Project Hail Mary (Id, 2021): tre su tre è una costante di cui si deve prendere atto.
Andy Weir è un bravo scrittore.
Volevo continuare a fare lo spocchioso e dargli un po' addosso, mi arrendo: i suoi libri sono molto enjoyable.
Nel suo terzo romanzo pubblicato conferma, inoltre, la cosciente decisione di costruire storie intorno a stereotipi fantascientifici molto noti, affrontandoli con il suo stile e la sua superiore competenza/comprensione dell'argomento... potrei sembrare strafottente, ma sono sincero.
In The Martian c'era l'astronauta stranded sul pianeta pericoloso; in Artemis c'è la città spaziale con il suo sottobosco criminale di smuggler; qui in Project Hail Mary cominciamo la storia con l'astronauta che si risveglia senza memoria.
Un grande classico e un verosimile, ipotetico problema connesso ai viaggi spaziali a lungo termine.
La prima parte del libro, diciamo un terzo circa, segue una progressione narrativa abbastanza semplice: asimmetrica alternanza di eventi nel tempo presente della missione con il nostro astronauta senza memoria, e flashback/ritorno di memorie che forniscono spiegazioni e contesto.
Nel suo terzo romanzo pubblicato conferma, inoltre, la cosciente decisione di costruire storie intorno a stereotipi fantascientifici molto noti, affrontandoli con il suo stile e la sua superiore competenza/comprensione dell'argomento... potrei sembrare strafottente, ma sono sincero.
In The Martian c'era l'astronauta stranded sul pianeta pericoloso; in Artemis c'è la città spaziale con il suo sottobosco criminale di smuggler; qui in Project Hail Mary cominciamo la storia con l'astronauta che si risveglia senza memoria.
Un grande classico e un verosimile, ipotetico problema connesso ai viaggi spaziali a lungo termine.
La prima parte del libro, diciamo un terzo circa, segue una progressione narrativa abbastanza semplice: asimmetrica alternanza di eventi nel tempo presente della missione con il nostro astronauta senza memoria, e flashback/ritorno di memorie che forniscono spiegazioni e contesto.
Voglio insistere su un punto: quanto sopra è solo l'introduzione. Una lunga introduzione, ma c'è un colpo di scena presto nel romanzo che ne cambia completamente l'orientamento e lo scopo.
C'è anche un colpo di scena verso la fine del romanzo che modifica fortemente la prospettiva di altri aspetti della premessa, rendendola davvero più intrigante del consueto.
...eh.
E' difficile parlare della trama di questo romanzo senza fare spoiler: la Terra è in pericolo, prossima alla distruzione, solo una specifica missione spaziale può sperare di salvarla.
Parliamo d'altro.
Il protagonista del libro è uno scienziato/astronauta, diciamo così per adesso, e il libro è scritto in prima persona in tempo presente. Poche pagine e Weir sta già dando sfoggio della sua caratteristica maestria nell'usare e spiegare scienza da hard sf in modo pop e divulgativo; questo è un romanzo seriamente divertente, "seriamente" nel senso di molto, e riesce a esserlo parlando continuamente di scienza: è come guardare/leggere Bill Nye, ma con una storia avvincente.
L'unica cosa da rimproverare a Weir è l'abitudine, al terzo libro di grande successo dovrebbe davvero farsela passare, di fare ingenuo foreshadowing: troppo spesso i suoi personaggi si fanno una domanda apparentemente inutile, dicendosi che si daranno una risposta quando ci sarà tempo, e dopo un po' scopriamo essere stata la domanda più importante di tutte.
A dire il vero c'è un'altra critica possibile: la caratterizzazione del protagonista risulta un po' discutibile; Weir tenta di trovare una via di mezzo tra l'apice fisico/mentale umano dell'individuo astronauta/scienziato, che è tipo il Batman del mondo reale, e l'umano-umano di tutti i giorni con quirk e difetti e tipo-uno-come-noi.
Il personaggio è ben scritto e un ottimo veicolo per la narrazione, ma se lo si analizza risulta poco credibile; soprattutto risulta bizzarramente asessuale e un po' troppo... uhm... come dire?
Non solo è un astronauta/scienziato, aka un genio e fisicamente imponente, è anche una people person con elevate skill sociali. Gli mancano davvero dei difetti, quelli che l'autore gli applica per umanizzarlo risultano, appunto, posticci e poco significativi: il secondo colpo di scena cerca di spiegare e giustificare un po' questa caratterizzazione, specialmente il come mai un uomo così di talento non sia accompagnato, ma non funziona davvero.
In molti suoi passaggi, Hail Mary ricorda Seveneves. Seveneves è migliore, ma Hail Mary si legge più rapidamente.
Qualche commentatore lo ritiene il migliore dei libri di Weir, per me The Martian rimane il migliore, ma questa gli va davvero vicino.
SPOILER SPOILER SPOILER
Il primo colpo di scena: a un terzo del libro, il protagonista incontra un alieno intelligente e la storia diventa quella di un first contact che si trasforma in una collaborazione interstellare per risolvere il problema e salvare due mondi.
Il secondo colpo di scena: il nostro protagonista non voleva far parte della missione. C'è stato un incidente, chi doveva andare è morto, chi doveva sostituire è morto: il capo del progetto per salvare la Terra, lo 'cattura', droga e costringe ad andare nello spazio. L'amnesia a inizio libro non è un effetto collaterale del viaggio, è un effetto voluto per cercare di fargli ricordare il più tardi possibile di non aver voluto andare.
Succedono vari cose. La missione sarebbe stata suicida, ma l'alieno può aiutare il protagonista a tornare a casa, ma l'alieno poi finisce nei guai e il protagonista decide di rinunciare e aiutarlo. Il protagonista finisce la sua vita sul pianeta dell'alieno, insegnando cultura umana ai giovani alieni.
I due mondi sono salvi.
Nel finale ci sono due cose molto piaccione e molto divertenti: i capitoli del libro sono numerati, l'ultimo capitolo del libro è numerato con i numeri degli alieni ed è un'idea stupida ma super; gli alieni costruiscono un biome per il protagonista dove vivere: all'inizio un sacco di problemi, specialmente per il problema cibo: gli clonano i muscoli e gli danno da mangiare la sua carne clonata, Weir li chiama, genialmente "meburgers".
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