The Fuck It Diet (Id, 2019): "la bibbia dell'anti-dieta", recita il blurb di copertina. Mia moglie mi ha chiesto di leggerlo perché è uno dei testi più celebri di divulgazioni delle nuove teorie su alimentazione, salute e dieta.
E' uno di quei libri tipicamente americani di self-aid che assomigliano moltissimo a versioni scritte di televendite.
Lasciatemelo dire in modo semplice: ci sono alcune idee di buon senso la cui diffusione può solo aiutare a migliorare la vita delle persone, ma ci sono anche tante tesi antiscientifiche, complottiste e, in alcuni/rari casi, persino radicalmente pericolose.
L'autrice si chiama Caroline Dooner e la sua strategia comunicativa parte da, innanzitutto, presentarsi come una persona comune: non è una scienziata o un'esperta di alimentazione, è 'laureata' in drammaturgia, è circa una giornalista, ma la sua è l'esperienza di una persona come noi, che ha scoperto un modo migliore di fare le cose e vuole raccontarcelo.
Le sue teorie sono una minima rielaborazione dell'intuitive eating creato da Lindo (ex-Linda) Bacon.
La rielaborazione, per quanto mi sia dato capire, si concentra soprattutto sulla lingua: come il titolo suggerisce, il libro è scritto come parlano le persone comuni.
La Dooner non è una elite che ha studiato e vuole farci sentire piccoli, è una di noi che ha semplicemente avuto un'incredibile intuizione, o meglio ha preso l'intuizione di un altro, e ce la vuole spiegare senza usare parole con troppe sillabe.
Sulle molte e pesanti critiche scientifiche al cosiddetto 'intuitive eating', vi lascio cercarle da soli.
Ci sono tanti estimatori, tanti che hanno adottato questo sistema e l'hanno trovato utile o, persino, rivoluzionario; ci sono tanti altri che ne parlano come di una ciarlatana.
Passiamo oltre.
La parte più costruttiva del libro è incentrata su due punti: 'neutralizzare' il cibo, ovvero togliere qualsiasi connotazione morale o peso psicologico al cibo... lo zucchero non è malvagio, il junk food è cibo come gli altri e via dicendo; togliere il senso di colpa, mangiare dovrebbe essere 'shame free'.
L'intuitive eating, giusto per sintetizzare, dichiara che le diete fanno male, che essere sovrappeso non sia sinonimo di cattiva salute e, in pratica, lasciare massima libertà di mangiare quanto e cosa si vuole.
A un certo punto, secondo la teoria, dopo essersi liberati di preconcetti e fame, sarà il corpo stesso ad auto-sintonizzarsi e auto-equilibrarsi sulla giusta quantità di cibo.
...i rischi di queste teorie sono immediatamente comprensibili e molti: dire a un obeso, ma la parola 'obeso' non andrebbe usata perché storicamente caricata di valori offensivi, che può mangiare quanto vuole senza preoccuparsi e un giorno, semplicemente, smetterà di avere fame, può portare questa persona alla morte; considerare il cibo come assolutamente privo di caratteristiche utili/nocive, come, per esempio, dichiarare una completa assenza di relazione tra l'abuso di sale e la pressione sanguigna può, di nuovo, portare alla morte.
Nel mio piccolo, porto l'esempio del mio amato cane: il mio amato cane, come tanti cani se non tutti, e come tanti cani in età avanzata e direi proprio tutti, se lasciato da solo con tutto il cibo del mondo a disposizione, mangerebbe fino a morire senza esitazione. Il cane è naturale, privo di preconcetti, non ha interiorizzato alcuna filosofia di dieta e vivere sociale: il suo è il mangiare più naturalmente intuitivo possibile, e non parlo di un cane da canile che potrebbe aver sofferto la fame, parlo di un cane che ha vissuto tutta la sua vita nel lusso e nell'assenza di privazioni... questo cane mangerebbe fino a esplodere senza comprensione.
L'altro aspetto che non apprezzo è quello dell'accettazione di sé senza condizioni: bisogna amare se stessi, così come si è. E' un bellissimo messaggio, ne riparleremo alla fine, ma anche qui è potenzialmente pericoloso.
Permettetemi un paradosso: se fossi grasso e il mio desiderio fosse quello di mangiare e mangiare e mangiare, l'autrice dice che dovrei lasciarmi andare e amare me stesso per come sono e fare ciò che mi rende felice; se fossi uno psicopatico e il mio desiderio fosse quello di uccidere e uccidere e uccidere...
A volte non è sbagliato cambiare se stessi. Accettarsi non vuol dire perdonarsi qualsiasi errore, vizio o sbaglio: a mio avviso dovrebbe voler dire accettare gli errori e i vizi e gli sbagli commessi, e cercare di porvi rimedio, non ripeterli, migliorare.
La spinta a migliorare se stessi è considerata un'anatema.
