Gantz - O: è arrivato oggi (o ieri) su Netflix. Scopro adesso che il manga di Gantz è finito. Mi ero stufato di leggerlo circa a metà della seconda parte. Adesso che è finito, voglio finire di leggerlo.
...dei film dal vivo parlammo tempo fa, questo è il cartone in cg prodotto da Digital Frontier e uscito a ottobre dello scorso anno.
Digital Frontier è lo studio di riferimento per l'animazione cg in Giappone: i due film di Appleseed, Resident Evil Degeneration e altra roba, compresi gli effetti speciali in cg per film dal vivo (tra cui proprio quelli di Gantz).
A livello di storia, questo film si colloca a un certo punto della seconda parte: molte armi, molti veicoli, alieni ultra potenti, i team di Tokyo e Osaka.
L'intro è dedicata a Kei Kurono, alla sua morte per l'esattezza.
A sostituire Kurono nella stanza di Gantz arriva un nuovo personaggio: Masaru Kato.
Ora, chiunque abbia letto il manga sa benissimo che Kato sia uno dei personaggi protagonisti della serie, amico di Kurono, etc etc.
...mi sono appena reso conto di una grande differenza tra la cultura produttiva, e il pubblico, giapponese e quello occidentale: quando in Occidente viene realizzato un film di Batman, o altro supereroe, la produzione dà per scontato niente. Il produttore occidentale di un film trasposizione di un fumetto, si sente di dover spiegare al proprio pubblico anche gli elementi più basilari provenienti dal materiale originale.
Il produttore nipponico, invece, sa che il suo pubblico conosce anche i più piccoli dettagli del materiale originale.
Chiaramente molto dipende dal livello di fruizione pubblica del materiale originale: minimo negli USA, enorme in JP. C'è però qualcosa da dire anche sul livello culturale del pubblico giapponese rispetto a quello americano.
Kato viene introdotto come un personaggio nuovo ma tutti sappiamo che non lo è, non so se si tratti di un episodio tratto dal manga: non ricordo di averlo affrontato fin dove sono arrivato con il manga.
Kato e e i suoi nuovi compagni iniziano la partita: una caterva di alieni piccoli, vari boss progressivamente meno battibili, il team di Osaka è coinvolto.
Inaspettatamente è proprio un bel film, molto molto giapponese nelle caratterizzazioni dei personaggi: squisitamente giapponese. Gantz è una delle pochissime produzioni giapponesi degli ultimi anni a mantenere un certo legame con il grande passato di sangue e violenza e tette che fu il successo internazionale dell'Anime e del Manga.
L'animazione è di buona qualità, ovviamente dopo aver visto Moana questa può al massimo essere definita al pari di un buon filmato da un videogioco ad alto budget: non è paragonabile a Moana ma è un'eccellente produzione per il mercato orientale.
Il character design di personaggi è mostri è fedele al materiale originale, l'animazione è fluida, il mecha design è di valore, i combattimenti sono lunghi ed entusiasmanti. La violenza e il sangue ci sono tutte. C'è pure una scena con delle tette: una scena sola ma di tette ce ne sono veramente un sacco.
La storia funziona, la narrazione è buona: alcuni personaggi sono fastidiosi ma rispecchiano il campione di riferimento del materiale originale.
Ripensandoci, penso sia il primo film d'animazione cg veramente bello mai prodotto in Giappone.
NOTA: è una 'O' non uno zero.

Moana: l'ultimo film Disney è interessante per vari motivi, a partire dal suo nome e dai problemi di adattamento.
La storia è d'ambientazione polinesiana, Moana in maori e hawaiano significa 'oceano': nome perfetto per la protagonista di questo film. In molti paesi europei, Moana (titolo e nome del personaggio) è stato adattato in Vaiana. Una breve ricerca web mi porta a dire che il nome 'vaiana' sia di nuovo conio e non realmente in uso, vorrebbe comunque significare 'acqua' ma ci sono diatribe a riguardo.
