Any Gun Can Play (Id, 2010): "The Essential Guide to Euro-Westerns".
Parliamo di un coffee table book, quindi cartonato, grandi dimensioni, molte foto a colori, carta patinata etc etc. dedicato ai cosiddetti 'spaghetti western'.
Il fulcro produttivo di questo genere, per quantità e qualità, è stata l'Italia degli anni 1960-1970, quindi la definizione di 'spaghetti western' è generalmente accettabile, ma esistono produzioni realizzate in altri stati europei, Francia e Germania soprattutto, per cui la definizione di 'euro-western' risulta più corretta.
L'autore del libro è Kevin Grant: non so molto di lui, ma è autore di parecchi testi sul genere (e alcuni bizzarri testi religiosi), è un appassionato i cui inizi risalgono a una fanzine, divenuto poi autore pubblicato ed esperto del settore; il suo nome è spesso quello più consigliato dai siti specializzati come il principale divulgatore e conoscitore del genere euro-western.
NOTA: il titolo del libro è preso dal titolo inglese del film di Castellari, "Vado... l'ammazzo e torno".
E' un testo serio: intendo dire che, nonostante si tratti di un libro da esposizione, è un saggio cinematografico estremamente curato e dettagliato, approfondito e onesto.
A questo proposito, l'unico difetto imputabile è quello di dare per scontata la visione di molti film del genere: nel mio caso è largamente vero, ma non è un testo aperto a un pubblico generico.
...volendo, il libro è anche un po' parziale (non completamente onesto), ma lo sono anche io quindi è ok.
Gli euro-western sono molte cose, tra cui: "violent, liberating fantasises or Mediterranean amorality tales; a mishmash of ancient myths and contemporary mores; as vehicles for cult actors or diversions for writers and directors of subsequent renown. Pastiches of American westerns sixties vogue for deconstruction and stilysation socio-political commentary".
Questa è una frase dell'introduzione, sapevo di stare per leggere qualcosa di mio gusto.
Ah, c'è un foreword scritto da Franco Nero.
Il libro comincia con un paio di capitoli di introduzione al contesto: il fermento e la potenza innovatrice, la creatività del cinema italiano degli anni '60 dello scorso secolo; la situazione del sistema produttivo italiano di quegli anni, dove prodotti di intrattenimento a base di violenza/sesso e moda servivano a finanziare quelli più artistici; in questo senso, il precursore del western è il genere 'peplum' e per concludere il senso del discorso: in Italia si faceva un peplum per poter finanziare la dolce vita o, volendo, non ci sarebbe stata la dolce vita senza i peplum.
A un certo punto nel corso degli anni '60, il pubblico italiano comincia a rompersi il cazzo dei peplum: è tempo dei western.
Caratteristiche generali degli euro-western rispetto alle originali produzioni americane: protagonista è un antieroe, fotografia e setting originali, attori protagonisti in fuga dagli USA come gli sportivi che non trovano da lavorare in NBA e vengono qui.
Giusto per dare un'idea di grandezza, esistono circa 600 euro-western propriamente detti e sono stati tutti prodotti, largamente in Italia, in 10/15 anni a cavaliere tra due decenni.
Proseguendo nel gruppo dei capitoli introduttivi, l'autore tocca Sergio Leone: questo libro non è dedicato a Sergio Leone, se ne parla frequentemente, ma il centro d'interesse dell'autore (qui) sono soprattutto gli altri 595 film.
NOTA: Per un Pugno di Dollari, popolarmente considerato il primo euro-western, sarebbe in realtà il primo euro-western popolare, film simili erano già stati prodotti precedentemente di qualche anno in Germania. Ciò non toglie sia Leone ad aver definito le caratteristiche fondamentali e Corbucci (e gli altri) ad averlo trasformato in un genere.
Tutto ciò detto, seguono vari capitoli di analisi temi e caratteristiche ricorrente in quelli che l'autore definisce sottogeneri.
I film con protagonista un bounty hunter e, spesso, co-protagonisti partner/rivali coinvolti nella storia: si va da Per Qualche Dollaro in Più alla coppia Hill-Spencer.
Gli euro-western sono film che hanno avuto grande successo internazionale, prodotti con l'idea che lo avessero e quindi anche indirizzati a un pubblico internazionale, ma restano film molto italiani, stereotipicamente: c'è tanta famiglia e tanta religione, per dire; ci sono protagonisti che sono fratelli, è pieno di preti, buoni e cattivi; ci sono innumerevoli famigliari morti e immagini cattoliche, croci e maddalene e madonne; ci sono, a proposito, molti personaggi femminili spesso aggressive, sensuali e indipendenti, ma raramente protagoniste. Ci sono dei film con protagoniste femminili, ma pochi.
