Guardians: l'interesse internazionale per i film d'azione russi è durato anche meno di quello per i drammi coreani... ed è cosa buona e giusta. Così mi sento almeno figo a guardare certe cagate come questa.
Film russo di supereroi russi.
Il regista del film è un armeno mai sentito prima che ha avuto un film selezionato per gli Oscar (film estero), poi però squalificato per qualche motivo.
Andiamo per ordine: i russi sanno fare film, non avranno il miglior sistema cinematografico del mondo ma sono in grado di mettere insieme sceneggiatura, attori, regia e tutto il resto in modo coerente e anche di qualità.
Guardians è stato prodotto in russia, ma sembra provenire dalla nigeria o un altro posto dove sono agli inizi del cinema e gli mancano mezzi e capacità per realizzare un prodotto sensato e professionale. Il riferimento alla nigeria non è casuale o razzista: negli ultimi tempi sono diventati 'famosi' per un certo genere di film.
Guardians non ha senso: ha una sceneggiatura completamente priva di senso, le scene sono montate in modo insensato, succedono cose senza senso e tutti si comportano in modo insensato. Voglio proprio insistere su questo punto: la produzione di Guardians sembra aver usato una serie di appunti a mo' di sceneggiatura.
Scene abbozzate e rimandi a cose da aggiungere dopo, meno di un primo draft. Se la storia non fosse idiota, sarebbe impossibile seguirne lo sviluppo.
All'inizio pensavo si trattasse di una geniale e coraggiosa soluzione autoriale: ci risparmiano tutte le scene inutili, tanto vogliamo solo vedere effetti speciali e combattimenti. Non è così.
Sembra letteralmente che non ci fosse una sceneggiatura e la regia abbia realizzato scene andando a memoria.
La storia, comunque, sarebbe questa: durante la Guerra Fredda, due super scienziati russi hanno portato avanti per il governo un programma genetico per creare super soldati. C'è poi stato un qualche tipo di incidente e uno dei due scienziati si è trasformato in una specie di mostro ed è scappato.
Anni dopo, oggi, lo scienziato mostro ha sviluppato una tecnologia che gli permette di controllare ogni macchinario con il pensiero: vuole conquistare il mondo.
Interviene una specie di agenzia segreta russa tipo SHIELD che dovrebbe chiamarsi Patriot, ma forse qui non ho capito correttamente: il comandante in campo di questa agenzia è una porno attrice di basso livello che viene incaricata di trovare e reclutare i sopravvissuti del progetto super soldati.
Ah, un effetto collaterale è che sono tutti immortali.
Un aspetto bizzarro della trama è che i russi conoscono posizione e attività di questi super esseri ma li hanno lasciati stare per più di 50 anni fottendosene.
Comunque... tenetevi forte: c'è il ninja assassino super veloce a scatti, fornito di spade ricurve rubate al Sandrock di Gundam Wing; c'è il telecineta monaco che può controllare solo sassi di piccole dimensioni, secondo la wiki non sarebbe un telecineta ma un earth bender veramente scarso; c'è l'orso mannaro che è anche uno scienziato, quando si trasforma in versione ibrida ricorda orribilmente una certa iconografia di minotauri-satiri super dotati... e poi c'è lei: la donna invisibile solo in acqua. Che in più ha perso la memoria.
Dura meno di 90 minuti e sono comunque decisamente troppi.
Preferisco il Toxic Avenger ogni giorno della settimana, almeno è una produzione onesta e intelligente, qui ci troviamo al party del dilettante ed è troppo mal fatto per essere divertente.


Voltron - Legendary Defender S2: altri 13 episodi per la versione Netflix del classico Voltron.
Terza stagione già commissionata grazie al costante e super positivo ritorno di pubblico e critica.
Pare che l'accordo tra Netflix, Dreamworks e Studio Mir preveda un progetto finito di 78 episodi...
6 stagioni in tutto.