La ragione del cambio di nome in Europa: una marca di cosmetici spagnola di cui non farò il nome possiede l'uso commerciale del nome 'moana' in Europa.
L'Italia ha voluto fare un doppio-cambio: non solo hanno cambiato il nome della protagonista da Moana a Vaiana, ma hanno cambiato il titolo del film da Moana/Vaiana a Oceania.
Il perché del cambio di nome in Italia non dipende dalla marca di cosmetici spagnola... il perché è ovvio a chiunque abbia più di 20 anni... 30 anni? Cercate 'moana' su google.it. Provateci.
Io l'ho fatto. L'indicizzazione di google dimostra chiaramente che la potenza della Disney è nulla in confronto a quella del porno.
Sarebbe comunque bastato adottare il nome e titolo 'Vaiana' anche qui da noi, ma no: chiamiamo il film Oceania e aiutiamo le scuole a insegnare un po' di geografia ai giovani peninsulari ignoranti.
Una curiosità: in Giappone è stato intitolato 'Mononoke Hime 2', per le ovvie somiglianze con la trama del capolavoro Ghibli.
La giovane Moana è la figlia del capovillaggio di una felice comunità polinesiana di coltivatori e mangiatori di cocco. Una dieta perfettamente bilanciata ed equilibrata.
Moana sogna di navigare e vedere il mondo in barca. Il padre è contrario: sull'Isola c'è tutto ciò che serve, non è necessario andare fuori o accettare l'ingresso di stranieri.
Un giorno infausto, una macchia d'olio nera arriva e contamina l'Isola ammazzando pesci e noci di cocco: Moana allora parte alla ricerca di un modo per fermare l'inquinamento. Incontra il semi-dio Maui: all'inizio non vanno d'accordo, poi vanno d'accordo. Ognuno insegnerà all'altro il coraggio e l'altruismo. Poi c'è una scena dal primo Star Wars con Maui/Han Solo, poi c'è il finale uguale uguale a quello di Mononoke Hime. UGUALE.
La produzione Disney ha fatto una cosa molto intelligente qui, un vero gioco di prestigio: ha mostrato l'ovvia conoscenza dell'opera di Miyazaki creando all'interno di Moana dei personaggi sostanzialmente identici ai kodama di Mononoke, con questo omaggio sfacciato ha distratto il pubblico dall'accorgersi delle altre e più profonde somiglianze tra le due opere.
Una delle particolarità più notevoli di Moana è l'assenza di un vero e proprio sidekick/spalla comica: certamente ci sono sia il galletto che l'oceano, ma nessuno dei due ha la prominenza narrativa di un, tanto per fare l'esempio più recente, Olaf. Innanzitutto non parlano, poi sono decisamente tenuti sullo sfondo.
A proposito di oceano, nel senso del personaggio: non vuole aiutare Moana, deve farcela da sola altrimenti non avrebbe senso per l'umanità, poi però l'aiuta e aiuta in continuazione. Ogni volta che Moana è bloccata, e succede spesso, l'oceano arriva e l'aiuta: se togliessimo gli aiuti forniti dall'oceano, Moana non avrebbe manco lasciato l'isola.
Un altro punto d'interesse: il pacchetto famigliare di Moana.
C'è un padre-padrone incarnazione delle tradizioni immutabili e nessuno deve cantare fuori dal coro o essere diverso: personaggio abbastanza tipico, per esempio The Lego Movie; c'è la nonna squinternata che aiuta la nipote molto più dei genitori, un personaggio tipico Disney... ma tipico nelle storie con il protagonista orfano: molto più particolare in questo contesto dove la protagonista i genitori li ha entrambi. A proposito di genitori: il padre ok, visto. La madre? La madre è un essere praticamente senza forma che vive all'ombra del marito senza pensare o parlare, conduce evidentemente una vita infelice (forse viene anche menata) e infatti coglie con irresponsabile slancio la prima e unica occasione nella sua vita di poter liberare la figlia, facendola scappare, mandandola potenzialmente incontro alla morte, salvandola dal padre e da una vita da schiava del maschio.
