Death on the Nile: finalmente. 
E' stata una lunga attesa per il secondo film di Poirot diretto e interpretato da Kenneth Branagh, quasi 5 anni. 
Come così di rado accade, la lunga attesa è stata ricompensata da un pieno successo. 
Non a caso, produzione e autore sono in discussione per un terzo e forse altri film. 
NOTA: cito, per completezza, anche una presunta discussione intorno alla creazione di un Universo Cinematografico Condiviso di Agatha Christie.
Torniamo all'inizio: cinque anni dopo il notevole e meritato successo del loro adattamento cinematografico di Omicidio sull'Orient Express, Kenneth Branagh e lo sceneggiatore Michael Green tornano per una seconda volta a interpretare Hercule Poirot. Questa volta con la sua indagine dal libro Death on the Nile del 1937.
Come anticipato, questo secondo film è al pari del primo: gusti personali potrebbero far preferire uno all'altro, ma la qualità della realizzazione è altissima e inconfutabile. 
A differenza del primo, qui ci si è presi qualche libertà artistica in più rispetto al materiale originale. 
Probabilmente per assecondare un certo gusto e senso di continuità cinematografica, si è scelto di far ritornare in questo secondo film un personaggio secondario del primo non compreso dalla storia originale; ma non è l'unico personaggio modificato... anzi, a dirla tutta e dopo una rapida ricerca, direi che più o meno tutti i personaggi del libro siano stati in qualche modo variati rispetto al romanzo. 
Sono indeciso su questa scelta: cambiare i personaggi, a mio avviso, avrebbe avuto senso solo anche cambiando il finale della storia; il film finisce, invece, come il libro e quindi le modifiche ai personaggi perdono motivazione. 
Non è un difetto del film, solo un appunto personale. 
Il cast comprende un paio di supereroine: Gal Gadot è la ricca socialite al centro della storia; Black Panther Letitia Wright è una delle ospiti della crociera sul Nilo; in questa stessa lista mi trovo a dover anche citare Annette Bening: qualcuno potrebbe ricordarla per qualche altro film, ma nessuno di successo quanto Captain Marvel. 
Ah, c'è anche Armie Hammer nel suo ultimo film prima di avere la carriera distrutta da scandali.
Passando oltre: in una brillante citazione metanarrativa, Green e Branagh, verso la fine del film, mettono in bocca a uno dei personaggi una celebre (?) dichiarazione accreditata all'autrice stessa. 
Christie, stufa di Poirot come Shatner di Kirk, famosamente lo descrisse come un egocentrico little creep. 
NOTA2: questa citazione si trova facilmente online da più parti, più difficile individuarne la fonte precisa. Apparentemente nasce tutto da un'intervista a PD James. 
Non importa davvero: è famosa tra i fan, Branagh l'ha voluta nel film. 
Ecco: Branagh l'ha voluta nel film per farla urlare contro Poirot da un personaggio offeso dalla sua fredda disumanità, l'opinione dell'autrice verso la sua creatura andata avanti più di quanto avrebbe desiderato; allo stesso tempo, la rappresentazione che Branagh dà di Poirot è certamente molto diversa da quella 'tradizionale'. 
Non parliamo di qualcosa assimilabile allo Sherlock di Cumberbatch o Downey JR, ma il personaggio è certamente altro rispetto tanto a quello dei romanzi quanto al popolarmente più significativo di Suchet dalla serie tv.
Branagh fa qualcosa che dimostra la sua caratura autoriale: cita e omaggia l'originale, tradisce la sua aperta passione per il materiale, lo interpreta a modo proprio. 
E' un film fantasticamente godibile di quelli che ti lasciano con buon umore.