Tecnicamente si tratta di un'altra strepitosa produzione animata Dreamworks, standard costantemente innalzato e superiore a qualunque produzione americana. Narrativamente è un prodotto solido ed è stupefacente che la migliore serie super robotica attualmente in circolazione non sia giapponese.
...sottolineo 'super' robotica, gli Orfani di Gundam sono real.
La vicenda riparte esattamente dal cliffhanger della prima stagione: i nostri eroi sono scampati a malapena e sono ora on the run, spietatamente inseguiti da Zarkon. Il tono generale di questa seconda stagione è meno comico e un po' più drammatico, specialmente gli episodi iniziali con il gruppo allo stremo, continuamente braccati. Rimangono ovviamente molti momenti comici e qui si trova il punto più basso di tutta la sceneggiatura: Hunk. Il personaggio di Hunk è assolutamente stupido e monodimensionale, caratterizzato dall'essere esclusivamente comico e privo di qualsiasi spessore.
Ciò detto, ottima seconda stagione, ottimo cartone animato, alto budget per l'animazione con belle scene di combattimento e qualità costante.
Grande attesa per la terza stagione e ancora non spiego perché Netflix non proponga la serie anche da noi.
SPOILER SPOILER SPOILER
A metà seconda stagione i paladini di Voltron mettono insieme un'alleanza tra ribelli anti-Zarkon e realizzano un piano per sconfiggerlo una volta per tutte: gli ultimi due episodi presentano la battaglia finale. Zarkon è sconfitto, ma non ucciso; Shiro è disperso nel senso di sparito, tipo disintegrato, dalla cabina di pilotaggio del black lion. Le streghe sono rivelate essere della razza della principessa.
Prossima stagione vedrà l'arrivo del principe Lotor.
Faccio due considerazioni: la ricerca di Shiro sarà un elemento della trama della prossima stagione.
Tenendo sempre ben presente un certo elemento di trama dall'originale Voltron, verrebbe da assumere che la principessa vada a pilotare uno dei leoni per sostituirlo. Considerando però il tempo speso dalla serie, non presente nella versione originale, per insistere sullo sviluppare e rafforzare il legame tra i piloti e i loro RISPETTIVI leoni, specialmente tra Keith e il red lion, faccio fatica a vedere uno spostamento di Keith sul black con conseguenti altri shift. Dreamworks ha dimostrato di non aver bisogno di avere Voltron in tutti i suoi episodi, la prossima stagione potrebbe essere Voltron free almeno all'inizio.

La Banalità del Male (Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil, 1963): dopo la storia della carta e quella sul doping di Armstrong, il mio terzo saggio consecutivo è il celebre rapporto scritto da Hannah Arendt sul processo ad Adolf Eichmann svoltosi a Gerusalemme.
E' decisamente un buon libro e spiega senza difficoltà molto del successo internazionale di questa pensatrice ebrea di origine tedesca naturalizzata americana.
La Arendt racconta tutto il riguardante la figura di Eichmann e il processo che lo condannò a morte per i crimini contro ebrei e umanità sotto il nazismo.
La Arendt descrive il processo come uno spettacolo, non arriva mai a definirlo una farsa ma certamente fin da subito ne mette in dubbio la legalità: si parte da un rapimento in violazione del diritto internazionale, si procede con accuse gigantesche che vorrebbero Eichmann incarnare tutto il nazismo in assenza di Hitler, si prosegue con ben più di 100 udiente e una sfilata infinita di testimonianze di sopravvissuti spesso totalmente svincolate dai fatti in esame.
Si elogia il lavoro dei giudici, la capacità che ebbero di rifiutare la retorica politica imposta dall'autorità statale in questo processo-catarsi realizzato per obbiettare alla non centralità delle sofferenze ebraiche durante Norimberga.
Si descrivono in crudi e tragici dettagli i comportamenti delle vittime, degli ebrei, sia durante il nazismo che oggi: il sionismo, la collaborazione con le autorità naziste, il desiderio di auto-discriminazione, la passiva accettazione, etc etc.