Proseguendo sul tema famigliari morti: odio e vendetta sono frequentissimi; molti protagonisti sono vendicatori, ma a differenza di simili protagonisti americani, nell'euro-western la risoluzione della vendetta non porta pace o sollievo, il vendicatore rimane tormentato anche dopo la vittoria, il pessimismo è chiaro; ci sono storie basate su tragedie e drammi classici dalla Grecia a Shakespeare.
C'è un sottogenere di euro-western 'politico': è l'Italia (e il mondo) del 1968, gli intellettuali e gli autori produttori di cinema sono frequentemente orientati a sinistra, in quegli anni con un significato decisamente più hardcore rispetto a oggi; ci sono registi e scrittori innamorati di Guevara e dell'idea di rivoluzione proletaria, anticapitalisti e antirazzisti: ci sono film con protagonisti da minoranze etniche e culturali, spesso per finta tipo Giuliano Gemma che fa il messicano; ci sono film ambientati in nuovi contesti geografici tra la Spagna di Castro e il Sud America di dittatori da abbattere.
I sottogeneri si mescolano, ovviamente: comincia l'idea di un protagonista super-umano.
Non esattamente un sottogenere ma un nuovo tipo di protagonista trasversale; i western americani utilizzavano spesso personaggi presi dalla storia: Billy the Kid, Earp e via dicendo; gli euro-western creano personaggi immaginari e li trasformano in leggende, inventando franchise.
Se avete un po' di esperienza in questo campo, saprete certamente e avrete immediatamente presente come l'idea di franchise in questo contesto è molto diversa da quella odierna: non c'era la minima continuity interna e, molto spesso, l'unica indicazione di appartenenza a una 'serie' è nel titolo e non rappresenta in alcun modo il contenuto del film.
Parliamo di Ringo, Sartana, Sabata e, ovviamente Django: solo di Django ci sono più di 60 film con "Django" nel titolo e la stragrande maggioranza di questi non 'contiene' un personaggio di nome Django o alcun riferimento all'originale. Oggi le diremmo truffe, nell'Italia di quegli anni era pubblicità creativa.
Gli eroi leggendari degli euro-western, questo lo aggiungo io, sono diventati celeberrimi e intrinsechi della cultura popolare: Django ha film negli USA e in Giappone (gente che si trascina dietro una bara, in Giappone specialmente, sono ovunque); l'eroe senza nome di Eastwood e Leone è l'immortale modello e protagonista di infinite storie (DARK TOWER!).
Proseguendo più o meno cronologicamente nello sviluppo e trasformazione del genere, il libro arriva agli anni '70 e il genere inizia mostrare un po' di stanchezza e necessità di trovare idee nuova, quindi si comincia a ibridare: euro-western horror (Se Sei Vivo Spara; roba con Kinski e western diretti da Fulci), euro-western comici (Trinità e roba con Ciccio e Franco), euro-western e arti marziali (avete presente Sole Rosso? Bronson, Delon e Toshiro Mifune? Giro completo da Yojimbo).
Questi sono ancora prodotti di qualità, il secondo Trinità fu per anni il film di maggiore successo in Italia, e l'autore contesta la visione trattarsi del giro di boa verso il declino: secondo Grant, l'euro-western è sempre stato un tipo di film onnivoro capace di assimilare e fare proprio ogni influenza e genere, con la maturità queste trasformazioni e riconfigurazioni sono solamente divenute più formali.
Basti fare l'esempio, facile ma innegabile, del magnifico "Il Mio Nome è Nessuno": uno dei miei preferiti di sempre, comico ma drammatico.
Non a caso realizzato con il coinvolgimento di Leone.
Il declino e il tramonto, però, alla fine arrivano.
I Quattro dell'Apocalisse del 1975, Keoma è del 1976 sono probabilmente gli ultimi grandi film del genere, ma non un successo economico; il pubblico era passato oltre, come il peplum anche il western dovette cedere il passo: sono gli anni di piombo e il poliziesco è il nuovo filone italiano.
Tentando di restare a galla e rilevanti, gli ultimi western di questi anni si giocano carte di commento sociale nuove con temi di critica al razzismo verso neri e nativi americani (Jonathan degli Orsi... che è del 1993 ma non importa), oppure presentando sensibilità persino opposte alle proprie origini come per i film di Zanna Bianca e altre produzioni con e per bambini.
Niente più violenza e persino messaggi edificanti.
Il finale è una classica riflessione sul valore popolare internazionale del genere, le sue eredità culturali e influenze che si sentono ancora oggi.
Il libro finisce con varie appendici: un who's who di 'chiunque' abbia lavorato nel genere e una lista cronologica di tutti (?) i film.
Parliamo di un coffee table book, quindi cartonato, grandi dimensioni, molte foto a colori, carta patinata etc etc. dedicato ai cosiddetti 'spaghetti western'.
