Daniel Sloss - Dark e Jigsaw: a breve posterò un infodump pieno di Netflix stand-up comedy, ma questo ho dovuto estrapolarlo ed esploderlo in un post stand alone. 
Non sono un esperto di stand-up comedy: il mio artista preferito è da decenni Alessandro Bergonzoni, ma a teatro ci andiamo ormai pochissimo e non ho visto diversi dei suoi ultimi spettacoli, e in Italia gli special non esistono. 
Netflix è straripante di special. Molti sono merda. Molti sono guardabili. Alcuni sono indimenticabili. 
Jimmy Carr ci fa ridere, ma il nostro genere preferito è più quello di Dave Chappelle. 
Daniel Sloss lo ricorda. 
Daniel Sloss è, insieme a Chappelle, il nostro nuovo comico preferito. 
Non una sequenza di battute con un vago tema narrativo, non uno scambio di scemenze con il pubblico, non il racconto di quotidianità demenziale. 
Sloss, come Chappelle, offre serrati monologhi di grande profondità espressiva e peso concettuale.
Esilaranti certo, ma anche intellettualmente stimolanti. 
Sloss è in attività dal 2007. Ha 30 anni oggi ed è scozzese. Accento sensibile ma dizione squisita: impeccabile nel tono, impressionante nella composizione e recitazione di frasi molto articolate.
Leggendo la sua bio sulla wiki, lo trovo non sorprendentemente scelto da Chappelle per aprire un suo tour.
Dark è uno spettacolo scritto nel 2015. Jigsaw è del 2016 (inizialmente intitolato "So?").
Il 2018 è l'anno di registrazione/produzione di questi speciali per Netflix: Dark a Los Angeles, Jigsaw a Sidney. 
NOTA: abbiamo guardato prima Dark nel quale il comico dichiara di avere 27 anni, poi Jigsaw nel quale il comico dichiara di avere 26 anni e fa riferimento a Dark. Uh: qualcosa non torna, ma non è importante.
In entrambi gli show si parte da un ricordo d'infanzia e si presenta un'esperienza personale, causa di riflessioni (in Dark) sulla morte e (in Jigsaw) sulle relazioni interpersonali. 
Sono entrambi eccellenti e Sloss è indubbiamente graziato tanto da genialità creativa, quanto da dolorosa introspezione. 
Guardare questi spettacoli è un'esperienza notevole. Avrei voluto fermarmi a scrivere: "è un'esperienza.", ma sarebbe stato super pretenzioso. 
Si ride e si pensa, e c'è qualcosa che rimane a cui ripensare. 
Non si può chiedere di meglio. 


Girl's Revenge: immaginavo un finale tra geyser di sangue e arti mozzati, e mi ci è voluto un po' per arrendermi alla realtà. L'errore, però, è stato interamente mio: non è un film giapponese. 
Taiwan. 
Regista esordiente. 
Storia di bullismo e mean girls. 
...che palle. 
Aaaaah, dunque: una ragazza si trasferisce in città dalla campagna. Viene abbordata dalla queen bee della classe che la vorrebbe immediatamente arruolare tra le sue seguaci; viene salvata dalla ragazza cool ma isolata.
Tra le due nasce un'amicizia. 
Segue faida. 
La ragazza cool viene incastrata dalla regina e la sua vita scolastica viene distrutta. 
La ragazza trasferita giura vendetta. 
...in un film giapponese, a questo punto, si sarebbero affilati cutter e preparati bagni di interiora. 
Nel film da Taiwan, la ragazza trasferita comincia a seguire la regina e tutto il suo piano consiste nel cercare un modo di smascherarla per la stronza che è. 
Social media cattivi. Telefonini malvagi. 
Si stava meglio quando si stava peggio.
Grande rottura di cazzo.
SPOILER SPOILER SPOILER
La trasferita si è traferita perché nella sua scuola era una bulla che ha bullato un po' troppo. La trasferita e la cool sono più che amiche (wink wink). La trasferita vince e rovina la vita della regina.
Non sono convinto ci sia una morale ragionevole. 


Timespinner: l'altro gioco che ho comprato dalla Indie Sale sul psn insieme a Celeste, anche questo (direi) per la prima volta in sconto, anche questo lo volevo da un po'.
E' un classico metroidvania pubblicato da Chucklefish nel 2018.
Cito il publisher perché è garante di qualità indie da diversi anni: Risk of Rain, Stardew Valley e altri.