Il libro è diviso in 3 parti principali: nella prima si esegue una descrizione cronologica della vita di Eichmann e della sua carriera nelle SS, nella seconda si descrive la situazione degli ebrei e lo sviluppo della soluzione finale nelle varie aree geografiche del Reich (cercando di stabilire effettive responsabilità dell'imputato); la terza e ultima parte riguarda la conclusione del processo, la condanna, le spiegazioni dei giudici e l'esecuzione: più un'appendice per discutere ulteriormente, in modo astratto e a detta stessa dell'autrice non particolarmente utile, la validità del processo e la reale importanza di Eichmann.
Eichmann era già stato condannato a morte ancora prima dell'inizio del processo, dal giorno stesso in cui ne venne ordinato il rapimento: Eichmann fu assolutamente colpevole, ma la teoria dell'autrice e l'atrocità del libro, conferma soprattutto una forma di responsabilità diffusa e assoluta di tutta la germania durante il nazismo.
La banalità di cui parla la Arendt riguarda ovviamente la figura di Eichmann stesso: una persona di scarsa intelligenza, poco talento, un ingranaggio di medio-alto livello in una macchina burocratica di sterminio dove, ed è uno dei passaggi più impressionanti, la difficoltà della coscienza era nel trovare motivi per 'non' fare. Non uccidere.
Nella germania nazista tutti uccidevano gli ebrei, tutti ubbidivano alla legge e agli ordini in modo più o meno convinto: Eichmann non era un mostro esaltato, un villain da prendere a pugni in un fumetto. Era la personalizzazione di un atteggiamento, di uno stereotipo nazionale che condivise con più o meno tutti in germania in quegli anni. Banalmente faceva ciò che facevano tutti gli altri.
Sorprendentemente l'edizione italiana è scritta in una lingua molto gradevole e moderna, apprezzabile ancora oggi, che non tradisce i 50 e più anni di separazione. I contenuti sono disturbanti: non tanto per la questione ebraica verso cui oggi si può provare o meno particolare empatia, ma per la similitudine che si possono facilmente cogliere nella descrizione del background tedesco dei primi anni del nazismo e la situazione contemporanea.

The Founder: ce ne vorrebbe un terzo per farlo diventare un trend. Liam Neeson a Taken hanno dato vita a un carrozzone di action attempati su cui sono saltati sopra in cento e più, spesso con successo e rivitalizzando carriere finite. Sul blog ne abbiamo parlato spesso. Adesso stiamo assistendo a un processo parallelo in chiave drammatica che vede come alfiere Michael Keaton, dopo Birdman e Spotlight, e la sua trasformazione nel nuovo Bill Murray. Attori tendenzialmente comici con una seconda vita professionale da attempati attori di drammi contemporanei. 
Ciò detto, la storia in sé è assolutamente banale e sembra la stessa all'origine di molte società di successo... cosa che farebbe pensare a quanto sarebbe utile studiare un po' di storia economica a scuola ed evitare di farsi inculare più tardi. 
Due fratelli in quel di San Bernardino hanno creato un ristorante innovativo e inventato il fast food. 
Un giorno arriva da loro un venditore fallito di quelli che per tutta la vita ha inseguito idee rivoluzionarie per diventare miliardario, frequentando persone ricche e sempre fallendo e venendo ridicolizzato. 
I tre si mettono in società e nasce McDonald's. 
La sceneggiatura è circa originale basandosi su materiale contenuto nell'autobiografia di Ray Kroc (Michael Keaton, il venditore) e su una biografia non autorizzata dedicata allo stesso. 
Il personaggio di Keaton è notevole: più che raccontare la storia della società McDonald's, il film si concentra nel mostrare un processo di successo economico e corruziona morale. 
E' un film antiamericano, anticapitalista? Sì e no. 