Intorno a Moana esistono anche le solite polemiche folk caratteristiche di ogni film con rappresentanze etniche particolari: il doppiatore del personaggio tal dei tali non è veramente maori, o non è maori abbastanza. Il colore della pelle dei personaggi non è esattamente quello giusto, etc etc.
La Mattel oggi è in grado di distinguere tra una Barbie nord coreana e una sud coreana, ma a Hollywood fanno ancora fatica a comprendere le differenze tra cinesi e giapponesi, a Hollywood pensano ancora che tutto il mondo sia bianco e gli altri colori siano mutazioni genetiche.
Dopo il lesbo incestuoso di Frozen, Moana è un gigantesco passo indietro.
...tecnicamente è incredibile. L'animazione è sontuosa: la Moana bambina è assoluamente realistica in modo cartoonesco, l'oceano.... scusate, mi interrompo: ho appena realizzato cosa mi ricorda il personaggio di oceano. The Abyss. In The Abyss c'era lo stesso utilizzo del tentacolo d'acqua.
Moana è favoloso da vedere, assolutamente fantastico e bellissimo; narrativamente è un'accozzaglia di furti e idee riciclate.
Torno, dopo qualche giorno di riflessione, per aggiungere un paio di cose: in Moana non c'è una canzone al pari di Let it be, ma ci sono due canzoni che non riesco più a togliermi dalla testa: quella principale di Moana (how far I'll go) e you're welcome di Maui. Riascoltare ancora e ancora le canzoni su YouTube mi sta facendo notare sempre nuovi dettagli dell'animazione.
Semplicemente straordinaria. La storia non sarà granché ma Moana è certamente bellissimo.

Perdition Score (Id, 2016): nono libro nella serie e potrebbe essere arrivato il momento di smettere. L'ottavo Sandman Slim era stato il peggiore ma salvato da un finale ben scritto e strutturato, il nono Sandman Slim è il peggiore.
Avevamo lasciato Stark riformato e all'inizio di una nuova, nuova (ennesima) vita fatta di salario, auto di proprietà, fidanzata fissa e una considerevole perdita di potere.
Lo ritroviamo così.
Paradiso e Inferno sono ancora un casino, gli angeli stanno ancora combattendo tra loro: non c'è una vera trama in Perdition Score. Succedono tante cose ma sono sostanzialmente slegate tra loro, non c'è connessione necessaria: succedono perché succedono a Stark e coinvolgono i suoi amici.
C'è una sostanza misteriosa 'black milk' che è, allo stesso tempo, un veleno, una cura e una droga.
C'è il rapporto con Candy che va un po' in crisi perché a Candy manca andare a donne.
C'è Stark che combatte in un'arena perché gli manca la violenza, poi smette, poi torna, poi questo filo narrativo rimane semplicemente tronco.
C'è Stark a cui manca, in poche parole, l'inferno e allo stesso tempo pensa (e i suoi amici pensano) di soffrire di PTSD, ma anche questo filo narrativo rimane tronco a causa del finale.
L'ho letto tutto sperando che prima o poi si arrivasse a qualcosa, si arriva a niente ed è penoso.
Il nono libro è già pronto per uscire questo anno, insieme al secondo libro della nuova serie iniziata con The Everything Box: Kadrey ha scritto nove libri di Sandman Slim in 8 anni, facendone uscire due nel 2012 (considerando anche Devil in the Dollhouse che non è un romanzo); adesso si propone, anzi riesce a scriverne 2 all'anno (Sandman Slim e Coop).
La qualità ne sta risentendo, soprattutto uno dei caratteri fondamentali della serie ne sta risentendo: Sandman Slim sta diventando sempre più una serie YA qualunque.
