nota: quando lo Yeti usa i suoi poteri per surfare su un campo di fiori.
...davvero una scena ben fatta e visivamente notevole.
Tutto il resto è senza infamia, senza lode.
Finisce bene.
SPOILER SPOILER SPOILER
Finisce bene e i cattivi muoiono.


Rambo - Last Blood: è un film molto strano. Insospettabilmente stratificato e contaminato. E' il quinto film di Rambo, il secondo del 'revival' parte del più generale rilancio di Stallone come action hero attempato di cui fanno/hanno fatto parte gli Expendables e i nuovi Rocky.
Questo quinto Rambo arriva fuori tempo massimo, per così dire.
E'... in modo molto bizzarro... un film crepuscolare che chiude una decade profondamente segnata dal revivalismo degli anni '80 e lo porta a coincidere con il filone degli action hero attempati lanciato da Taken nel 2008.
Stallone lo ha voluto così: Rambo V è un testamento ed è scritto, diretto e interpretato come un lascito.
I titoli di coda con scene prese da tutti i precedenti Rambo ne sono la prova concettuale.
Il soggetto è essenzialmente quello di Taken: dimentichiamoci il setting di Rambo 4.
Qui ritroviamo il nostro eroe a casa, in Arizona, impegnato ad addestrare cavalli e, occasionalmente, salvare persone: si è anche costruito una specie di famiglia adottiva.
La 'figlia' viene rapita in Messico per essere venduta. Rambo Taken parte alla riscossa con il suo set di skills molto particolare.
A questo punto succedono 3 cose nel film.
La narrazione è velocissima e non ci si ferma mai troppo sulla costruzione delle scene: tutto succede molto in fretta e lo sviluppo è straordinariamente asciutto e svuotato del superfluo.
Tre cose:
1) Parlando dell'ultimo Call of Duty ho citato e mi sono personalmente stupito per la monolitica rappresentazione malvagia dei russi; qui i messicani ne escono anche peggio: non c'è un solo messicano buono. Tutti stupratori, venditori di droga, spietati assassini e in generale disumani.
In questo particolare momento storico, ancora più dei russi, l'opinione pubblica americana è certamente sensibile a una rappresentazione del Messico in questi termini, in ambo i sensi.
2) La brutalità della violenza di questo Rambo è eccezionalmente insolita: è praticamente uno slasher con effetti speciali in cg, molto pochi, e una quantità di protesi e sangue finto. E' esagerata e davvero pulp. Non voglio fare spoiler: mi limiterò a dire che nessuna delle frasi rabbiose pronunciate da Rambo nel corso del film si rivelerà una vuota minaccia.
3) Rambo è un perdente. Ancora più di Rambo 4, questo ultimo film riabbraccia interamente lo spirito del primo: il governo è inutile, la polizia è inutile. I veterani non hanno posto nella società, avrebbero dovuto morire. Paradossalmente, e l'interpretazione di Stallone è squisita nel mostrare esattamente questo dettaglio, Rambo è molto più a suo agio e 'felice' quando scoppia la terza guerra mondiale sul finale, rispetto alla vita tranquilla e famigliare di inizio film. Non è un tema originale, ma è rappresentato in modo riuscito. Rambo è un perdente e tutta la sua famiglia è segnata da questo destino.
Ci sono tanti, inaspettati dettagli: Rambo prende dei farmaci. Quando un action hero attempato prende dei farmaci, solitamente è roba per il cuore: qui non è detto esplicitamente, ma nel caso di Rambo sono probabilmente anti psicotici. Pari passo il film discende nella violenza e Rambo con la storia: smette di prendere i farmaci, abbraccia le sue allucinazioni e finisce per dare sfogo ad anni di violenza a stento trattenuta.
C'è una frase detta dal personaggio in un momento insospettabilmente importante, che sembra una one line qualunque, ma viene poi ricordata allo spettatore in un flashback un po' scemo qualche decina di minuti dopo.