Ray Kroc è di mezza età, insoddisfatto: non davvero un fallito (una bella moglie, una bella casa) ma lungi dall'aver realizzato i suoi sogni di grandezza. Sogni che in tanti hanno e in tanti inseguono. 
Ray Kroc scopre la miniera d'oro di McDonald's e decide di farne parte, anzi: decide di prendere una miniera che potrebbe contenere dell'oro e trasformarla in una super produttiva miniera di diamanti. 
Il successo non è istantaneo ma la sua condizione migliora e Kroc si comporta da persona decente spargendo questo suo successo, aiutando persone come lui nelle quali si identifica, creando la 'famiglia' di McDonald's. All'inizio onesta e genuina. 
Il successo aumenta a dismisura e Kroc diventa insaziabile: estromette i due creatori di McDonald's, gli ruba il nome, li sotterra ed elimina senza pietà; anche la vecchia moglie non gli piace più, ne vuole una non necessariamente più giovane, semplicemente più in linea con la sua fame smodata. 
E' un personaggio malvagio? No di certo. E' un personaggio che fa una brutta fine? Assolutamente no, anzi: ottiene tutto quello che vuole, come vuole, quando e quanto vuole. 
The Founder non è The Wolf of Wall Street, ma certamente ci assomiglia; non è neppure Zuckerberg o uno dei suo predecessori pirati di Silicon Valley: non ruba l'idea, se ne appropria. 
Il film tenta, nella sua ultimissima scena, di dare una specie di giudizio morale e mostrare una forma di inquietudine etica... ma è un errore. Dubbio ed esitazione non avrebbero avuto motivo di entrare nella vita di Kroc, specialmente non a quel punto. 
Alla regia, John Lee Hancock: prima Disney, adesso McDonald's... chi sarà il prossimo? Ford? Gates? 
The Founder è un bel film, non indimenticabile, certamente molto interessante e affascinante. 

The Program (Seven Deadly Sins - My Pursuit of Lance Armstrong): recentemente mi sono concesso una shopping spree in libreria, acquistando di getto cose varie di dubbio interesse.
Il ciclismo non mi piace: per anni ho provato a guardarlo con mio nonno, appassionatissimo, e con un mio amico, anche lui appassionatissimo. Vivo in una città famosa per le biciclette, non possiedo una bicicletta.
La storia di Lance Armstrong, tuttavia, è trasversalmente famosa e interessante anche per i non ciclisti.
Il titolo originale di questo libro è 'Seven Deadly Sins - My Pursuit of Lance Armstrong', da questo libro è stato tratto il film 'The Program'; il titolo del film è andato poi a soppiantare quello originale del libro.
Il titolo originale è chiarissmo e preciso: i 7 peccati capitali sono le 7 vittori di Armstrong al Tour de France, vittorie del doping che poi gli sono state tolte. L'inseguimento è il soggetto del libro: questo non è un libro su Armstrong, è l'autobiografia di Walsh e dei suoi 13 anni di quasi solitaria caccia all'uomo. E' un libro sulla straordinaria perseveranza di un uomo che ha dedicato (ben più di) 13 anni della sua vita, della parte migliore della sua vita, a distruggerne un altro.
E' assolutamente notevole.
Armstrong eroe americano dello sport come pochi altri, conquistatore dell'Europa, vincitore sul cancro, sinonimo di coraggio e dedizione (apparso in film, scopato celebrities, ha fatto tutto): politici e burocrati tutti ai suoi piedi. Non Walsh, giornalista-eroe, e i suoi discepoli.
Ci metto un po' di ironia ma non scherzo: è impressionante leggere il racconto, più o meno confermato dai fatti e dal fatto che la storia sia alla fine scritta dal vincitore, di come Walsh, battendosi contro tutto e tutti, perdendo il lavoro, mettendo a rischio il proprio matrimonio, a rischio persino la vita dei suoi amici, alienandosi la simpatia di chiunque, etc etc, sia dopo tutto riuscito ad abbattere il suo nemico Golia. Distruggendo un sogno eroico pop-sportivo come pochi altri nella storia.
