Resident Evil 2026: secondo reboot consecutivo per gli adattamenti cinematografici della celebre serie di videogiochi Capcom.
Questa volta un grande successo.
Ora che scrivo, è il film tratto da un videogioco meglio recensito di sempre e un fenomenale ritorno d'investimento per Sony e gli altri produttori.
Regia del prodigioso Zach Cregger di Barbarian e Weapons.
Penso di aver scritto la stessa esatta cosa anche per lo scorso reboot, ma l'ultimo gioco nella serie per me è stato il 4 su Gamecube (2005); non sono un fan dei survival horror e non ho apprezzato la nuova traiettoria narrativa iniziata proprio con il 4.
Il passaggio dal classico virus + zombie + sopravvivere in città infestata, alla roba poco chiara con tentacoli, vermi, culti e body horror più estremizzati non mi ha convinto e perso.
Questo film mi sbatte in faccia il gap di non aver seguito la serie per 20 anni; è un reboot di Resident Evil, ma origina culturalmente, a livello di narrazione e immaginario, dai più recenti.
Ci sono alcune citazioni graziose qua e là, tipo quando il protagonista capita per caso in una safe room con lo storico sistema di salvataggio dai primissimi giochi, ma il resto è soprattutto inteso per un pubblico più giovane.
Un rider viene chiamato a una consegna medica prioritaria notturna con extra-pay direzione ospedale centrale di Raccoon City. Il rider non è un Chris, Leon o Jill: è uno sfigatino normale interpretato da Austin Abrams (già in Weapons). Il personaggio, mentre caratterizzato come mediocre, è lungi dall'essere stupido, anzi offre inaspettate reazioni logiche alle più convenzionali situazioni horror: tipo che sente rumori sospetti venire da un vicolo buio e decide di NON esplorarlo.
E' una cosa così semplice, eppure è praticamente rivoluzionaria.
Il rider va verso la città, più si avvicina più le cose si fanno strane: soprattutto mostri, sempre più mostri; c'è un motivo se continua ad andare verso la città, anche dopo essersi convinto della presenza di mostri.
Ci sono diverse scene che evidenziano ancora una volta il talento visivo del regista: alcune sono state mostrate durante il marketing del film come la pioggia di zombie dai tetti, ma ce ne sono altre e Cregger sembra ancora lontano dal ripetersi. I mostri oscillano creepy e, come dicevo, c'è molto body horror non convenzionale.
Uhm.
"Non convezionale" per un film di zombie, ma già visto se allarghiamo agli horror più artistici degli ultimi anni, includendo quelli di Cregger, passando per Substance e i suoi simili.
Massimo livello di praise alla produzione per aver capito il concetto di reboot e aver scelto di fare qualcosa di completamente diverso da Anderson e fare qualcosa di nuovo in assoluto; non ho particolarmente apprezzato, perché non è generalmente di mio gusto, il tono dark comedy un po' troppo facile del film, quasi a imitazione dei film iniziali di Gunn.
Tuttavia è indubbiamente un buon film che si guarda volentieri, certamente un buon film in assoluto e non solo tra quelli tratti da videogiochi.
Si parla di un sequel, naturalmente dato il successo, ma niente di concreto.
SPOILER SPOILER SPOILER
Il protagonista viene infettato, alla fine diventa un mostro ma il film finisce prima di mostrarcelo ucciso dall'intervento della guardia nazionale.

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