Quella frase diventa il fulcro della storia: l'eroe che in Italia è diventato sinonimo di 'vendetta' grazie al suo secondo film, è tenuto a bada da farmaci e dalla figlia putativa. Quando questi due elementi vengono a mancare, Rambo torna a essere una macchina di morte.
In Rambo 2, questo scatenarsi di violenza diventava eroismo catartico mirato a salvare e rettificare i torti; in Rambo 5, c'è solo vendetta senza ulteriore significato o valore. Il Rambo di Rambo 2 combatteva per un futuro che non l'avrebbe visto partecipe, il futuro di altri: comunque un futuro; il Rambo di Rambo 5 combatte esclusivamente per se stesso e sfogare ciò che è stato represso.
C'è la scena della preparazione, un po' lunga a dirla tutta; ci sono 10/15 minuti di combattimento finale che sono un clinic di coreografie d'azione; c'è una scena finale dopo i titoli di coda: non perdetevela.
Rambo 4 è stato un film scemo con belle scene d'azione; questo è un film che sorprende con ottime scene d'azione e una quantità di strane suggestioni che tradiscono e rivelano il particolare stato d'animo ed esistenziale del suo protagonista.

Ready or Not: piccolo film distribuito da Fox con Samare Weaving. Era un paio d'anni che non la vedevamo al cinema, dall'ottimo Babysitter del 2017 (e l'ottimo Mayhem sempre del 2017... e quel altro film del 2017 che non ho mai visto): nel frattempo ha fatto parecchia tv. Il suo posto è il cinema: Samara avrebbe dovuto diventare la action star femminile che il cinema USA non ha da tempo. Farebbe ancora a tempo, se si impegnasse.
Il film è diretto dal duo Bettinelli-Olpin/Gillett, insieme in tre o quattro horror, anche loro non più visti al cinema da qualche anno.
E' un grande ritorno. Anzi, è un piccolo ritorno che ha avuto un grande successo ed è un film molto divertente.
Samara sta per sposarsi con il ricchissimo erede di una famiglia dell'industria dei giochi.
La notte di nozze è tradizione della famiglia che tutti facciano un gioco insieme.
Il gioco è scelto random e non c'è una cattiva scelta.
C'è una cattiva scelta: 'nascondino' è una cattiva scelta.
Samara deve sopravvivere fino all'alba, o essere sacrificata al demonio dai suoi suoceri e altri parenti neo-acquisiti.
E' una commedia nera d'azione e horror, come gli splatter di una volta e ricorda un po' Coscarelli, ma senza la patina di amatoriale.
Samara è molto cool e incarna lo spirito di tanti personaggi femminili forti degli anni '80.
La sceneggiatura è brillante e piena di colpi di scena inaspettati.
E' un piccolo gioiello.
SPOILER SPOILER SPOILER
Samara vince, tutti gli altri muoiono.

Call of Duty - Modern Warfare 2019: è uscita la Season One. Ho pensato fosse il caso di finire la campagna.
Uhm... ora che scrivo, il reboot della serie Modern Warfare di Call of Duty è uscito da un po' più di un mese. Ho finito la campagna, ho giocato al multiplayer abbastanza da arrivare al livello 56 o 57.
Non sono esattamente sicuro del livello perché non lo ricordo, e credo sia stato resettato dall'inizio di questa 'stagione uno'.
Direi di averci giocato abbastanza da poterne parlare, ma sicuramente non ci ho giocato così tanto.
E' sorprendente quante cose ci sarebbero da dire riguardo questo gioco: 'sorprendente' è la parola giusta. E' sorprendente perché per essere l'ennesimo, annuale Call of Duty, questo del 2019 è ricco di particolarità; ed è anche straordinario quanto possa essere controverso un titolo che dovrebbe, invece, essere quanto di più sicuro e indolore nel mercato.
E' prodotto da Infinity Ward, anche se non è certo la stessa Infinity Ward dell'originale Modern Warfare.