Il libro è abbastanza una palla, specialmente la seconda parte quando Walsh comincia finalmente a vedersi dare ragione e tutto il testo diventa un insieme di trascrizioni processuali, interviste e altra roba documentaria.
Il libro è una palla ma la vicenda è clamorosa.

Split: se ne parlava giustamente bene, meritatamente bene. L'ultimo film di Shyamalan è finalmente un bel film, dopo tantissimo tempo.
James McAvoy ha 23 diverse personalità e un passato drammatico: a inizio film rapisce tre ragazzine per motivi poco chiari; c'è anche una psicologa che ha in cura (avrebbe in cura) McAvoy.
Il numero 23 è gustoso ma fasullo: alla fine dei conti, di personalità davvero utilizzate, McAvoy ne mostra 4/5 e qualche sprazzo di altre 2/3.
Essendo un film di Shyamalan, a questo punto non si può dire altro della storia: tutto il film è trascorso cercando di immaginare quale sarà il fantastico colpo di scena, se sarà davvero fantastico o una cagata.
McAvoy è bravissimo, il ruolo aiuta ma la sua performance è di provata abilità.
Il finale funziona, l'epilogo è moderatamente entusiasmante.
SPOILER SPOILER SPOILER
La teoria alla base del film è che le personalità multiple non siano semplicemente alterazioni della personalità ma sia 'persone' vere e proprie, separate e distinte, capaci di modificare fisicamente il corpo ospite. E' la classica teoria di Legion e tanti altri del genere.
McAvoy ha una 24esima personalità nota come 'La Bestia'. La Bestia può arrampicarsi come l'Uomo Ragno, è super forte e parzialmente invulnerabile. Pur mantenendo un livello di circa-realismo.
Le tre ragazze erano ovviamente tenute prigioniere in un zoo.
Le due fighette muoiono, la protagonista sopravvive.
Nell'epilogo appare Bruce Willis come il personaggio di Unbreakable e si preannuncia un seguito crossover supereroistico nell'universo condiviso di Shyamalan. Immaginate che divertimento se gli alieni idioti di Signs fossero atterrati vicino agli idioti di The Village.

Gravity Rush 2: vorrei davvero parlarne bene, ma il seguito dello squisito Gravity Rush (Gravity Haze in giappone) soffre di due difetti semplicemente troppo profondi e pervadenti per essere accettabili.
Era il primo titolo nella mia lista 'da recuperare', dove metto tutti quei giochi che, per vari motivi, non ho preso all'uscita ma assolutamente intendo recuperare; pensavo ci sarebbe voluto di più, grazie a un fortunato sconto sul psn, sono bastati invece pochi mesi.
E' l'archetipo del seguito: più grande, più bello, più cose, più tutto.
Sviluppato per PS4, la grafica è molto migliore rispetto al remaster del primo episodio: gli ambienti sono vivaci, colorati, pieni di dettagli, persone e parti mobili. Sembrano infiniti e ci si può spostare così liberamente da dare vero godimento nell'usare i poteri di Kat.
E', ovviamente, il seguito della storia del primo Gravity Rush ma non ne è il seguito immediatamente diretto: in mezzo ai due giochi ci sono il cartone animato, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, e il dlc dedicato a Raven, rilasciato da pochi giorni e che devo ancora iniziare.
Per concludere Gravity Rush 2 con il platino sono bastate poco più di 30 ore: nelle statistiche è possibile vedere il tempo esatto ma ho sfruttato un save alternativo per un trofeo.
Le novità più sostanziali riguardano il combattimento: non subito, circa da un terzo in avanti, Kat acquista la possibilità di alterare l'insieme dei propri poteri modificandone lo 'stile gravitazionale'.
Kat normale è 'normal gravity', nel corso del gioco si ottengono il Lunar style e il Jupiter style: il primo veloce e svolazzante, il secondo classico heavy tank.
