Belle (Ryū to Sobakasu no Hime): nascosto dietro questo titolo internazionale estremamente riduttivo, si cela il nuovo film di Mamoru Hosoda e il suo Studio Chizu.
Titolo originale tradotto: "Il Drago e la Principessa con le Lentiggini".
Dovrei riguardarne qualcuno, ma così a sentimento lo dichiaro il miglior film di Hosoda.
C'è un grado di ispirazione dalla Bella e la Bestia, minimo.
Lo si potrebbe definire un incrocio tra "la Bella e la Bestia" e "Sword Art Online".
NOTA: prima di descrivere il setting e la storia, devo per forza precisare un aspetto fondamentale del film: chiamiamolo 'moderazione'. Le basi di partenza di questa nuova storia di Hosoda sono estremamente banali e note, ma sono trattate con riguardo e realismo: nessun comportamento eccessivo, nessuna caratterizzazione patologicamente assurda. C'è una rappresentazione onesta e più adeguata alla moderata emotività della vita vera.
Una ragazzina orfana di madre, triste e isolata, soffre di un blocco post-traumatico: dalla morte della madre non riesce più a cantare in pubblico. Ha qualche amico intimo ma la sua vita scolastica e sociale è molto ridotta, vissuta ai margini: niente bullismo.
C'è un social network che funziona come un videogioco alla SAO: esiste come un mondo virtuale nel quale ci si immerge e partecipa simulando un alter-ego; non è un videogioco come SAO, ripeto, non ci sono avventure, draghi, mostri, robot o altro del genere: è letteralmente uno spazio virtuale alla Second Life.
In questo spazio virtuale, la ragazzina-carta da parati è l'identità segreta di Belle, la più amata cantante del mondo: una celebrità mondiale.
La protagonista non è una incapace a vivere, ma il trauma e gli eventi del suo passato recente hanno compromesso le sue possibilità di successo e condizionato il modo in cui gli altri la vedono, è vittima di ciò che le è successo e, pur volendo, non riesce a venirne fuori; nel mondo virtuale, invece, è nuova e senza passato e il suo talento e le sue capacità sono apprezzate da tutti, visibili a tutti.
I due ambienti, quello reale e quello virtuale, coesistono per tutta la durata del film e sono il fulcro: Hosoda è molto bravo, davvero tanto, a non cadere nei più facili stereotipi connessi ai social network, affrontando invece l'argomento con una prospettiva molto fresca e genuinamente interessata/interessante.
I due ambienti sono animati in modo spiccatamente diverso: il mondo reale è prodotto da Studio Chizu e caratterizzato con i classici elementi delle produzioni di Hosoda da quando è diventato famoso, quindi non c'è molto di nuovo di cui parlare, a parte evidenziare un omogeneo miglioramento della tecnologia dell'animazione e un diffuso utilizzo di 'strutture' in cg per supportare e assistere la caratterizzazione da animazione tradizionale.
Il mondo virtuale è, invece, realizzato da Cartoon Saloon, lo studio irlandese autore di Wolfwalkers (e altri); il character design dei personaggi e delle creature (gli avatar) che lo popolano è opera di Jin Kim, storico designer Disney da qualche tempo passato freelance.
...quindi sì: quel minimo di ispirazione dalla Bella e la Bestia è certamente, fortemente suggestionato dalla sua versione Disney. Il Drago ha molto della Bestia Disney e c'è un castello con creaturine serventi, e un ballo e altre scene che ricordano direttamente.
Ecco: il Drago.
Il Drago non è esattamente il co-protagonista del film, il suo tempo a schermo è limitato, ma l'identità del drago è il gioco narrativo più riuscito di tutto il film: ci sono un certo numero di candidati.
La sceneggiatura è particolarmente brillante in questi passaggi: elimina i candidati uno dopo l'altro, in modo aggraziatamente organico e senza mai necessitare di spiegazioni per gli stupidi, l'evidenza del perché uno o l'altro non possano essere il drago è automaticamente e limpidamente chiara una scena dopo l'altra.
Quando finalmente scopriamo chi sia il drago, la storia ci ha già accompagnato fuori dagli schemi fino a quel momento prevedibili e fatto entrare in un territorio decisamente diverso, stimolante e carico di significati.
Raramente ho avuto modo di apprezzare una sceneggiatura così squisitamente elaborata per pilotare lo spettatore da una conclusione alla successiva, da una forma nota e sicura verso una novità disturbante e controversa.
C'è uno spigolo dietro questa vicenda che sembra il classico coming of age giapponese, un aspetto oscuro e critico della società giapponese che è presente da sempre nella produzione di Hosoda, ma qui trova la sua esposizione più drammatica e realistica. Straordinariamente, in questo film dove si parla letteralmente di realtà virtuale, Hosoda affronta il tema con un realismo senza precedenti, completamente fuori di metafora e senza ricorrere a mediazioni narrative.
E' uno dei temi più conturbanti e discussi del sistema nazionale giapponese, quello del rapporto tra adulti e giovani.
Hosoda ci prende in quella che sembra la solita commedia sentimentale scolastica con una botta di isekai da videogiochi, e senza farsi scoprire ci trasporta in una tragedia di indifferenza sociale... non voglio fare spoiler.
Uhm... c'è un po' di azione, non molta ma c'è qualche combattimento; c'è molta musica, proprio canzoni alla Disney, ma non 'alla Disney'. Quando la protagonista canta, canta per davvero con persone che ascoltano, e sceglie la canzone perché è il suo modo espressivo e perché è una cantante... ne parlavamo qualche giorno fa. Non canta per artificio narrativo espressivo.
La voce della protagonista, e quindi delle canzoni, è di Kaho Nakamura: ho fatto una breve ricerca online trovando pochissimo; direi sia una comparsa online, ha pubblicato un album solo (direi, finora): non è il mio genere, ma mia moglie è stata a un certo punto attratta dalla musica ed è venuta a guardare.
Visto che parliamo di voci, cosa di cui normalmente non parlo, non posso non parlare di una guest star nel piccolo ruolo del padre della protagonista: Koji Yakusho.
Belle è stato presentato a Cannes dove, stando ai video su youtube e a quanto riportato da varie testate specializzate, avrebbe ricevuto 14 minuti di standing ovation: aver ricevuto tale riconoscimento dal pubblico di Cannes è l'unico difetto del film.
SPOILER SPOILER SPOILER
L'identità segreta del drago è quella di un ragazzino abusato dal padre senza nessun legame con gli altri protagonisti; aiutando questo ragazzino, la protagonista ritrova se stessa e una nuova capacità di creare legami con le persone intorno a lei, compresi il padre e il suo futuro boyfriend e nuove amicizie.

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