Foundryside (Id, 2018): è un buon libro. Il problema, quando sei l'autore della trilogia delle Divine Cities, è che 'buono' non è abbastanza. Non arriva a soddisfare le aspettative.
Foundryside è il primo libro nella nuova trilogia di Robert Jackson Bennett, ma non è all'altezza del peggiore delle Divine Cities.
Resta un buon libro con alcune idee incredibilmente originali.
Partiamo, però, con i difetti: innanzitutto è il primo in una serie e lo sa. Il vantaggio di aver scritto una serie di libri di straordinaria qualità e successo, è la possibilità di un contratto sicuro per più libri, la possibilità di scrivere effettivamente il primo in una trilogia, e non un libro che se avrà successo potrà avere dei seguiti.
Conseguentemente, Foundryside inizia molto lentamente. Quasi tre quarti delle sue 500 pagine di lunghezza sono spesi per world building, approfondimento dei personaggi, messa insieme della vera trama che sarà affrontata nei seguiti.
E' un primo libro di 500 pagine. Supponiamo 1500 pagine a lavoro finito: è naturale che l'autore senta di poter procedere con calma e accuratezza, ma c'è una mancanza di mordente e rischio, di avventura e dramma che coinvolge tutta la prima metà del libro, si stempera procedendo e sparisce nel buon finale.... che, però, non è un finale.
I tre libri delle Divine Cities finivano tutti in modo completo e coerente. Qui è letteralmente la parte 1 di una storia più ampia.
Il secondo difetto è una questione di gusto personale: Divine Cities è una serie di libri per adulti, Foundryside puzza di Young Adult dalla prima all'ultima pagina.
Una giovane protagonista appena ventenne proveniente dalla classe sociale più povera di tutto il setting, dotata di un potere unico e speciale, combatte contro lo status quo e guida la rivoluzione contro i poteri forti che lo impongono e controllano. C'è anche un po' di tensione sessuale lgbt.
E' un romanzo YA. Non solo la trama, anche nel tono e nel livello della durezza rappresentativa: il mondo di Foundryside è terribile e complicato, crudele e violento, ma non raggiunge in alcuna sua parte la maturità delle Divine Cities. Non ci sono elementi di ambiguità, non ci sono dubbi: ci sono eroi e villain. E' tutto molto chiaro e bianco e nero.
I pregi sono quelli attesi da un romanzo di Bennett: ottimo livello di scrittura e qualità nella rappresentazione dei personaggi, concetti interessanti, generale intelligenza.
Uno degli elementi chiavi delle Divine Cities è l'originale sistema magico ideato dall'autore: è uno degli elementi sempre citati, certamente e meritatamente uno dei motivi del successo.
Ecco: Bennett si è trovato nella circostanza di dover ripetere il lampo di genio.
Sfortunatamente, larga parte del libro sembra dimostrare che sia nato prima il sistema magico originale e poi la storia. I miracoli delle Divine Cities sono assoggettati alla storia; qui sembra che la storia sia uno showcase per mostrare la profondità e le dinamiche del gimmick magico attentamente pensato dall'autore.
Vediamo un po', in rapida e succinta sintesi: c'era una razza di potentissimi ingegneri magici (non è magia è scienza!) capaci di scrivere in un linguaggio speciale, di scrivere su oggetti e renderli capaci di violare la realtà. La quarta di copertina fa molti esempi, ma il senso è semplice: scrivere su un sasso 'sono più leggero di una piuma' rende il sasso leggero più di una piuma.
Le applicazioni di questo concetto base si sviluppano in modi sempre più intricati e complicati.
La seconda idea base è che, nel momento in cui un oggetto viene scritto, questo oggetto acquista un variabile livello di coscienza/intelligenza/altro. L'oggetto che altera la realtà attraverso la scrittura, parla con la realtà e se stesso e si autoconvince di ciò che porta scritto. Molto semplificato.
La potente razza si è autodistrutta nella solita guerra totale tempo prima del tempo del racconto.
Oggi esiste una super città stato dominata da quattro casati: la città possiede il più alto livello tecnologico nello sfruttamento della scienza magica dell'antica razza, questo potere è diviso circa equamente tra i quattro casati.
Se non fai parte dei casati, sei una merda umana, un poveraccio o direttamente uno schiavo.
Entra in scena la nostra protagonista: una ladra che ruba ai ricchi per... sopravvivere e perché li odia.