E' un reboot della serie: vuol dire che torna il Capitano Price e si ritorna a prima degli eventi di Modern Warfare 2 e 3. A dire il vero: gli eventi di questo Modern Warfare sono completamente un'altra cosa rispetto a quelli del originale. Non lo ricordo così bene da escludere che ci siano elementi ricorrenti o comuni, ma direi che non ci siano.
Tornano le 3 colonne: single player, multiplayer competitivo e cooperativo. Ognuna di queste colonne porta la sua bella polemica.
La campagna è... normale. E' spettacolare e sembra un film, anzi meglio. Graficamente incredibile, è uno dei più bei giochi PS4 di sempre e il classico, perfetto esempio di come gli sviluppatori perfezionino la tecnologia delle console proprio in tempo per dire loro addio. Narrativamente è stata scritta a tavolino per far parlare di sé utilizzando e sfruttando in modo estremamente superficiale, concetti e temi molto complessi e polarizzanti.
Ricorderete la famosa scena dell'aeroporto dell'originale Modern Warfare, qui hanno voluto fare qualcosa di molto simile: durante la campagna si parla di armi chimiche, si utilizzano e vedono i risultati delle armi chimiche; c'è una lunga e stupida scena di tortura; ci sono alcune ancor più stupide scene che richiamano alla mente il celeberrimo Press F to Pay Respects.
E' quindi la normale campagna di Call of Duty che vuole sbattere in faccia la guerra cruda e bruta, ma farlo utilizzando un linguaggio comprensibile alle masse che acquistano il gioco: è grottesca e offensiva nei modi più sbagliati, celebra ciò che non dovrebbe e soddisfa gli impulsi più scemi e ignoranti dei giocatori.
In pratica è perfetta.
Alla mia veneranda età, la trovo noiosa: apprezzo la grafica eccezionale, rimango indifferente ai tentativi di scioccare. Ammetto di essere stato solleticato dal pensiero di come Activision abbia accettato, e anzi promosso, un gioco contenente una rappresentazione così negativa dai russi che manco durante la Guerra Fredda.
Le storie del fosforo bianco, della tortura e dei bambini sono minchiate; ma il ruolo di cattivi assoluti affibbiato ai russi nel gioco è talmente viscerale e grossolano da rendere addirittura miti le polemiche risultate.
Tutto ciò detto: un capolavoro di tecnica; giocarla al livello massimo di difficoltà è, come sempre, una rottura di coglioni di proiettili casuali e corse dietro muri; il finale è una stronzata aperta per i seguiti. Il doppiaggio italiano è un'offesa che dovrebbe far costare meno l'edizione italiana del gioco: anche questa volta è impossibile acquistare dal psn italiano la versione non italiana, ed è un peccato perché il doppiaggio originale è ottimo, quello italiano è rivoltante.
Anticipo e chiudo immediatamente il discorso 'multiplayer cooperativo': non l'ho mai avviato. C'è una polemica anche qui perché è un'esclusiva temporale Sony, ma trovo inutile parlarne: non ci sono trofei annessi, quindi non sono costretto a provare.
Passiamo al multiplayer competitivo: ah.
Questo Call of Duty ha tentato la rivoluzione e ha pagato lo scotto.
La tossicità del fandom è a livelli mai visti: Infinity Ward ha tentato di rendere Call of Duty più realistico, più simile a Battlefield. Ha rallentato il passo del gioco e ha palesemente promosso un approccio da camper.
Non c'è altro modo di dirlo.
Qui faccio una premessa: il mio tag clan è CAMP. Non sono il primo a farlo, ma per molti anni ho avuto un gruppo di amici e camperavamo tutti. Adesso campero in solitaria e sono entusiasta del multiplayer, meno entusiasta di certi problemi relativi all'angolo della visuale e al peeker advantage, ma è davvero il mio Call of Duty.