Un'altra novità disponibile solo durante alcune missioni è la possibilità di combattere insieme a Raven (controllata dal computer) e sviluppare insieme attacchi combinati.
In alcune missioni, e nel dlc, si usa Raven.
Come dicevo, Gravity Rush 2 è molto più grande con molta più storia e molte più missioni: qui arriviamo ai difetti: nonostante la benvenuta possibilità di disattivare i controlli motion, utilizzando quindi solo gli stick per spostare Kat, l'insieme dei controlli e della risposta sono peggiorati dal primo. La telecamera è un incubo. Il sistema di mira del gravity kick un cesso. Il peggio del peggio, Kat lo dà a piedi: ci sono sezioni e missioni con semplici passaggi platform che diventano esperienza di frustrazione assoluta per l'incapacità di Kat a muoversi in modo anche solo vagamente preciso.
Ogni boss battle (e ce ne sono decisamente troppe) è una parata di imprecisioni, nausea e controlli approssimativi.
Questi problemi avrebbero potuto essere mascherati, sono invece assurdamente esacerbati dal design dei livelli e dalla sceneggiatura.
Ci sono 49 side quest e 27 missioni principali: la storia raccontata nelle missioni principali è gradevole e moderatamente appassionante, gli approfondimenti delle side quest sono spesso divertenti e simpatici; le azioni da compiere nelle missioni principali sono solitamente divertenti con un buon gameplay, le azionid a compiere nelle 49 side quest sono solitamente odiose, ripetitive, frustranti e incredibilmente noiose.
Molte delle side quest sembrano fatte apposta per mettere in evidenza i problemi di controllo del personaggio, i difetti delle inquadrature e in generale tutti i problemi di programmazione.
La side quest del cane...
Si è spesso costretti a usare Kat nel Lunar Style, 'costretti' a maneggiare una specie di palla rimbalzante non a forma di palla ma di poligono super irregolare. Ci sono missioni che richiedono semplici attività come camminare su una trave, diventano impossibili: una teoria di imprecazioni e rabbia.
Tutto ciò detto, Graviry Rush 2 è un buon videogioco che riesce ancora una volta a sfruttare in modo esilarante il più geniale potere da super eroe mai sviluppato in questo media. Il gravity shifting rimane favoloso, lo stasis field è finalmente funzionale e migliorato (op certamente)... la slide continua a essere incontrollabile.
Avrebbe potuto essere una perla, avrebbe dovuto essere programmato meglio.
Gravity Rush 2 si gode di più senza voler prendere tutti i trofei, potendo quindi evitare le parti noiose: io ho voluto prenderli tutti e questo mi ha costretto a un faccia a faccia con tutti i difetti del titolo.
Boss battle, controlli, telecamera e side quest: sono troppi difetti.
Il finale è bello e spiega quasi tutto. Mi sentirei comunque di consigliarlo.
SPOILER SPOILER SPOILER
Kat è la regina del piano di sopra. Un giorno gli abitanti del piano di sopra scoprono che al piano di sotto sta per capitare un mega cataclisma che ucciderà tutti gli abitanti del piano di sotto, dopo un po' anche quelli del piano di sopra. Kat, allora regina, vuole salvare gli abitanti del piano di sotto ma i politici del piano di sopra organizzano un colpo di stato e la eliminano.
Kat non muore, perde la memoria e precipita al piano di sotto.
Syd è la sua ex-guardia del corpo. Syd è anche Alias ma su questo non mi soffermerei perché ha molto poco senso.
Ci sono suggerimenti che vorrebbero Raven e Kat come una persona spezzata in due, ma la sceneggiatura resta ambigua e irrisolta sull'argomento.
Alla fine della missione 20 il gioco sembrerebbe finito, bisogna andare in giro un po' e scoprire un personaggio misterioso e avviare il vero finale del gioco.
Alla fine della missione 26 Kat si sacrifica per salvare il mondo. Alla fine della missione 27 torna.
Forse.