Svaha - The Sixth Finger: thriller sovrannaturale coreano del 2019. Non esattamente facile da seguire.
La conversazione religiosa in Corea, stando al film, è molto ricca e complessa. Per non dire incasinata.
Un eccesso di libertà di culto ha provocato il sorgere di innumerevoli sette e altre organizzazioni pseudo-religiose fringe-illegali e/o direttamente pericolose.
...qualcosa del genere.
Lee Jung-jae (Along with the Gods, Deliver Us from Evil e una caterva d'altri) interpreta un 'pastore' specializzato nel disprovare queste sette, scovare truffatori e individuare possibili pericoli; lui stesso è, nel migliore dei casi, un soggetto al limite dell'etica: simpatico e carismatico, sembra uno di quelli che diventa prete per i soldi.
Nel frattempo, lontano da lui e in un contesto apparentemente senza legami, troviamo due sorelle: una normale, una un demone. Non posseduta. Un demone-demone. Forse. Probabilmente. Forse.
Nel corso della sua indagine, il pastore entrerà in contatto con una setta particolarmente segreta e un mondo occulto che potrebbe aiutarlo a ritrovare la fede... se non in Dio, almeno nel DEMONIO!
...il senso è questo, ma la frase non è corretta trattandosi di buddismo.
Ecco il motivo per cui il film risulta un po' difficile da seguire: ci sono molte idee, immagini, simbolismi e termini del buddismo, e poco viene spiegato; ci sono anche strane e molto asiatiche commistioni con il cristianesimo. Il risultato finale è, probabilmente, una corretta rappresentazione della società coreana dalla prospettiva religiosa.
Divertente, un po' lungo. Un po' prevedibile sul finale, ben strutturato: sceneggiatura di qualità.
Regista semi-esordiente, è il suo secondo film dal tema simile.
SPOILER SPOILER SPOILER
Ah. Dovrei praticamente spiegare tutto il film. Il budda vivente è malvagio. Il demone è buono.

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