Il fulcro produttivo di questo genere, per quantità e qualità, è stata l'Italia degli anni 1960-1970, quindi la definizione di 'spaghetti western' è generalmente accettabile, ma esistono produzioni realizzate in altri stati europei, Francia e Germania soprattutto, per cui la definizione di 'euro-western' risulta più corretta.
L'autore del libro è Kevin Grant: non so molto di lui, ma è autore di parecchi testi sul genere (e alcuni bizzarri testi religiosi), è un appassionato i cui inizi risalgono a una fanzine, divenuto poi autore pubblicato ed esperto del settore; il suo nome è spesso quello più consigliato dai siti specializzati come il principale divulgatore e conoscitore del genere euro-western.
NOTA: il titolo del libro è preso dal titolo inglese del film di Castellari, "Vado... l'ammazzo e torno".
E' un testo serio: intendo dire che, nonostante si tratti di un libro da esposizione, è un saggio cinematografico estremamente curato e dettagliato, approfondito e onesto.
A questo proposito, l'unico difetto imputabile è quello di dare per scontata la visione di molti film del genere: nel mio caso è largamente vero, ma non è un testo aperto a un pubblico generico.
...volendo, il libro è anche un po' parziale (non completamente onesto), ma lo sono anche io quindi è ok.
Gli euro-western sono molte cose, tra cui: "violent, liberating fantasises or Mediterranean amorality tales; a mishmash of ancient myths and contemporary mores; as vehicles for cult actors or diversions for writers and directors of subsequent renown. Pastiches of American westerns sixties vogue for deconstruction and stilysation socio-political commentary".
Questa è una frase dell'introduzione, sapevo di stare per leggere qualcosa di mio gusto.
Ah, c'è un foreword scritto da Franco Nero.
Il libro comincia con un paio di capitoli di introduzione al contesto: il fermento e la potenza innovatrice, la creatività del cinema italiano degli anni '60 dello scorso secolo; la situazione del sistema produttivo italiano di quegli anni, dove prodotti di intrattenimento a base di violenza/sesso e moda servivano a finanziare quelli più artistici; in questo senso, il precursore del western è il genere 'peplum' e per concludere il senso del discorso: in Italia si faceva un peplum per poter finanziare la dolce vita o, volendo, non ci sarebbe stata la dolce vita senza i peplum.
A un certo punto nel corso degli anni '60, il pubblico italiano comincia a rompersi il cazzo dei peplum: è tempo dei western.
Caratteristiche generali degli euro-western rispetto alle originali produzioni americane: protagonista è un antieroe, fotografia e setting originali, attori protagonisti in fuga dagli USA come gli sportivi che non trovano da lavorare in NBA e vengono qui.
Giusto per dare un'idea di grandezza, esistono circa 600 euro-western propriamente detti e sono stati tutti prodotti, largamente in Italia, in 10/15 anni a cavaliere tra due decenni.
Proseguendo nel gruppo dei capitoli introduttivi, l'autore tocca Sergio Leone: questo libro non è dedicato a Sergio Leone, se ne parla frequentemente, ma il centro d'interesse dell'autore (qui) sono soprattutto gli altri 595 film.
NOTA: Per un Pugno di Dollari, popolarmente considerato il primo euro-western, sarebbe in realtà il primo euro-western popolare, film simili erano già stati prodotti precedentemente di qualche anno in Germania. Ciò non toglie sia Leone ad aver definito le caratteristiche fondamentali e Corbucci (e gli altri) ad averlo trasformato in un genere.
Tutto ciò detto, seguono vari capitoli di analisi temi e caratteristiche ricorrente in quelli che l'autore definisce sottogeneri.
I film con protagonista un bounty hunter e, spesso, co-protagonisti partner/rivali coinvolti nella storia: si va da Per Qualche Dollaro in Più alla coppia Hill-Spencer.
Gli euro-western sono film che hanno avuto grande successo internazionale, prodotti con l'idea che lo avessero e quindi anche indirizzati a un pubblico internazionale, ma restano film molto italiani, stereotipicamente: c'è tanta famiglia e tanta religione, per dire; ci sono protagonisti che sono fratelli, è pieno di preti, buoni e cattivi; ci sono innumerevoli famigliari morti e immagini cattoliche, croci e maddalene e madonne; ci sono, a proposito, molti personaggi femminili spesso aggressive, sensuali e indipendenti, ma raramente protagoniste. Ci sono dei film con protagoniste femminili, ma pochi.
Proseguendo sul tema famigliari morti: odio e vendetta sono frequentissimi; molti protagonisti sono vendicatori, ma a differenza di simili protagonisti americani, nell'euro-western la risoluzione della vendetta non porta pace o sollievo, il vendicatore rimane tormentato anche dopo la vittoria, il pessimismo è chiaro; ci sono storie basate su tragedie e drammi classici dalla Grecia a Shakespeare.