SPOILER SPOILER SPOILER
Alla fine del libro Stark muore di nuovo e finisce all'inferno.
Il finale di Perdition Score è offensivo perché toglie ogni senso di progresso alla serie e sembrerebbe dimostrare l'incapacità di Kadre a gestire il proprio personaggio in un contesto diveso da quello originale.

Doctor Strange: quattordicesimo film Marvel, il primo Iron Man uscì nel 2008. Sono 14 film in 8 anni: è un impianto produttivo mastodontico e non stupisce che Doctor Strange sia il terzo film consecutivo dopo Ant-Man e Civil War a, diciamo, 'risparmiare' sui registi.
Guardians of the Galaxy ha dimostrato che un bravo regista produce buoni film, Avengers ha dimostrato che un bravo regista non necessariamente produce un buon film e, soprattutto, che l'impianto narrativo del Marvel Universe cinematografico sia ormai così solido da non richiedere chissà quale intervento autoriale.
Ciò detto.
Doctor Strange introduce la magia e Benedict Cumberbatch.
La magia è una via di mezzo tra Inception e Mass Effect: il grosso delle magie appare avere la forma della manipolazione della realtà vista nel film di Nolan, è un commento ovvio, il resto delle magie assomiglia invece molto alla tecnologia propria degli Engineer di Mass Effect, costrutti di luce arancione.
Visivamente è un gran bel film: sono meno entusiasta per le scene più trippy alla Odissea nello Spazio, ma l'ispirazione tratta da Inception, e potenziata a mille per rispecchiare il diverso livello di potere, garantisce al film effetti visivi unici. Se non unici, quasi unici.
Cumberbatch è un attore eccellente che comincia però a sembrare costretto a ruoli da genio-arrogante: Sherlock, Khan, Turing e adesso Stephen Strange.
E' un film sulle origini, non è che succeda chissà cosa e ci sono parecchie similitudini anche con Batman Begins. Ci sono effettivamente alcuni elementi tradizionali comuni tra le origini di Batman e del Doctor Strange, ma anche qui le visual sembrano essere state riprese in modo piuttosto evidente da Nolan.
Mi azzardo a offire uno spoiler senza avviso, alla fine del film il Doctor Strange vince.
Il buon dottore tornerà nel prossimo Thor.
Sintetizzando: i film Marvel cominciano ad assomigliarsi un po' tutti, questo Doctor Strange resta nella parte alta della classifica grazie agli ottimi effetti visivi e l'ottimo protagonista.

Seveneves (Id, 2015): sono passati più di 20 anni dal seminale Snow Crash e l'affermazione di Neil Stephenson come uno dei più interessanti, celebrati e influenti scrittori di fantascienza contemporanei.
Seveneves non potrebbe essere un libro più diverso, non tanto per il soggetto, quanto per la forma della scrittura: l'inventiva linguistica aggressivamente incomprensibile di Snow Crash viene completamente sostituita da una narrazione iperealistica composta come una vera e propria simulazione mirante, prima di tutto, alla massima verosimiglianza.
Seveneves è un libro mastodontico, e non mi riferisco solo alle scarse 900 pagine di testo, che copre 5.000 anni di storia umana nettamente divise in tre parti: non voglio fare il fighetto con una frase a effetto, ma uno degli aspetti più straordinari di questo romanzo assolutamente fuori dall'ordinario è l'assenza di colpi di scena.
E' rivelato nella quarta di copertina e in tutto il materiale marketing del romanzo, quindi niente spoiler: Seveneves parla della fine del mondo, la distruzione della Terra e il ritorno dell'umanità sulla Terra migliaia di anni dopo il cataclisma.
La storia è divisa in tre parti di dimensioni pressocché identiche: la prima dura circa due anni e inizia con la misteriosa fratturazione della Luna in sette pezzi. Spettacolo astronomico eccezionale, evento miliare nella storia umana, eccitante per la scienza e il pubblico.