Finanziato tramite kickstarter, almeno in parte, è sviluppato dagli esordienti Lunar Ray Games.
Molto tradizionale in stile Castlevania SOTN.
La grafica è quella tipica del genere, una pixel art ben realizzata ma niente di più. 
Le meccaniche di gioco sono quelle più convenzionali: esplorare e combattere, customizzare armi ed equipaggiamento, acquisire nuove abilità e backtracking, boss, finali alternativi.
Timespinner non è mediocre, è anzi realizzato con cura e precisione, ma visivamente e a livello di gameplay non aggiunge al genere, sparisce davanti ai giganti degli ultimi anni: Hollow Knight, Ori, Bloodstained, Dead Cells, etc etc.
Seguo il genere con passione, Timespinner è un ottimo rappresentante ma non spicca... visivamente o per il gameplay. 
Parliamo della storia. 
Timespinner ha una storia. Non una storia atmosferica e artistica come quella di Hollow Knight, per dire, ma una storia vera e propria con una corposa componente testuale da leggere, inaspettatamente profonda e sviluppata, molto violenta ed emotivamente carica. 
Ah, devo fare un passo indietro e tornare al gameplay: poteri temporali. 
Parliando di gameplay 'pratico', il potere temporale della protagonista si manifesta nella capacità di fermare il tempo per alcuni secondi: ho platinato il gioco finendolo a livello nightmare, salvo dove costretto dal gioco stesso, avrei potuto finirlo tranquillamente senza mai utilizzarlo. E' mal applicato e, realmente, le uniche occasioni per sfoggiare il potere di fermare il tempo sono quelle quando il gioco ti impedisce di procedere altrimenti. 
A livello narrativo, il potere temporale diventa viaggio nel tempo. 
C'è un impero spaziale che vuole il potere di viaggiare nel tempo e dà la caccia a una particolare tribù per rubarglielo, a inizio gioco i soldati dell'impero arrivano e ammazzano tutti: la protagonista riesce a scappare con la macchina del tempo (semplifico).
Finisce nel passato e la macchina del tempo finisce in pezzi. 
Proseguendo il gioco, la protagonista ricompone la macchina acquisendo più possibilità di usare i poteri del tempo per modificare la storia. 
C'è una mappa di gioco ma è divisa in 2: una nel passato e una nel presente. La protagonista può andare nel passato e fare qualcosa che sbloccherà aree in quella del presente. 
Sfortunatamente, questo utilizzo dei poteri è totalmente guidato e inevitabile: non c'è una vera scelta o necessità di ragionare sulla risoluzione temporale di puzzle. 
Esplori la mappa nel passato finché puoi andare avanti, vai nel presente e fai altrettanto, torni nel passato e puoi andare più avanti e via così.
Nel passato, la protagonista incontra vari npc che le danno quest e sviluppano la storia. 
Dialoghi e documenti da trovare, richieste di cambiare la storia. 
E' una guerra e la protagonista assiste alla nascita dell'impero malvagio e, naturalmente, niente è completamente malvagio o buono in una guerra. 
Etica della violenza, tradimenti, il peso degli anni e della vendetta. 
La protagonista scopre vari segreti della propria tribù e anche del suo stesso passato, cose che ignorava e continuamente modificano la prospettiva della storia, del torto e della ragione. 
Ad avere la pazienza di leggere, è davvero intenso. Non troppo originale, ma certamente originale nel contesto del genere.
Ci sono 4 finali alternativi, circa (è un po' più complesso), che dipendono da quali scelte il giocatore deciderà per la protagonista: non è spoiler dire che, alla fine, la macchina del tempo sarà completamente ripristinata, e ciò darà l'opportunità alla protagonista di cambiare la storia in modo più imponente. 
Classico dilemma sull'uccidere Hitler prima del Reich.
NOTA: è un gioco indie recente, non può mancare l'aspetto lgbt. Preparatevi a massicce dosi di poliamore, bi/pansessualità e tutte le varianti. 
Mettiamola in questi termini: aggiunge carattere alla storia ed è sempre un messaggio positivo, allo stesso tempo è estremamente gratuito e largamente superfluo. Il gioco non è sufficientemente profondo per sostenere una vicenda del genere: i testi non sono scritti abbastanza bene, la grafica non è abbastanza espressiva. 
