Katabasis (Id, 2025): l'ultimo romanzo di Rebecca Kuang. Penso sia il mio preferito, mi è certamente piaciuto più di Babel, ma ci sono passaggi un po' ripetitivi. 
Ci sono molte similitudini con Babel.
Qui c'è Cambridge, là c'era Oxford; con questo secondo libro consecutivo, Kuang realizza e omologa la versione hard sf del setting 'dark academia': scholars e ricercatori, matematici e logicians, creazioni intellettuali originali combinate e confuse con pensieri e idee correttamente citate dalle fonti tradizionali; pensatori realmente esistiti e magia. 
PHD Harry Potter.
NOTA: a fornire un po' di colore, l'autrice inserisce nel libro alcuni diagrammi e citazioni da finte pubblicazioni di ricerca. 
Il titolo dice tutto: è un classico tema letterario, 'katabasis' è il viaggio all'inferno di tanti personaggi mitici da Orfeo a Dante, passando per Ulisse ed Enea; ma Kuang è molto istruita e in questa sua versione, la tradizione letteraria non è solamente, pigramente occidentale, anzi abbraccia profondamente l'Asia e, non a caso, il re dell'inferno è più frequentemente rappresentato nella sua versione di King Yama.
Nel mondo creato da Kuang, il viaggio all'inferno è tanto un genere narrativo quanto un'esperienza realmente compita dai succitati personaggi e da maghi avventurosi. 
Succede un incidente, uno dei professori più noti di analytic magick di Cambridge muore durante un esperimento magico; la morte del professore è un grave problema soprattutto per i suoi due principali studenti/assistenti: l'hanno sopportato per anni, i suoi soprusi e la sua tirannia, hanno ingoiato qualunque merda e sorriso per la prospettiva di completare gli studi sotto di lui e lanciarsi verso una sfolgorante carriera accademica. 
Gli studenti sono due, ma la protagonista è una. Alice. Alice è anche, probabilmente/quasi certamente la causa dell'incidente mortale. 
Alice decide di andare all'inferno e recuperare l'anima del professore, finire gli studi e far tornare tutto come dovrebbe; non sa che Peter, l'altro studente, ha deciso lo stesso corso d'azione. 
I due si trovano costretti a collaborare. 
La storia fa due cose, esplorare l'inferno e rappresentare la vita di una giovane donna nel contesto accademico, ma Kuang è troppo brava, elegante e una magnifica autrice per farle semplicemente. 
Alice e Peter hanno una complicata relazione, sono stati amici, rivali, si odiano, si amano (forse); il libro parla di una storia d'amore all'inferno, quindi che i due protagonisti siano in qualche modo romanticamente interessati è dato fin dal sottotitolo "To Hell with Love". 
Ancora più complicata, la relazione tra i due e il professore, specialmente quella di Alice. 
Ecco, questo è il punto chiave del romanzo, contemporaneamente il suo aspetto più forte e quello più debole. 
Mentre i nostri eroi scendono attraverso il classico ordine dei peccati, Alice ci rappresenta la condizione della donna nel campo della ricerca. 
E' il solito: uomini che passano davanti, donne che devono lavorare il doppio per essere riconosciute la metà, uomini in posizioni di potere che abusano del potere della loro posizione. 
La condizione dei peccatori all'inferno non è molto dissimile da quanto vissuto da Alice nel suo tempo a Cambridge. Il tormento dei peccatori è lo stesso di Alice ogni giorno. 
Il professore è super, iper, mega tossico e il suo rapporto con la giovane, brillante studentessa è tutto quello che potete immaginare e di più, e di peggio; i dettagli aumentano in un crescendo parallelo alla discesa nella gravità dei peccati. 
E' appassionante, è conturbante; è anche ripetitivo e un po' palloso alla lunga. 
La rappresentazione del degrado emotivo e mentale della protagonista è un capolavoro di analisi psicologica, una caratterizzazione di potentissima profondità, ma è estremamente focalizzato sulla prospettiva femminile. 
Giustamente, inevitabilmente. 
Kuang mi ha fatto capire ed empatizzare con la protagonista e, per esteso, la prospettiva femminista più con questo romanzo che le centinaia di milioni di ore di rant di mia moglie e Taylor Swift. 
...però troppo. 
La protagonista è così devastata dall'esperienza della sua vita, che il suo personaggio è largamente insopportabile, volutamente, per quasi tutto il libro; faccio uno spoiler: c'è un appassionante character arc di maturazione ed emancipazione. 
NOTA2: vedono, ma non visitano allo stesso modo tutti i peccati. 
Ora, non crediate che il viaggio all'inferno sia una scusa per un manifesto contro il patriarcato. 
Kuang è semplicemente troppo brava per non scrivere anche un incredibile romanzo sulla vita dopo la morte. 
E' così intelligente ed edotta, che alcune delle sue considerazioni sul concetto di inferno attraverso le religioni e miti del mondo, sull'ingiustizia di pene eterne per peccati temporanei, sull'idea di reincarnazione ed eternal recurrence, necessiterebbero di interi altri libri per commentarle.
Tutto quanto sopra e la sua prosa è pure prodigiosa: la scrittura è precisa e concentrata; le parole sono scelte con cura in ogni frase, la ricercatezza linguistica è perfettamente compensata dalla naturalezza del flusso narrativo. Non cede alle tentazioni più caotiche della prosa creativa e artistica, non si spinge a cristallizzare la sua scrittura in compulsioni di freddezza matematica: Kuang è espressiva ma comprensibile, brillante senza forzature, pacata ma pronta all'occasionale, puntuale e coraggiosa, ribellione contro la grammatica.
C'è un po' di delusione sulla storia d'amore: è credibile, è anche soddisfacente specialmente nel finale, ma è un po' troppo drammatica e sofferta per i miei gusti, anche un po' troppo veloce nella risoluzione.  
Babel parlava di colonialismo e razzismo, Katabasis di patriarcato e femminismo. 
I romanzi di Kuang sono così eccellenti che mi dispiace non mi piacciano di più; c'è qualcosa nel modo in cui l'autrice subordina le sue storie al messaggio, che mi disturba e fa sentire tradito: è come se queste storie così coinvolgenti fossero solo dei mezzi per veicolare contenuti politici e sociali. 
Mi fa persino infuriare. 
SPOILER SPOILER SPOILER
Peter ha il crohn, il marito di Kuang ha il crohn, mia moglie ha il crohn: la rappresentazione della malattia nel libro è onesta e terribile. 
Alice non vuole esattamente salvare il professore, in realtà vorrebbe riportarlo in vita per torturarlo a oltranza: Alice non sta bene; Peter ha il crohn, ma la salute mentale di Alice è deteriorata quanto il fisico del suo compagno.  
Dante è citatissimo e il finale del libro, l'ultima riga è una leggera parafrasi del finale della Commedia.