...finché una versione fittizia di Neil Degrasse Tyson, uno dei protagonisti, non si accorge che la rottura della Luna provocherà, nel giro proprio di due anni, l'estinzione della razza umana: i frammenti della Luna precipiteranno sulla Terra come una pioggia di colonie zeoniste, distruggendo tutto.
Due anni. L'umanità si unisce in una versione fatalista di Star Trek con l'impegno preciso di riuscire a mandare nello spazio il maggior numero di persone possibile, e dar loro una possibilità di sopravvivenza. Gli altri semplicemente condannati.
La seconda parte inizia con la catastrofe e i primi anni  di vita spaziale dei sopravvissuti della razza umana. 1500 persone circa. Per poco, poi meno. Circa sei anni.
La terza parte comincia 5000 anni dopo.
Ora: l'assenza di colpi di scena aiuta e avvalora l'aspetto più squisitamente simulativo della vicenda, togliendo un po' di eccitazione allo svolgimento della storia, ma conferendole un tono e una specialità davvero uniche. E' una storia di astronauti appena appena leggermente più avanzati di oggi (per 2/3 del libro).
Sappiamo che qualcuno sopravviverà a tutte le peripezie e riuscirà a propagare la razza umana, sappiamo anche che sulla Terra qualcuno tornerà.
L'assenza di colpi di scena e lo sviluppo altamente pianificato non giustificano, tuttavia, la prevedibilità narrativa a partire dalla seconda parte: l'esistenza di un personaggio (e plot correlato) totalmente e completamente stereotipato e identificato come malvagio dalla sua prima apparizione a circa l'ultima. Il personaggio ha un senso e svolge un compito preciso nella storia, andando a colmare il ruolo del quasi-villain che altrimenti sarebbe rimasto vacante, ed essendo una storia verosimile, il quasi-villain non è un villain vero e proprio. Non è davvero malvagio. Rappresenta semplicemente un sentire diverso rispetto a quello dei protagonisti, e conseguentemente entra con loro in contrasto.
Sono la tipologia del contrasto e la caratterizzazione del personaggio a essere piatti e troppo, veramente troppo schematici: fin da principio, senza particolare motivo, i personaggi principali provano un senso di turbamento e inquietudine intorno a questo personaggio, un'immediata antipatia.
L'escalation negativa del personaggio lo sposta dall'ambito del realismo contestuale alla storia, a una forma di complotto telefonata e stereotipata.
...l'intenzione programmatica di Stephenson e il suo palesare tutto fin da subito, non sono una mia fantasia: le prime pagine del libro recano alcuni disegni rapppresentativi (a mo' di mappe dei fantasy) di ciò che sarà lo sviluppo della società umana dello spazio. A dare un'occhiata meno che superficiale a questi disegni, si può leggere (non intuire, proprio leggere) quali personaggi sopravviveranno 'fino a un certo punto' e come si svilupperà la razza umana post-catastrofe.
Stephenson, nelle prime pagine del libro, ci rivela più o meno la trama fino a 2/3 del romanzo.
Parliamo di circa 600 pagine durante le quali siamo già circa informati di chi vivrà e (conseguentemente) di chi potrebbe morire.
Non è importante, è importante lo sviluppo della storia: la pianificazione ingegneristica della fine del mondo e di come sopravvivere alla fine del mondo.
L'approccio è tutto in Seveneves, ma allo stesso tempo è causa del suo peggiore difetto: l'identificazione un po' semplicistica dell'avversario con l'unico personaggio 'esterno' al gruppo, e l'identificazione di questa 'esternità' del personaggio con una classe umana così stereotipata da risultare una scelta troppo banale. Questa scelta si propaga nella terza parte andando a viziare con questo peccato originale parte della narrazione successiva.