Questa ladra ha un potere speciale: è stata scritta come gli oggetti (una pratica ovviamente vietata e diabolica, che di solito provoca la morte delle persone scritte) e questo la rende in grado di fare cose impossibili per un normale essere umano.
Senza anticipare chissà quale informazione, la ladra è a tutti gli effetti un hacker.
La trama è veramente basilare: la ladra ruba qualcosa di importante che non avrebbe dovuto, si trova nel mezzo di una cospirazione per rovesciare lo status quo (ma in senso tirannico, non popolare). Incontra altre persone che rimangono coinvolte con lei.
Foundryside ha riscosso successo, dubito i libri successivi correggeranno il tiro di quanto non mi è piaciuto. Comprerò il secondo, quando uscirà, ma senza fretta.
SPOILER SPOILER SPOILER
La protagonista è omosessuale e si innamora della giovane scrivana.
Il nemico finale è Estelle, l'ex di Orso, ma è in realtà solo il nemico finale di turno perché c'è un vero nemico finale che è il capo di Orso, la madre di Gregor, e il suo maestro... presumibilmente uno della vecchia civiltà ancora vivo.
La grande guerra che ha distrutto la vecchia civiltà è Terminator: i creatori degli oggetti magici contro gli oggetti magici divenuti troppo evoluti.
Alla fine del libro, la protagonista libera il più potente degli oggetti magici.
Quindi la trama dei prossimi libri sarà la guerra tra l'ultimo dei creatori e l'ultimo degli oggetti magici.
I nostri protagonisti a fine libro sono così messi: hanno distrutto una delle quattro casate e ne hanno preso il posto fondandone una nuova. Le due ragazze sono allegre. Gregor ha scoperto di essere anche lui un umano scritto ed è andato giù di testa. Orso è il capo.
Estelle muore. Clef muore ma viene ampiamente suggerito non sia definitivo (Clef è la chiave senziente, uno degli oggetti magici sopravvissuti).
Ah, giusto per spiegare: i creatori usano uno speciale rituale per ammazzare un sacco di gente e assorbirne la vita/intelligenza/mente diventando potenti. Gli oggetti magici più potenti e intelligenti dei creatori sono creati ammazzando della gente e riversando la vita/intelligenza/mente dentro un oggetto. Gli oggetti così diventano molto più capaci di un semplice oggetto scemo scritto, troppo capaci e, in certi casi, consapevoli di essere stati creati dalla propria morte violenta... da cui la guerra.
Foundryside è il primo libro nella nuova trilogia di Robert Jackson Bennett, ma non è all'altezza del peggiore delle Divine Cities.
Resta un buon libro con alcune idee incredibilmente originali.
Partiamo, però, con i difetti: innanzitutto è il primo in una serie e lo sa. Il vantaggio di aver scritto una serie di libri di straordinaria qualità e successo, è la possibilità di un contratto sicuro per più libri, la possibilità di scrivere effettivamente il primo in una trilogia, e non un libro che se avrà successo potrà avere dei seguiti.
Conseguentemente, Foundryside inizia molto lentamente. Quasi tre quarti delle sue 500 pagine di lunghezza sono spesi per world building, approfondimento dei personaggi, messa insieme della vera trama che sarà affrontata nei seguiti.
E' un primo libro di 500 pagine. Supponiamo 1500 pagine a lavoro finito: è naturale che l'autore senta di poter procedere con calma e accuratezza, ma c'è una mancanza di mordente e rischio, di avventura e dramma che coinvolge tutta la prima metà del libro, si stempera procedendo e sparisce nel buon finale.... che, però, non è un finale.
I tre libri delle Divine Cities finivano tutti in modo completo e coerente. Qui è letteralmente la parte 1 di una storia più ampia.
Il secondo difetto è una questione di gusto personale: Divine Cities è una serie di libri per adulti, Foundryside puzza di Young Adult dalla prima all'ultima pagina.
Una giovane protagonista appena ventenne proveniente dalla classe sociale più povera di tutto il setting, dotata di un potere unico e speciale, combatte contro lo status quo e guida la rivoluzione contro i poteri forti che lo impongono e controllano. C'è anche un po' di tensione sessuale lgbt.
E' un romanzo YA. Non solo la trama, anche nel tono e nel livello della durezza rappresentativa: il mondo di Foundryside è terribile e complicato, crudele e violento, ma non raggiunge in alcuna sua parte la maturità delle Divine Cities. Non ci sono elementi di ambiguità, non ci sono dubbi: ci sono eroi e villain. E' tutto molto chiaro e bianco e nero.