Il fandom è esploso in una palla di fuoco di veleno, minacce di morte e ritorsioni sataniche.
Se gli utenti del reddit di Modern Warfare, gli utenti che postano altrimenti rischierei pure io, fossero tutti uccisi domani: il qi generale del pianeta si alzerebbe di 1 punto.
C'è un elemento di problema in questa scelta: penso che la maggioranza delle partite finisce per timeout e non per il raggiungimento del punteggio massimo, capita frequentemente di finire in partite dove tutti camperano ed è veramente noioso.
Il vero problema, tuttavia, è il level design: le mappe sono impossibili da navigare. Sono troppo aperte, non si è mai al sicuro: ha un suo gusto e un suo stile, ma non è esattamente divertente e spinge a stare fermi e aspettare. Penso che la natura del problema sia da trovare nel non aver modificato lo stile dei respawn: con questo stile di gioco sarebbe stato necessario anche adottare lo stile di respawn di Battlefield. In mappe così esposte è frustrante rinascere senza sapere dove siano i nemici, dove siano gli amici, spesso rinascendo all'aperto, in mezzo e venendo immediatamente falciati da qualche finestra o angolo buio.
La lentezza d'approccio avrebbe dovuto essere appaiata alla sicurezza dell'inizio.
C'era tutta una diatriba sull'assenza della mini mappa: non so dirvi se sia stata risolta o no. Io gioco solo a veterano, non ho mai avuto la mini mappa.
Altra rivoluzione: mappe e modalità di gioco saranno gratuite. Altra diatriba: questo è il Call of Duty con il più basso numero di mappe al lancio.
Non sono la persona adatta a parlare di questo gioco: sono troppo vecchio per dare la minima importanza ai problemi che attanagliano la gran massa dei giocatori.
Quando finisce la partita, non mi interessa se la squadra abbia vinto o perso: mi basta che le mie morti sia inferiori alle uccisioni.

Koyomimonogatari (Id, 2013): sono in pari. Ci è voluto esattamente un anno: ho letto il primo Bakemonogatari di Vertical a Gennaio, e leggo l'ultimo pubblicato a dicembre.
Sedici libri in dodici mesi.
Sedici dei cinquantotto che ho letto finora nel 2019, ma questo è un altro discorso.
L'edizione Vertical divide in due parti l'originale giapponese: il quattordicesimo libro complessivo, secondo della Final Season, diventa quindi il numero 15 e 16 dell'edizione inglese.
E' particolarmente appropriato e totalmente casuale che questo sia il libro che mi fa concludere un anno di letture di Monogatari: Koyomimonogatari è un libro eccentrico rispetto alla serie, è una raccolta di racconti, dodici racconti per i dodici mesi dell'anno.
Una storia di Koyomi al mese ambientate prima, durante e tra (e dopo) gli eventi principali della serie fino a questo momento.
La raccolta segue alcune linee tematiche, ma non in modo radicale: tutto comincia con Koyomi in giro per la città alla ricerca di storie da raccontare a Oshino per saldare il proprio debito, storie sovrannaturali. Si passa a Koyomi che cazzeggia con le sue amiche filosofeggiando riguardo la Strada e cosa pensano delle strade.
Qua e là, in mezzo a tanti racconti divertissement, capita anche qualche storia essenziale per la vicenda.
Il racconto di Suruga è importante per un elemento che tornerà più avanti nella storia, quello di Ougi è importante perché si svelano alcuni segreti, e gli ultimi due sono importanti perché mandano avanti la storia.
L'ho detto all'inizio: è una raccolta di racconti che stabilisce dei temi e poi li ignora.
Gli ultimi due racconti segnano due dettagli molto importanti per la storia.
Tutto sommato lo inserirei a metà, qualitativamente parlando: la storia di Shinobu è probabilmente la mia preferita.
Il 31 Dicembre è la data ufficiale per il rilascio del primo volume di Owarimonogatari, primo di tre.