L'ho platinato, quindi mi è piaciuto visto che per farlo ho dovuto finirlo 2 volte; non l'avrei platinato se non ci fosse stato il ng+: a finirlo la seconda volta ho impiegato un'ora, credo, anche a livello nightmare. Forse meno.
Timespinner mi ha dato esattamente quanto richiesto: una buona esperienza di metroidvania. 
L'ultimo mio preferito nel genere è Bloodstained e l'ho finito e platinato a ottobre 2019. 
Quest'anno Timespinner si aggiunge a Sundered e Guacamelee 2, entrambi migliori dove conta: il gameplay.
SPOILER SPOILER SPOILER
La protagonista è figlia dell'imperatore cattivo. 
E' una parricida, lo sa e abbraccia la consapevolezza con rabbia vendicativa. E' un'altra bella aggiunta tonale alla già complessa vicenda narrativa del gioco.


Wotakoi - Love Is Hard for Otaku: parliamo del film. Non ho letto il manga, non ho visto l'anime. Il film ci è piaciuto molto, ma il finale è una merda: quando dico 'merda', intendo classico finale giapponese di quelli delle commedie sentimentali fino a pochi anni fa. Adesso le commedie sentimentali giapponesi tendono, o quanto meno presentano anche, storie più... aaaaah... fisiche? Sì, direi che alla fine si riduca a questo: fisicità e aperta passione. 
Comunque.
Wotakoi è un manga ancora in corso di grande successo: serie animata nel 2018, film dal vivo nel 2020.
La regia del film è firmata da Yuichi Fukuda: scorrendo rapidamente la sua carriera pregressa si trova per lo più televisione, anche qualche film ma principalmente serie. Ha diretto i live action di Gintama.
Ruolo protagonista maschile per Kento Yamazaki, giovane attore super attivo negli ultimi anni, probabilmente questo sarà l'ultimo post nel quale citerò i suoi film precedenti, data la quantità in cui l'abbiamo visto di recente: Kingdom, Crazy Samurai Musashi, Saiki. 
Ruolo protagonista femminile per Mitsuki Takahata: sono sicuro di averla già vista ma non riesco a trovare dove... il search del blog non me la trova, quindi potrei (in realtà) non averla vista prima. Mah.
Molto divertente. 
NOTA: è parzialmente un musical. Ci sono diverse scene musicali ballate e cantate.
La storia è molto semplice e perfettamente espressa dal titolo: lui è un otaku di videogiochi, lei è un otaku di anime e manga. Lui è introverso e inespressivo, ma prodigiosamente attivo nel suo vivere la relazione sentimentale, seppur poco abile; lei è estroversa e rumorosa, ma straordinariamente timida e passiva nel suo vivere la relazione sentimentale, e pure poco abile.
Lavorano nello stesso ufficio ed entrambi cercano di trovare un equilibrio tra la smodata passione per i rispettivi hobby, il riuscire a comportarsi come esseri umani normali e produttivi, far funzionare la relazione. 
Si mettono insieme a inizio film, il resto è un cercare di farla funzionare. 
Come dicevo all'inizio, è una rappresentazione delle relazioni sentimentali giapponesi molto classica: handholding è porno, indifferenza è mostrare interesse, malintesi continui, generale stupidità e incapacità. 
Sarebbe esattamente il tipo di storia capace di irritarmi da qui a capodanno, ma è divertente e comica: gli attori sono molto bravi, i dialoghi e le situazioni sono fantastici. 
Senza dubbio alcuno, c'è la singola scena più divertente che abbia visto in un film da... un sacco di tempo, non costringetemi a guardare indietro: l'ultima scena nel bar con lui e il bourbon è da pisciarsi sotto.
Il finale è offensivo per me, ma non lo si può davvero criticare. 
Nonostante i passi avanti compiuti nel genere dallo storytelling giapponese, non ci si può aspettare che questo genere di conclusioni venga abbandonato completamente: è tipicamente e tradizionalmente giapponese, parte integrante del loro modo di rappresentare le relazioni. 
Lo schifo ma... è così.
SPOILER SPOILER SPOILER
Rimangono insieme e vanno via nella notte tenendosi per mano. 
...almeno il bacio finale avrebbero potuto.


The Cure: cortometraggio del 2020. Disponibile gratuitamente su Vimeo (link nel titolo) e a pagamento su Amazon. 
Diretto, prodotto e parzialmente interpretato da Ahmet Atalay.
Ah... ehm: non c'è molto online in quanto a background. 