I pregi sono quelli attesi da un romanzo di Bennett: ottimo livello di scrittura e qualità nella rappresentazione dei personaggi, concetti interessanti, generale intelligenza.
Uno degli elementi chiavi delle Divine Cities è l'originale sistema magico ideato dall'autore: è uno degli elementi sempre citati, certamente e meritatamente uno dei motivi del successo.
Ecco: Bennett si è trovato nella circostanza di dover ripetere il lampo di genio.
Sfortunatamente, larga parte del libro sembra dimostrare che sia nato prima il sistema magico originale e poi la storia. I miracoli delle Divine Cities sono assoggettati alla storia; qui sembra che la storia sia uno showcase per mostrare la profondità e le dinamiche del gimmick magico attentamente pensato dall'autore.
Vediamo un po', in rapida e succinta sintesi: c'era una razza di potentissimi ingegneri magici (non è magia è scienza!) capaci di scrivere in un linguaggio speciale, di scrivere su oggetti e renderli capaci di violare la realtà. La quarta di copertina fa molti esempi, ma il senso è semplice: scrivere su un sasso 'sono più leggero di una piuma' rende il sasso leggero più di una piuma.
Le applicazioni di questo concetto base si sviluppano in modi sempre più intricati e complicati.
La seconda idea base è che, nel momento in cui un oggetto viene scritto, questo oggetto acquista un variabile livello di coscienza/intelligenza/altro. L'oggetto che altera la realtà attraverso la scrittura, parla con la realtà e se stesso e si autoconvince di ciò che porta scritto. Molto semplificato.
La potente razza si è autodistrutta nella solita guerra totale tempo prima del tempo del racconto.
Oggi esiste una super città stato dominata da quattro casati: la città possiede il più alto livello tecnologico nello sfruttamento della scienza magica dell'antica razza, questo potere è diviso circa equamente tra i quattro casati.
Se non fai parte dei casati, sei una merda umana, un poveraccio o direttamente uno schiavo.
Entra in scena la nostra protagonista: una ladra che ruba ai ricchi per... sopravvivere e perché li odia.
Questa ladra ha un potere speciale: è stata scritta come gli oggetti (una pratica ovviamente vietata e diabolica, che di solito provoca la morte delle persone scritte) e questo la rende in grado di fare cose impossibili per un normale essere umano.
Senza anticipare chissà quale informazione, la ladra è a tutti gli effetti un hacker.
La trama è veramente basilare: la ladra ruba qualcosa di importante che non avrebbe dovuto, si trova nel mezzo di una cospirazione per rovesciare lo status quo (ma in senso tirannico, non popolare). Incontra altre persone che rimangono coinvolte con lei.
Foundryside ha riscosso successo, dubito i libri successivi correggeranno il tiro di quanto non mi è piaciuto. Comprerò il secondo, quando uscirà, ma senza fretta.
SPOILER SPOILER SPOILER
La protagonista è omosessuale e si innamora della giovane scrivana.
Il nemico finale è Estelle, l'ex di Orso, ma è in realtà solo il nemico finale di turno perché c'è un vero nemico finale che è il capo di Orso, la madre di Gregor, e il suo maestro... presumibilmente uno della vecchia civiltà ancora vivo.
La grande guerra che ha distrutto la vecchia civiltà è Terminator: i creatori degli oggetti magici contro gli oggetti magici divenuti troppo evoluti.
Alla fine del libro, la protagonista libera il più potente degli oggetti magici.
Quindi la trama dei prossimi libri sarà la guerra tra l'ultimo dei creatori e l'ultimo degli oggetti magici.
I nostri protagonisti a fine libro sono così messi: hanno distrutto una delle quattro casate e ne hanno preso il posto fondandone una nuova. Le due ragazze sono allegre. Gregor ha scoperto di essere anche lui un umano scritto ed è andato giù di testa. Orso è il capo.
Estelle muore. Clef muore ma viene ampiamente suggerito non sia definitivo (Clef è la chiave senziente, uno degli oggetti magici sopravvissuti).
Ah, giusto per spiegare: i creatori usano uno speciale rituale per ammazzare un sacco di gente e assorbirne la vita/intelligenza/mente diventando potenti. Gli oggetti magici più potenti e intelligenti dei creatori sono creati ammazzando della gente e riversando la vita/intelligenza/mente dentro un oggetto. Gli oggetti così diventano molto più capaci di un semplice oggetto scemo scritto, troppo capaci e, in certi casi, consapevoli di essere stati creati dalla propria morte violenta... da cui la guerra.
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