Chissà se arriveremo a leggere in inglese il finale della Final Season prima di sapere se Shaft continuerà l'adattamento animato delle stagioni successive.
SPOILER SPOILER SPOILER
Yozuru Kagenui sparisce. La sua scomparsa segna la conclusione del processo che ha progressivamente visto sparire Oshino e Kaiki.
Koyomi viene ucciso da Gaen. Ops.

Hi Score Girl: parliamo del manga. Avevo cominciato a guardare l'anime su Netflix, ma non sono mai arrivato a finirlo a causa del solito rilascio a singhiozzo: così ho cominciato il manga.
L'ultimo capitolo del manga è 'uscito in inglese' da pochi giorni.
Descrizione ufficiale: 90s arcade romantic comedy.
Pubblicazione iniziata nel 2010, conclusasi nell'autunno del 2018: 10 volumi, 63 capitoli.
Scritto e disegnato da Rensuke Oshikiri.
Questo mese inizierà (già uscito/uscirà a breve) una sorta di spin off/sequel intitolato Hi Score Girl DASH.
Netflix sta distribuendo l'adattamento animato realizzato da JC Staff. Due stagioni di 12 e 9 episodi, la seconda in corso, e 3 OAV tra prima e seconda... a questo punto ne parleremo tra qualche giorno, direi.
Tre protagonisti principali: classico triangolo amoroso con lui, lei e l'altra.
Lui e lei sono gamer, l'altra lo diventa per amore di lui.
Siamo agli inizi dei '90 e le sale giochi sono al top del loro successo.
Il protagonista se ne frega della scuola e passa tutto il suo tempo a giocare a Street Fighter II. Domina la scena ma un giorno scopre una ragazza, rara creatura da arcade: i due si sfidano e nasce una rivalità.
Lei è più forte.
Lui è il solito sfigato indeciso, ma è effettivamente molto appassionato e abile nei videogiochi: proseguendo nella storia, il manga lo caratterizza in modo un po' più deciso del solito stereotipo.
Lei non parla: è violenta, capricciosa, etc etc. Ovviamente rivelerà lati adorabili del suo carattere e le solite morbidezze interiori, ma, in linea di massima, l'altra è decisamente il personaggio più femminile e gradevole. L'altra, inoltre, insegue il protagonista con devozione, costanza e amore indiscusso.
Lei intanto è solitamente una stronza.
Lui a volte tentenna un po', ma in linea di massima è esclusivamente attratto dalla protagonista.
Fin qui niente di particolare: i disegni sono diversi dal solito e lo stile dell'autore è molto personale e piacevole, espressivo e narrativamente funzionale. Il gimmick è il mondo delle arcade e dei videogiochi negli anni '90.
...sono stati anche denunciati da SNK per l'utilizzo senza licenza dei loro personaggi. Solo da SNK, non credo che Capcom abbia fatto altrettanto. La diatriba legale si è conclusa in segreto.
Come spesso succede in questo genere di manga, tipo Food Wars per fare un esempio più famoso, l'autore è molto attento a dare una corretta rappresentazione dei soggetti presentati: il manga finisce per essere quasi un documento analitico della scena arcade di quegli anni, e dell'incipiente mercato delle console.
E' quasi un'enciclopedia.
Il finale è ben fatto, classico e senza particolari originalità: emozionante ma, francamente, non sarebbe costato niente realizzare un paio di paginette d'epilogo.
Un bel manga, particolarmente adatto alla mia generazione.
UPDATE: volevo aggiungere una cosa. Sessantatre capitoli non sono molti per un manga romantico come questo, ma è finito al momento giusto o, addirittura, avrebbe potuto concludersi un po' prima.
Il manga è ben disegnato e scritto, ma di originale c'è solo il gimmick: tutto il resto è già visto, già letto. Non tirarlo in lungo è stata un'ottima idea che ha fatto tutta la differenza del mondo nel risultato finale.
