Ascension: documentario americano sul mondo del lavoro in Cina. Prodotto da MTV, diretto da un'emergente documentarista sino-americana.
Non posso dire di averlo realmente apprezzato: l'autrice ha scelto di ridurre la propria presenza al minimo, non ci sono narratore o commentatore, manca ogni indicazione guida. Il film è un insieme di scene prese dai più disparati ambienti lavorativi cinesi: l'unico audio è quello 'naturale' dei lavoratori durante le riprese. 
Nessuna introduzione, spiegazione o assistenza nel trarre conclusioni, comprendere cosa si stia guardando. 
In questo senso, a dire il vero, l'autrice è molto brava a costruire quello che è un evidente e self-explanatory filo conduttore tematico: le scene raccontano di una letterale progressione di classe che parte dai più umili lavoratori delle fabbriche, dalle componenti meccaniche ai cellulari, passando per l'industria dei sex toys; si sposta a una classe medio-bassa di lavoratori che partecipano a seminari su seminari su come comportarsi e avere successo, specialmente in campo digitale e web; procede all'industria dei servizi, che diventa il preambolo per mostrarci i nuovi ricchi cinesi estremamente occidentalizzati. 
E' un film sul capitalismo cinese, non sulle condizioni dei lavoratori. 
E' un effetto, penso, voluto: il panorama lavorativo cinese è estremamente simile al nostro, solo un po' più estremo, e neppure troppo. Uno dei temi portanti, non a caso, è l'aspirazione a essere più occidentali degli occidentali. 
C'è questa idea del sogno cinese che esiste, in maniera più palese di quanto mi aspettassi (almeno stando al documentario), come sequel del sogno americano: gli americani sono 'arrivati' e sono in declino, adesso è il momento dei cinesi. Vogliono tutto ciò che hanno gli americani, ma di più e meglio. 
L'ultima scena del documentario è troppo espressivamente significativa per non far sospettare sia staged, un'istantanea delle contraddizioni culturali cinesi. 
NOTA: a dirla tutta, queste contraddizioni culturali cinesi ricordano molto le contraddizioni culturali giapponesi degli anni '80. E quelle di Hong Kong, sempre anni '80.
Sullo stesso verde campo all'inglese esistono una modella cinese che è in tutto e per tutto americana e un contadino tradizionale cinese.
Boh... è quasi ipnotico nella sua purezza giornalistica, ma è un marone.