NOTA: curiosità. I leader del mondo vengono rappresentati in una conferenza universale per annunciare l'imminente fine della civilità e la morte di circa tutti. A questa conferenza partecipano più o meno tutti tranne l'Italia, al posto del primo ministro/presidente italiano c'è il Papa.
E' come leggere la versione romanzata di un film catastrofico di Emmerich, se Emmerich fosse rigorosamente realista e interessato agli aspetti più scientifici.
Anche nella terza parte, la tecnologia avanzata della razza umana super evoluta viene analizzata e spiegata in lunghi apparati testuali (non proprio esaltanti) intesi a presentarne la fattiblità, circa, o comunque la possibilità.
La scrittura di Stephenson manca di quella nota artistica che contraddistingue i miei autori preferiti e, più in generale, quegli autori 'letterari' che possono sorreggere tanto contenuti quanto forme splendide.
I contenuti di Seveneves sono top grade. La sua narrazione ha dei picchi, la prima parte del libro è sontuosa, e della cadute: il succitato svolgimento banale della seconda parte, l'eccessiva decrittività didascalica della terza.
Sia nella parte 1 che nella 2, Stephenson utilizza personaggi con background specialistici diversi per spiegare al lettore 'le cose': è pieno di scene dove l'esperto di robot, per dire, parla con l'astrofisico e gli spiega i robot; poi l'astrofisico parla con il botanico e gli spiega 'lo spazio'. Le spiegazioni sono continue ma sono in qualche modo mascherate dentro plausibili conversazioni tra i personaggi.
Nella terza parte questo non avviene. I personaggi spiegano cose per loro ovvie senza nessun motivo, non le spiegano a nessuno, è come se le ripetessero a se stessi e, conseguentemente, sono esclusivamente indirizzate al lettore... almeno non è un espediente narrativo trito come quello del detective che si vede allo specchio e si autoritrae, qui c'è un approccio più diretto e talmente ingiustificato da avere una sua qualità.
Una ragione di ciò è chiaramente attribuibile al tempo e all'organizzazione dello spazio all'interno del libro: è la terza parte, siamo a due terzi del libro, ci rimane sono un terzo del libro e si deve provare ad arrivare a una conclusione. Bisogna stabilire il setting del futuro e, dopo 600 pagine, Stephenson ricorre a brutali didascalie panoramiche per spiegare lo stato attuale e come gli ultimi 5000 anni abbiano portato allo stato attuale.
La terza parte è la svolta definitiva dove la mirabile simulazione catastrofica della parte uno si trasforma in pura speculative fiction, perdendo ogni traccia di realismo e verosimiglianza per abbracciare una forma più simbolica e metaforica. L'autore non è più l'insieme delle telecamere che seguono la sopravvivenza alla fine del mondo, ma diventa agente che parla al lettore mostrandogli un futuro che è quasi parodia del presente.
...almeno spero sia una parodia, perché altrimenti la terza parte perderebbe davvero quasi tutte le sue qualità.
Nonostante i suoi difetti, Seveneves è un romanzo eccellente.
SPOILER SPOILER SPOILER
Il personaggio che 'rovina' la storia e l'umanità è il presidente degli USA, una donna. Forte del proprio potere e autorità contravviene a tutte le leggi stabilite dall'umanità, prima per salvarsi e andare immeritatamente nello spazio, dopo per organizzare un colpo di stato a danno dei protagonisti positivi. Questi eventi causeranno la morte di quasi tutta l'umanità sopravvissuta.
Alla fine dei 6 anni della seconda parte, solo 7 donne rimarranno in vita. Le Seven Eves, le Sette Eva.
...il titolo è geniale e palindromo.
5000 anni dopo, le Seven Eves hanno dato vita a 7 razze distinte di umanità: una popolazione complessiva di circa 3 miliardi residenti in un habitat ring tutto intorno alla Terra. La Terra, a sua volta, sta venendo ri-terraformata.