Sulla sua pagina Vimeo, Atalay dichiara: "I am an editor, and these are the Trailers, and TV spots I have worked on"... segue link al suo sito (sempre nel titolo). 
Sul suo sito, Atalay raccoglie un numero impressionante di trailer da film e videogiochi di grande prestigio, ed elenca i premi vinti per il suo montaggio: diversi Call of Duty e Far Cry, Destiny e Assassin's Creed; vari Transformers di Bay, vari Mission Impossible. Un sacco di altre cose riconoscibili. 
Cercando informazioni sui premi più frequenti nell'elenco, mi sento di confermare sia realizzatore di trailer: uno degli organismi premianti è specializzato nel settore dell'advertising per film, un altro più in generale si occupa di marketing. 
Ho provato a pinpointare la sua origine: The Cure è in inglese e IMDB lo localizza come USA; uno dei premi più frequenti citati sul sito, il Golden Movie Awards, è dedicato al riconoscimento di achievements nel mercato televisivo e cinematografico Africano; secondo google translate, la lingua utilizzata nei siti dove il suo nome ricorre più di frequente è turco e c'è un sito, sempre tradotto con google translate, che lo dichiara proprio turco di nascita. 
C'è un'intervista su youtube ma il mio orecchio per le lingue è più affinato a distinguere quelle del sudest asiatico... non mi sembra arabo, ma non mi sembra manco turco, ma sono ignorante e mi sembra slavo. 
The Cure è un cortometraggio d'azione ambientato per qualche motivo nel 2021: una misteriosa e mortale malattia sta uccidendo il pianeta. Esiste una Cura, ma è contesa. 
Il nostro protagonista, Noah, è un super operativo traceur (è il nome di chi fa parkour) che lavora per una qualche agenzia pseudo-CIA diciamo americana: il suo compito è recuperare la Cura da un criminale che la vuole vendere all'asta.
Soggetto e sceneggiatura sono scemi. Dialoghi e recitazione sono amatoriali.
The Cure è in tutto e per tutto un b-movie prodotto indipendentemente e, come tanti suoi simili e onorevoli precursori, è posseduto da un sacro e appassionato fuoco che lo esalta qua e là, donandogli formidabili idee e brillante fanservice.
Sparatorie, inseguimenti ad alta velocità, combattimenti marziali, minigun, F35, una quantità di esplosioni e morti.
The Cure una effetti speciali digitali che assomigliano, per modalità di impiego ed effetto narrativo, alle produzioni di darling di youtube come Corridor Digital o Freddiew. Probabilmente oggi ci sono nomi più contemporanei, ma sono vecchio e questi sono quelli che ricordo.
Ci sono dei bellissimi stunt e poco importa che gli effetti visivi siano un po' wonky, il risultato finale sono 20 minuti abbondanti di azione a rotta di collo: molto varia, vagamente superumana; non ugualmente innovativa, ma ricorda gli esordi di Tony Jaa e del cinema d'azione thai: c'è quello stesso gusto per lo stuntman amatoriale che si fa evidentemente male davvero senza preoccuparsi di assicurazioni o futuro.
The Cure si inserisce in quel mondo produttivo che comprende fenomeni pop come Kung Fury e gli inizi di Adi Shankar, passando per The Hire della BMW (senza lo stesso budget ma un simile apprezzamento per le macchine) fino a sbattere contro certi video musicali di gruppi metal per Napalm Records... vogliamo dire Gloryhammer?
Sui titoli di coda, The Cure regala alcune scene (un trailer!) per un possibile seguito. 
Spero verrà realizzato.
Prima di chiudere: l'immagine che ho scelto per la fine di questo post è quella che mostra meglio il look demenziale del nostro protagonista, Noah. Quella barba.


Getter Robo Arc: l'ho letto e poi mi sono dimenticato di scriverne. E' l'ultimo manga di Ken Ishikawa, prematuramente scomparso nel 2006. 
Il manga è ufficialmente incompiuto. Tre volumi usciti tra il 2002 e il 2004.
Incompiuto non a causa della morte dell'autore, che al massimo ne ha impedito la ripresa, ma per la chiusura della rivista ospitante. 
Secondo Ishikawa avrebbe dovuto comunque essere il capitolo finale della Getter Saga. 
Successivo a Go, Hayato continua a essere il nuovo leader/professore del progetto Getter; il nuovo Getter è pilotato dal figlio di Ryoma (ucciso fuori scena e, quindi, probabilmente inteso per ritornare durante la storia), un ibrido umano/dinosauro, e il fratello minore di uno dei personaggi secondari di Go. 