SPOILER SPOILER SPOILER
L'altra si fa da parte, dà la sua benedizione alla relazione tra Lui e Lei. Lei, ovviamente, sta per andarsene dal Giappone e lasciarlo per sempre. Lui la insegue in aeroporto, la trova e le dice che la raggiungerà per chiederle di sposarlo. Lei sostanzialmente accetta.
Niente baci o sesso. Molte lacrime e un paio di abbracci.

Ip Man 3: uno o due giorni fa, Donnie Yen ha confermato e reso ufficiale il suo ritiro dai film d'arti marziali. 56 anni, svariati infortuni e, probabilmente, anche una discreta stanchezza. Il tutto è stato condito da dichiarazioni sul suo desiderio di crescere come attore, e altre cose del genere, ma il senso ultimo è che Ip Man 4 sarà l'ultimo film durante le cui riprese accetterà di farsi male.
E' la natura delle cose. A modo suo è giusto così.
Non ci sono delle vere mezze misure tra il modello Jet Li e quello Jackie Chan.
Vedremo cosa sarà della carriera di Donnie Yen, nel frattempo è un buon momento per guardare, finalmente, il terzo Ip Man uscito nel 2015.
L'ho sempre snobbato, considerandolo un inutile seguito, e certamente è un inutile seguito, come inutile sarà anche il quarto; ciò non di meno, è anche un ottimo film d'arti marziali 'crepuscolare'.
Ip Man ha 51 anni, vive a HK con la moglie (Netflix ha il film nell'originale cantonese) e il giovane figlio. E' affermato e conduce una vita di tranquillo successo e serenità.
Honk Kong, però, è quella degli anni '50 governata da stranieri senza scrupoli e approfittatori, malvagi.
La scuola dove va il figlio di Ip Man è nel mirino di un boss della criminalità, Mike Tyson.
La presenza di Tyson è uno dei motivi di tristezza del film, seppur il suo inevitabile combattimento con Donnie Yen non sia davvero brutto.
Ip Man decide di difendere la scuola: Ip Man contro qualche thug; Ip Man contro un sacco di thug; Ip Man contro un thai boxer qualsiasi in una scena tra ascensore e scale molto ben diretta e coreografata; Ip Man contro Tyson in un combattimento, come detto, decente ma irrisolto per la necessità produttiva di dare al personaggio di Tyson il suo immeritato rilievo: malvagio ma onorevole, imbattibile ma incapace di battere Ip Man. Questo combattimento è stato stabilito a tavolino dagli agenti di Tyson e la produzione del film. E' una tristezza, ma non è brutto da vedere.
Questo non è il combattimento finale: Ip Man 3 è un film un po' diverso dai suoi predecessori perché sviluppa in modo parallelo tre trame equidistanti. Si intersecano in quella che è una sceneggiatura inaspettatamente complessa e articolata per il genere: Ip Man contro la malavita guidata da Tyson, Ip Man e il rapporto con sua moglie, Ip Man e la rivalità con un emergente maestro d'arti marziali che vuole spodestarlo come gran maestro del Wing Chun.
Ecco: il duello tra i due è il combattimento finale.
Il miglior combattimento del film è certamente quello con il thai boxer.
Il duello finale è valido ma troppo carico di simbolismi e propaganda: la coreografia è interessante nella sua parte iniziale e mediana, ma diventa stupidamente banale nella conclusione.
Senza fare troppi spoiler, il duello si conclude con la 'super mossa' del Wing Chun conosciuta a livello mondiale e variamente popolarizzata da Bruce Lee e vari videogiochi.
A proposito: finalmente Ip Man prende Bruce Lee come discepolo.
Ip Man 3 non è un brutto film, ma il successo dei suoi predecessori lo costringe a tentare di superarli arrischiandosi a chiamare una davvero inutile guest star occidentale, e insistere su motivi di superiorità patriottica che finiscono per rovinare la genuinità dei combattimenti e la sorprendente intelligenza della sceneggiatura.