Hideaki Anno - The Final Challenge of Evangelion: è un documentario realizzato da NHK, uscito in Giappone nel Marzo 2021, distribuito internazionalmente da Amazon, non disponibile in Italia... perché Prime Video (Italia) è una merda.
Il documentario filma, testimonia e racconta gli ultimi 4 anni di produzione dell'ultimo film di Evangelion ("3.0+1.0 Thrice Upon a Time"), dal 2017 alla fine del 2020 e la prima proiezione finale per lo staff.
NOTA: nel 2017 il lavoro sul film era già cominciato.
Fin dalle prime battute, Anno mostra ripetutamente un certo fastidio, molto educatamente giapponese, nei riguardi della persona incaricata delle riprese per il documentario: chiede ripetutamente di non essere inquadrato, che siano inquadrati i suoi collaboratori, li fa spostare, a un certo punto chiede persino un appuntamento con alcuni rappresentati (presumo) di NHK per discutere come fare meglio il loro lavoro e non rompergli i coglioni.
Fin dalle prime battute, Anno mostra ripetutamente un certo fastidio, molto educatamente giapponese, nei riguardi della persona incaricata delle riprese per il documentario: chiede ripetutamente di non essere inquadrato, che siano inquadrati i suoi collaboratori, li fa spostare, a un certo punto chiede persino un appuntamento con alcuni rappresentati (presumo) di NHK per discutere come fare meglio il loro lavoro e non rompergli i coglioni.
La cosa va avanti abbastanza a lungo e frequentemente, tanto che la documentarista a un certo punto glielo chiede: perché hai accettato di fare questo documentario?
La risposta è immediata e molto onesta: per soldi.
Evangelion e il metodo di lavoro di Anno sono stigmate nel conto in banca di Khara, un sanguinamento copioso e costante: non dico che Anno sia stato obbligato a fare il documentario, ma il documentario è stato uno strumento per spremere un po' più di ritorno economico, generare hype e pubblicità, intorno e dalla produzione del film.
Ecco: 'onesto'.
Questo documentario è ufficiale nel senso che, per come è realizzato, non avrebbe potuto essere diversamente: accesso agli uffici, ai laboratori, ad Anno stesso e il resto dello staff; sicuramente ci sarà stato editing alla fine, segmenti pubblicati e altri cancellati, ma... non si direbbe.
Non sembra il prodotto di qualcuno (Anno) intenzionato a creare la propria leggenda, sostenere la mitologia dell'otaku introverso maniaco della precisione, il Kubrick dell'animazione: è, invece, incredibilmente onesto.
Il documentario invade lo spazio privato e personale di Anno, che ha molti tratti che popolarmente assoceremmo con l'autismo funzionale, ne rivela debolezze, vizi, infinite e gigantesche idiosincrasie.
Il risultato finale sembra uno di quelli realizzati dopo la morte, non mentre il soggetto è ancora in vita e offendibile.
Il documentario è diviso in due parti: la prima segue Anno da un meeting al successivo, mentre parla con i suoi collaboratori, supervisiona attività, modifica per l'ennesima volta lo stesso infinitesimale dettaglio.
Questa prima parte si chiude, significativamente, con Anno alla fine del 2018 e la sua decisione di riscrivere intere parti della sceneggiatura del film.
Anno sparisce in ritiro per concentrarsi sulla scrittura.
La seconda parte del documentario inizia in modo tradizionale: Anno è assente, la troupe comincia a indagare e presentare il suo passato; parla con amici e colleghi, racconta un po' la sua carriera passata, racconta la storia di Evangelion.
Anno lavorò con Itano sulla serie originale di Macross, poi con Miyazaki su Nausicaa.
A 30 anni circa inizia a lavorare su Evangelion.
Riversa nella serie tutto se stesso, la serie è un successo, il finale è uno tsunami di critiche, Anno si deprime e pensa al suicidio: comincia l'estenuante, infinito processo di riscrittura del finale di Evangelion.
Tutta sta roba è più o meno risaputa.
Anno torna a far parte del documentario, spiega il lungo periodo di silenzio tra il terzo film della Rebuild e la produzione del quarto: di nuovo depressione, insicurezza, esaurimento, etc etc.
I collaboratori di Anno lo odiano/amano: lavorare con lui è un incubo, parla poco, quando parla non si capisce, delega tantissimo ma vuole supervisionare tutto, non è mai soddisfatto; ma è un genio, lavorare con lui è la più alta aspirazione per ogni animatore.
In Giappone, da qualche anno, c'è un movimento sociale dedicato alla valorizzazione del lavoro degli animatori, al miglioramento delle condizioni lavorative: tanto il governo quanto il mondo dell'intrattenimento, hanno esposto il sistema di lavoro degli studi d'animazione, la realtà del lavoro nell'animazione.
Se ne parla all'incirca negli stessi termini del lavoro degli sviluppatori di videogiochi in Occidente.
Studio Khara non sa cosa sia il crunch, sono costantemente in crunch: uno studio di medie dimensioni in possesso di una delle più importanti proprietà intellettuali al mondo.
Adesso facciamo un passo indietro: non volevo guardarlo.
Quando ho guardato l'ultimo film di Eva, un capitolo della mia vita si è concluso. Punto. Fine.
Basta Eva.
Meno di 6 mesi dopo ho fatto le seguenti 2 cose: ho cercato e guardato questo documentario, ho comprato tutti e 5 i volumi di Evangelion Anima (prossimamente su questi schermi).
Lasciare andare non è facile.
Anno mi capisce: tutto questo documentario testimonia la sua lotta con Evangelion, finirlo e andare oltre, liberarsi.
Un'altra cosa che condivido con Anno: è diventato un otaku con la Yamato, come me.
Questo documentario è ottimo.
E' un documento unico, onesto e reale: uno sguardo sul lavoro di un genio e la produzione di un capolavoro.
Ovviamente si parla anche di Covid, il finale del documentario è nel pieno dell'emergenza: la prima pubblica di Evangelion fu rimandata.
NOTA2: in alcune delle riprese fatte negli uffici dello studio Khara si vede un poster di Darling in the Franxx, con mio orgasmico entusiasmo. Khara realizzò parte della cg per Franxx.
UPDATE: mi sono messo a leggere Evangelion Anima, poi mi sono interrotto perché non riuscivo a individuare/ricordare esattamente le differenze con End of Evangelion. Era tanto tempo che non riguardavo End of Evangelion: ci sono alcuni passaggi alla fine di questo documentario che adesso acquistano una valenza più significativa.
Prendete End of Evangelion e paragonatelo al quarto Rebuild: sono stilisticamente come il sole e la luna. EOE è pieno di simbolismi e technobabble, straripante di psicosessualità, finisce incomprensibilmente. Rebuild è completamente diverso. Anno lo definisce 'ordinario'.
C'è tutto un passaggio, alla fine del documentario, dove Anno parla della difficoltà costatagli raggiungere questo finale ordinario, forse anche una certa misura d'insoddisfazione, ma diventa il metro per valutare il successo della sua opera finale. Tutti i finali di Evangelion sono stati accusati di essere incomprensibili, ogni volta che Anno si mettere a rilavorare la sceneggiatura nel corso del documentario, è sempre dopo aver ricevuto feedback in questo senso, ogni riscrittura è dovuta alla necessità di rendere la propria espressione artistica comprensibile ai fan che la aspettano.
Ah: per un genio come Anno, l'ordinarietà è un risultato faticosissimo da raggiungere.
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