Non si deve migliorare se stessi per corrispondere a ideali esterni, ma è assurdo ritenersi arrivati in qualsiasi momento della vita e non pensare di poter fare o essere di più.
Dicevo: 'televendite'.
Il libro usa alcune banalissime tecniche dei commercianti/venditori: la prima è quella di dichiararsi diverso dagli altri. Questo non è un libro come gli altri con una soluzione per tutti i vostri problemi, non dovete credere a chi vi dica di avere una soluzione a tutti i vostri problemi, l'unico a poter trovare una soluzione ai vostri problemi siete voi, ecco la soluzione che io ho trovato per risolvere tutti i miei problemi, prova anche tu la mia soluzione per risolvere tutti i tuoi problemi. La seconda tecnica è quella di riportare opinioni di persone non referenziate: la signora Gina dice che con lo 'sbiancatutto' ha ottenuto i panni lavati migliori della sua vita, e già che c'è da quando ha letto il mio libro è più felice e realizzata di quanto sia mai stata; la mi studentessa Pina dice la stessa cosa: le ho salvato e cambiato la vita; il mio amico Ciro mi venera come se fossi una divinità scesa sulla terra per salvare tutti... e via dicendo.
Questo non è un saggio scientifico: ci sono delle note a fondo libro, ma tutte le dichiarazioni, risultati e teorie espresse sono assolutamente prive di prova.
In mezzo a tutto questo, l'autrice utilizza anche un paio di tecniche retoriche più specificamente tipiche del dibattito americano: come abbiamo imparato e sperimentato tutti in questi ultimi mesi, è possibile trovare scienziati disposti ad affermare tutto e il contrario di tutto. La Dooner dice di essere una persona normale che ha avuto un'intuizione, ma allo stesso tempo dice che la sua intuizione è supportata da basi scientifiche ampiamente condivise: si ammanta di professionalità e giustezza, dichiarando 'scienza' ogni poche pagine... sapendo benissimo che solo un piccolo numero di lettori si armerà di motore di ricerca e andrà a verificare le persone e le teorie citate.
Infine, la Dooner individua e ci offre un nemico pronto a sfruttare la nostra debolezza, ignoranza e colpirci perché siamo svantaggiati: Big Diet.
Se cerco su google 'Big Diet', trovo meno di 90.000 risultati: è come se non esistesse.
Non saprei dire se sia stata la Dooner ha inventarlo, ma Big Diet sarebbe la branchia alimentare di Big Pharma.
Un malvagio conglomerato di industria, scienza asservita, governo ladro e bastardi ricchi il cui unico scopo è controllare la nostra vita e succhiarci il sangue attraverso diete e convincendoci che sia sbagliato essere obesi.
La parte migliore di questo punto è che siamo tutti convinti sia vero, perché probabilmente lo è.
Ci sono certamente persone che si arricchiscono con la discussione sul peso e la salute, sul vendere diete e cibi dimagranti, etc etc.
La Dooner è una di queste.
Il libro è così strutturato: dopo averci introdotto le basi dell'intuitive eating e l'importanza di neutralizzare il cibo e liberarci dalla vergogna, si passa a come arrivare a questi risultati.
La componente fisica: mangia quello che vuoi, quanto e quando vuoi.
La componente emotiva: ama te stesso, senti te stesso e i tuoi bisogni.
La componente mentale: dimentica tutto ciò che credevi di sapere e impara ciò che so io.
Nel mezzo ci sono un po' di esercizi di respirazione, meditazione e altre forme di rilassamento varie.
L'ultimo capitolo è quello della rinascita dove ci viene rappresentato l'incredibile stato di soddisfazione e felicità a cui arriveremo seguendo le sue semplici regole.
Recupero adesso quel discorso lasciato in sospeso più sopra: facendo la mia piccola ricerca sulla Dooner e il suo libro, e l'ecosistema di cui è parte, ho scoperto il bellissimo termine inglese 'toxic positivity'.
Recupero adesso quel discorso lasciato in sospeso più sopra: facendo la mia piccola ricerca sulla Dooner e il suo libro, e l'ecosistema di cui è parte, ho scoperto il bellissimo termine inglese 'toxic positivity'.
Userò di nuovo un'esposizione paradossale: io mi identifico omosessuale... bravo, sei grande! Io mi identifico bisessuale... bravo, sei grande! Io mi identifico un'altra lettera della famosa sigla che sono troppo vecchio per ricordare e persino immaginare... bravo, sei grande!
Ecco: questa è positivity, accettare le differenze.
Io mi identifico che amo i bambini... bravo, sei grande!
Ecco: questa è toxic positivity. L'eccesso della tolleranza.
Nel caso specifico di questo libro, si parla di toxic body positivity, ovvero arrivare a dichiarare che anche qualcuno prossimo ad ammazzarsi con l'abuso di cibo sia perfetto così com'è.
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