A Burglar's Guide to the City (Id, 2016): Geoff Manaugh è l'autore/creatore del famoso blog di architettura BLDGBLOG, è stato eic di Gizmodo e questo il suo primo libro. 
Amazon lo nominò tra i migliori libri del 2016.
Tutto questo per dire: Geoff Manaugh è uno che vive di internet e conosce internet. 
E' importante per comprendere lo stile linguistico e narrativo di questo saggio. 
Il libro è uno studio pop-colto del rapporto tra architettura e criminalità: la teoria centrale è che architettura e crimine (parliamo soprattutto di città) si influenzano a vicenda, un certo tipo di architettura produce un certo tipo di crimine, per combattere un certo tipo di crimine l'architettura si modifica e via così. 
La lingua del saggio è un misto di toni elevati e romantici, qua e là un po' artificiosamente ravvivata da citazioni pop e battute. E' il tipico modo di esprimersi dei blogger professionisti. 
Intervistando architetti urbanisti, poliziotti e agenti federali, criminali più o meno riformati, Manaugh cerca di calarsi nella prospettiva di un ladro e guardare alla città con gli occhi di chi la voglia vivere e usare in modi diversi da quelli prestabiliti. 
Ci sono capitoli con soggetti specifici ma, procedendo nel corso del libro, la distinzione si fa labile e il discorso perde struttura a favore di una maggiore colloquialità. 
Si citano vari criminali celebri, furti celebri, architetti celebri e... beh, non ci sono esattamente dei poliziotti celebri, ma ci sono dei corpi di polizia famosi. 
L'autore alterna continuamente il discorso presentando l'opinione di volta in volta delle tre fazioni coinvolte: l'architetto che disegna la scena, il criminale che vuole sfruttarla in modi imprevisti, il poliziotto che vuole impedirlo.
Invece di fare un capitolo per capitolo, quindi, mi limiterò a citare alla rinfusa le cose che mi hanno colpito di più.
George Leonidas Leslie, il più grande rapinatore della gilded America, modello più o meno consapevole di tutti gli heist movie; il programma (non più) segreto della FBI conosciuto come Stagehand per missioni undercover e penetrazione urbana illegale governativa. 
Ladri e poliziotti che drammatizzano l'architettura. 
Los Angeles, capitale delle rapine in banca: la forma di una città definisce il tipo di crimine e di lotta al crimine. Los Angeles ha un territorio vastissimo e vario, palazzi bassi, uno dei più complessi sistemi di autostrade al mondo: elicotteri della polizia, inseguimenti ad alta velocità, tunnel job e The Hole in the Ground Gang.
Bill Mason, celebre cat burglar. L'inaspettata varietà e ridicola complicatezza delle leggi che definiscono il reato di effrazione; il pericolo dell'oversharing sui social network e le 'capture house'. 
Lock picking e il locksport: lucchetti e serrature come puzzle per una comunità fringe-legale di scassinatori non ladri. 
Si cita spesso Houdini. 
Rapid Entry Team della polizia; panic room. 
Quartieri popolari di New York, catene di negozi, casinò di Las Vegas. 
Dai e dai a ripetere lo stesso argomento, gli ultimi capitoli virano e si allargano spendendo più tempo sull'interpretazione popolare delle teorie rappresentate: la serie di videogiochi Thief, la serie di film Die Hard.
C'è un capitolo dedicato alle fughe dopo aver commesso il crimine, getaways.
L'ultimo capitolo è il 'pezzo umano' scritto per aggiustare moralmente il tiro del libro: dopo averli presentati come affascinanti antieroi criminali, i ladri vengono demitizzati e demonizzati per il danno che provocano a persone e cose, vite distrutte, etc etc.
Sono meno di 300 pagine, ma avrebbe potuto essere anche più breve: i concetti espressi sono, alla fine, pochi e ripetuti un numero 'infinito' di volte con troppi esempi sostanzialmente uguali tra loro. 
E' divertente all'inizio, perde verso metà, si perde del tutto sul finale. 
Mi aspettavo meglio.