C'è un sottogenere di euro-western 'politico': è l'Italia (e il mondo) del 1968, gli intellettuali e gli autori produttori di cinema sono frequentemente orientati a sinistra, in quegli anni con un significato decisamente più hardcore rispetto a oggi; ci sono registi e scrittori innamorati di Guevara e dell'idea di rivoluzione proletaria, anticapitalisti e antirazzisti: ci sono film con protagonisti da minoranze etniche e culturali, spesso per finta tipo Giuliano Gemma che fa il messicano; ci sono film ambientati in nuovi contesti geografici tra la Spagna di Castro e il Sud America di dittatori da abbattere.
I sottogeneri si mescolano, ovviamente: comincia l'idea di un protagonista super-umano.
Non esattamente un sottogenere ma un nuovo tipo di protagonista trasversale; i western americani utilizzavano spesso personaggi presi dalla storia: Billy the Kid, Earp e via dicendo; gli euro-western creano personaggi immaginari e li trasformano in leggende, inventando franchise.
Se avete un po' di esperienza in questo campo, saprete certamente e avrete immediatamente presente come l'idea di franchise in questo contesto è molto diversa da quella odierna: non c'era la minima continuity interna e, molto spesso, l'unica indicazione di appartenenza a una 'serie' è nel titolo e non rappresenta in alcun modo il contenuto del film.
Parliamo di Ringo, Sartana, Sabata e, ovviamente Django: solo di Django ci sono più di 60 film con "Django" nel titolo e la stragrande maggioranza di questi non 'contiene' un personaggio di nome Django o alcun riferimento all'originale. Oggi le diremmo truffe, nell'Italia di quegli anni era pubblicità creativa.
Gli eroi leggendari degli euro-western, questo lo aggiungo io, sono diventati celeberrimi e intrinsechi della cultura popolare: Django ha film negli USA e in Giappone (gente che si trascina dietro una bara, in Giappone specialmente, sono ovunque); l'eroe senza nome di Eastwood e Leone è l'immortale modello e protagonista di infinite storie (DARK TOWER!).
Proseguendo più o meno cronologicamente nello sviluppo e trasformazione del genere, il libro arriva agli anni '70 e il genere inizia mostrare un po' di stanchezza e necessità di trovare idee nuova, quindi si comincia a ibridare: euro-western horror (Se Sei Vivo Spara; roba con Kinski e western diretti da Fulci), euro-western comici (Trinità e roba con Ciccio e Franco), euro-western e arti marziali (avete presente Sole Rosso? Bronson, Delon e Toshiro Mifune? Giro completo da Yojimbo).
Questi sono ancora prodotti di qualità, il secondo Trinità fu per anni il film di maggiore successo in Italia, e l'autore contesta la visione trattarsi del giro di boa verso il declino: secondo Grant, l'euro-western è sempre stato un tipo di film onnivoro capace di assimilare e fare proprio ogni influenza e genere, con la maturità queste trasformazioni e riconfigurazioni sono solamente divenute più formali.
Basti fare l'esempio, facile ma innegabile, del magnifico "Il Mio Nome è Nessuno": uno dei miei preferiti di sempre, comico ma drammatico.
Non a caso realizzato con il coinvolgimento di Leone.
Il declino e il tramonto, però, alla fine arrivano.
I Quattro dell'Apocalisse del 1975, Keoma è del 1976 sono probabilmente gli ultimi grandi film del genere, ma non un successo economico; il pubblico era passato oltre, come il peplum anche il western dovette cedere il passo: sono gli anni di piombo e il poliziesco è il nuovo filone italiano.
Tentando di restare a galla e rilevanti, gli ultimi western di questi anni si giocano carte di commento sociale nuove con temi di critica al razzismo verso neri e nativi americani (Jonathan degli Orsi... che è del 1993 ma non importa), oppure presentando sensibilità persino opposte alle proprie origini come per i film di Zanna Bianca e altre produzioni con e per bambini.
Niente più violenza e persino messaggi edificanti.
Il finale è una classica riflessione sul valore popolare internazionale del genere, le sue eredità culturali e influenze che si sentono ancora oggi.
Il libro finisce con varie appendici: un who's who di 'chiunque' abbia lavorato nel genere e una lista cronologica di tutti (?) i film.
Dire mi sia piaciuto è poco. Leggendolo, mi sono ripetutamente commosso. Ho molestato mia moglie costringendola a sopportarmi mentre riguardavo: il buono il brutto il cattivo, trinità, django e domani molto probabilmente il mio nome è nessuno.
Volendo storcere il naso a tutti i costi, l'autore usa costantemente il titolo internazionale dei film: il libro è pensato per un pubblico inglese, ci sta, ma i titoli di quegli anni sono fantastici.
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