Le idiosincrasie delle sette sopravvissute sono diventati tratti stereotipi delle sette razze, ed è un concept potente: gli stereotipi sono fondati su pacchetti genetici comuni derivanti dall'avere genitori simili e, sostanzialmente, dal vivere nello stesso posto. Le razze sono fisicamente circa simili: non ci sono code, occhi in più o robe del genere, ma sono diventate in qualche modo specializzate in base agli antenati... scienziati, guerrieri, etc etc. Ogni razza, però, è anche assolutamente e visibilmente mutante rispetto all'originale umanità. Queste 7 razze sono divise in 2 blocchi che corrispondono ai rapporti tra le 7 sopravvissute: ci sono le 4 razze 'buone' contraddistinte dal colore blu, c'è la razza cattiva e le altre 2 razze che sono circa a metà ma più vicine ai cattivi (colore rosso). I 2 blocchi sono in guerra, calda e fredda.
Rossi contro blu, i blu sono buoni i rossi cattivi. C'è un muro che separa i due blocchi. C'è propaganda e fanfara dalla parte dei rossi.
I simbolismi sono evidenti, l'intento deve essere quello di una parodia. DEVE.
La sorpresa finale del libro non è esattamente una gran sorpresa, è evidente fin dall'inizio della terza parte: la razza umana non è sopravvissuta solo nello spazio. Qualcuno è sopravvissuto anche sulla Terra distrutta e, dopo 5000 anni, ha sviluppato una cultura propria.
Ci sono gli umani che si erano rifugiati sottoterra, che sono diventati una popolazione alla Mad Max e sono gli ultimi umani 'purosangue'. Ci sono altri umani che sono sopravvissuti vivendo sott'acqua.
Il mistero dietro la frattura della Luna rimane tale fino alla fine. Nelle ultime pagine ci sono alcune righe che potrebbero far pensare a un seguito.
NOTA: continua per tutto il libro la presentazione negativa dell'Italia, l'unico vero villain di tutto il romanzo è italiano (quindi non Julia ma Aida). Le sue caratteristiche negative sono essenzialmente quelle dell'italiano all'estero ma c'è qualcosa di più intrigante al di sotto: la Eva italiana è bipolare, è stata selezionata dall'Italia e mandata nello spazio ciò nonostante (o proprio per).
L'autore si spinge in là e tenta giustificazioni per il comportamento del presidente USA, e in generale parlando degli americani usa termini come 'aggressività controllata e incanalata verso attività positive', mentre presenta l'italiano con un ridicolo genio e sregolatezza dove l'aggressività è patologica e sfrenata.

Cyborg 009 - Call of Justice: 3 film o 12 episodi, a seconda. I giapponesi hanno visto questa nuova avventura dei Cyborg di Ishinomori in form di 3 film cinematografici, per noi 'internazionali' Netflix ha pensato bene di ricompilare il tutto in forma di miniserie in 12 episodi.
E' uscita ieri.
Realizzata per i 50 anni di Cyborg 009, questa serie è circa in continuity e ci mostra i Cyborg dopo le avventure del manga/anime originale: sono passati 30 e rotti anni circa dalla loro ultima battaglia.
Il crossover con Devilman dello scorso anno non viene considerato.
Ritirati a vita pacifica, i Cyborg vengono riportati nella mischia da una rompipalle di giornalista che ha scoperto una società segreta di super uomini in controllo della Terra da prima del tempo.
Il 2015 ci ha dato Cyborg 009 vs Devilman, il 2016 (2017) è Cyborg 009 vs X-Men.
Mi sta sempre sulle palle questa cosa dei giapponesi di ridurre il gruppo al singolo... Cyborg 009 invece di Cyborgs, Saint Seiya invece di Cavalieri dello Zodiaco, etc.
E' una produzione Production IG, ma l'animazione è realizzata da un sottostudio specializzato in cg: Signal MD.