I nemici di turno sono gli stessi di Shin e i legami di sceneggiatura con Shin sono certamente più interessanti e presenti rispetto a quelli con Go.
Nel futuro lontano, il Getter Emperor conquista l'universo un pianeta alla volta.
Terminator style, gli alieni malvagi (?) mandano indietro nel tempo un esercito per distruggere la Terra e fermare la nascita di Emperor.
Il nuovo team Getter dovrà barcamenarsi tra vecchi nemici divenuti alleati, nuovi nemici che tutto sommato potrebbero avere ragione, e presunti amici che potrebbero essere le vere forze del male. 
La produzione dell'anime, ipotizzo, deciderà di adottare un qualche finale originale per la serie. 
Il manga, sfortunatamente, non è arrivato neppure vicino a offrire una qualche risoluzione, anzi fermandosi prima di un colpo di scena presumibilmente molto forte. 
NOTA: Getter Robo Arc è il titolo internazionale ufficiale ma non è il titolo corretto, oltre al fatto che alcuni scrivono arC e altri arK. I nomi delle 3 configurazioni di questo Getter, infatti, non sono in giapponese ma in sanscrito... è variamente spiegato online, non starò a copiare-incollare qui.
Il design di Arc è piuttosto diverso da quello abituale dei Getter, non quanto Go ma certamente il più lontano da quella progressione naturale fino allo Shin: tanto per fare un esempio lampante, Arc è in qualche modo 'biologico', con tanto di artigli e bocca con zanne (che usa per mordere e dilaniare gli avversari alla Evangelion). Non mi piace. 
Mi piace invece parecchio il Getter Kirik (Two). La terza configurazione appare in un paio di tavole e non ho avuto modo di farmene un opinione.
Poco da aggiungere... troppo incompiuto per poterlo commentare con un minimo di senso. 
A questo punto sono davvero curioso di cosa del manga verrà effettivamente utilizzato nell'animazione, e cosa invece sarà completamente scritto in modo originale.
SPOILER SPOILER SPOILER
Il team va nel futuro e scopre che il Getter team originale è ancora vivo, infinitamente clonato attraverso i millenni. Vediamo Musashi e la storia si interrompe prima dell'arrivo di Emperor e, presumibilmente, Ryoma. La storia si interrompe prima dell'incontro tra Ryoma e suo figlio. Fuk.


To Be Taught If Fortunate (Id, 2020): so, Becky Chambers scrive anche novelle. 
Nel senso di romanzi brevi (i termini inglesi italianizzati creano confusione). 
NOTA: prima ancora di cominciare a parlarne, voglio lodare il sito di Becky Chambers. E' chiaro e preciso, e soprattutto fa quello che ogni sito di scrittore dovrebbe fare, e così pochi fanno: anticipa e pubblicizza le future pubblicazioni. 
Novella: 100 e poche pagine. Stand alone: non collegata alla serie "Wayfarers".
Mi ha fatto pensare a Andy Weir e Star Trek.
Chiaramente non è che Andy Weir abbia inventato il genere, ma è indubitabilmente il nome più famoso: un tipo di speculative fiction che sembra hard sf, ma è in realtà sufficientemente divulgativa da non risultare ardua, che parla di scienziati, ma sono scienziati d'azione... non al livello Indiana Jones scienziato d'azione, ma scienziati astronauti capaci di calcolare a mente e sollevare pesi allo stesso tempo.
E' il 2100 e qualcosa: la società umana non è troppo diversa dalla nostra, alcune cose sono peggiori e altre sono migliori. La ricerca spaziale è passata al crowdfunding (saltando di netto la fase privata di Musk e Bezos): i nostri protagonisti sono 4 scienziati astronauti appartenenti alla sesta missione così finanziata. 
La missione è raggiungere ed esplorare 4 pianeti al di fuori del nostro sistema solare, pianeti accuratamente selezionati per le loro caratteristiche. 
Il libro è scritto a mo' di rapporto, ma non un rapporto qualsiasi: un messaggio di assoluta importanza che i nostri protagonisti inviano, per voce di una di loro, sul finire della missione. 
Un messaggio nel senso più nobile del termine: un messaggio dalle stelle alla Terra. 
Inseriamo qualche dato in più: la tecnologia terrestre è più avanzata di quella attualmente disponibile, una delle rivoluzioni più impressionanti e specifica per il viaggio spaziale è il 'somaforming'. 
Invece di andare su altri pianeti e terraformarli, gli umani del futuro (esploratori spaziali sullo stile della non interferenza di Star Trek) modificano se stessi: si alterano geneticamente per sopravvivere sul pianeta x in modo da lasciare l'impronta più piccola possibile. 
Non l'eroico gesto del gigante che conquista la luna e lascia il suo marchio indelebile e immortale, ma l'approccio del naturalista che vuole osservare senza influenzare, quanto più possibile.
Un'altra importante tecnologia per il viaggio spaziale è il 'warp': qui non c'è. 
I nostri scienziati vanno in cryosleep, si risvegliano geneticamente modificati, esplorano, si rimettono in cryosleep e si ri-risvegliano diversamente modificati per il prossimo pianeta, e via ripetendo. 
Il libro è diviso in 4 capitoli, 1 per pianeta esplorato. 
C'è il pianeta ghiacciato, il pianeta roccioso ad alta gravità, il pianeta acquatico con le tempeste e il pianeta morto.
La Chambers offre un po' di world building per ognuno di questi, e a ognuno di questi pianeti dedica una qualche scoperta in una progressione che è più spirituale e psicologica, che scientifica. 
Il relativismo temporale del viaggio nello spazio colpisce i nostri protagonisti un pianeta dopo l'altro: la cultura terrestre cambia tra un cryosleep e il successivo, la Storia procede senza di loro. 
I cari muoiono, le guerre sono tra stati il cui nome non significa alcunché, le crisi colpiscono poco perché vecchie di decenni tra un messaggio e l'altro.
Ecco: la Terra manda messaggi periodici per aggiornare gli astronauti. Gli astronauti mandano rapporti. 
Alla fine sono loro a mandare un messaggio. 
La Chambers è in un momento di grazia: i suoi libri sono successi, la sua scrittura è profondamente personale; i suoi soggetti e il tono dei suoi racconti è squisitamente caratteristico, senza eguali ora come ora. 
Non è nata così, è stato un processo: Angry Planet è molto diverso, molto più standard rispetto ai criteri del genere; To Be Taught è una quieta riflessione sul potere e l'utilità della scienza, della ricerca del sapere non applicato... si potrebbe dire fine a se stesso, scoprire per il gusto della scoperta. 
La Chambers potrebbe scrivere degli straordinari episodi di Star Trek. 
La figura dello scienziato che si impegna e sacrifica per imparare e poter insegnare agli altri. 
NOTA2: nella postfazione, l'autrice ringrazia i molti consulenti scientifici che l'hanno affiancata nella stesura del libro. 
Questo libro cala contemporaneamente la carta del positivismo scientifico, ottimista ed elevato, e quello del pessimismo umanista di una civiltà diretta verso l'abisso. 
NOTA3: questa nota è per tenere il conto di un discoro trasversale ai miei ultimi post. Becky Chambers è gay. I nostri 4 protagonisti sono amorevolmente promiscui: a uno piacciono le donne, a una piacciono le donne, a una piacciono gli uomini e le donne, a uno non interessa il sesso. Tutti si amano, la condivisione fisica è senza impegno e fluida. Non c'è una storia d'amore, ma i 4 formano indubbiamente un nucleo famigliare fuori dagli standard contemporanei. E' ininfluente ai fini del racconto, la promiscuità intendo, non l'affiatamento tra i protagonisti, ma è un diverso e più contemporaneo, e trendy, approccio rispetto ad altre storie spaziali con astronauti a coppie. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Mentre sono nello spazio la civiltà umana vive un'apocalisse di qualche tipo. I nostri potrebbero benissimo essere gli ultimi umani in vita. Finito di esplorare il quarto pianeta si pone davanti a loro una scelta: tornare sulla Terra e vedere cosa sia successo, o esplorare un quinto pianeta e non tornare più.
C'è tutta una lunga riflessione sull'argomento e i nostri decidono di inviare questo messaggio alla Terra: saranno i terrestri a decidere se lasciarli proseguire o ordinare loro di tornare a casa, ammesso che ci sia qualcuno per poter prendere questa decisione. I nostri vogliono che sia la Terra a ragionare sull'importanza dello spazio e della scienza, anche quando priva di ritorni pratici o economici, e se valga il sacrificio di vite.
E' veramente molto Star Trek.