L'animazione fa schifo. I giapponesi e questo genere di cg sono in grado di ottenere risultati decenti, come gli Appleseed o Expelled from Paradise, ma in questo caso è legnosissima e generalmente terribile: ci sono giochi di Naruto e Dragonball fatti molto meglio.
La storia non ha molto senso: ci sono quegli X-Men Illuminati da prima del tempo, vengono effettivamente chiamati mutanti nel corso del cartone, che vogliono controllare il mondo.
Lo fanno già, ma adesso lo vogliono fare non più dalle ombre. Sono praticamente gli Externals.
I riferimenti ai comics americani sono talmente tanti e ovvi da giustificare quanto sto dicendo.
Il primo nemico di 009 e i suoi comparti è un cowboy con i poteri di Storm o, volendo, una praticamente esatta trasposizione di Hurricane Max dal Comics' Greatest World.
Il secondo è un classico telecineta che potrebbe essere Jean Grey maschio dei poveri.
Il terzo è in grado di manipolare le macchine.... Madison Jeffries?
Il super boss finale è uno che duplica i poteri degli altri (i riferimenti si sprecano).
Non vale la pena guardare questa 'serie', ma l'ho guardata tutta perché sono i Cyborg e ho sempre amato i Cyborg.
SPOILER SPOILER SPOILER
Naturalmente salta fuori che 009 non è semplicemente un cyborg capace di accelerare alla velocità del suono, è anche un mutante capace di andare alla velocità della luce e avanti e indietro nel tempo (e/o di riavvolgere il tempo).. Flahs. In pratica, non riuscendo a risolvere la storia, gli hanno dato il potere necessario a risolvere senza spiegare questo o quel problema.


Arrival: a differenza di quasi tutti, ho letto il libro prima di vedere il film. Ted Chiang è uno dei miei scrittori preferiti ed è senza dubbio uno dei migliori scrittori in lingua inglese viventi.
Ce l'ho nell'header del blog.
L'originale Story of Your Life è un breve, non brevissimo, racconto del 1998.
L'adattamento di un racconto così complesso per struttura e concetti è riuscito abbastanza bene, anche se bisogna subito chiarire che si tratti di 'ispirazione' più che di 'adattamento' vero e proprio.
Il racconto originale non contiene così tanta storia da poter diventare un film, lo sceneggiatore del film ha dovuto metterci parecchio del proprio.
Una delle differenze primarie è che il racconto rivela il trucco praticamente subito, il film se lo tiene stretto fino alla fine optando per un gioco a sorpresa che avrebbe fatto invidia a Shyamalan.
Alieni arrivano pacificamente sulla Terra: le nazioni della Terra iniziano una gara a chi riuscirà per primo a decifrarne il linguaggio/farsi capire/capire cosa vogliono. Le nazioni della Terra, ovviamente, ne approfittano per trasformare il tutto in una corsa agli armamenti pre-terza guerra mondiale.
Cinesi e russi nella parte dei malvagi, ma Villeneuve non lesina sugli insulti all'intelligenza USA: i soldati americani facilmente influenzabili dalla propaganza reazionaria, i politici e i militari USA che prendono decisioni solo per salvare la faccia e fare i grossi.
La sceneggiatura di Arrival è, naturalmente dato il target di pubblico molto più ampio, una versione dumbed down della storia originale... il finale del film, tanto per dire, è un crescendo di spiegazioni: prima te lo fanno intuire, poi te lo spiegano se non l'hai intuito, poi te lo spiegano in modo più facile con parole più semplici, poi ti fanno il disegnino per accertarsi che davvero tutti abbiano capito.
Amy Adams non è un granché come attrice, Jeremy Renner è meglio nei film d'azione. Forest Whitaker è molto dimagrito.
Arrival è un buon film ma niente di più.
SPOILER SPOILER SPOILER
Imparare la lingua aliena vuol dire imparare a vedere il futuro (circa).