Armada (Id, 2015): il secondo lungamente atteso romanzo di Ernest Cline. E' dura scrivere un secondo romanzo, quando il tuo primo romanzo è stato un eccezionale instacult con milioni di devoti in tutto il mondo, uno dei miei libri preferiti di sempre. Chiedetelo a Steven Hall.
Non è chiarissimo cosa Cline abbia voluto fare qui.
La storia di Armada è molto semplice, è un film degli anni '80 di quelli fantascientifici con ragazzini che vanno nello spazio a combattere: è The Last Starfighter, come molti critici hanno commentato negativamente, ma non è certo un inganno.
'The Last Starfighter' è citato nelle prime pagine del libro, insieme a ogni altro film/libro/videogioco degli anni '80/primi '90 con trame analoghe o assimilabili.
Cline ha probabilmente scritto il libro che avrebbe sempre voluto scrivere, la storia che ha sognato fin da bambino. Lo immagino bello arricchito da Ready Player One, decidersi a scrivere un libro decisamente ancora più strettamente mirato a un pubblico limitatissimo, la storia e i suoi sogni di un ragazzino della mia generazione, simili a miei. Il successo del suo debutto gli ha permesso di dare realtà a una fantasia infantile.
Questa è la mia interpretazione da appassionato.
Il risultato è meno che notevole: come in Ready Player One, come in Farscape e come in tutti quei prodotti che citano un pacchetto di reference comuni a una specifica generazione/gruppo sociale, il lettore di Armada che riconosce le citazioni godrà di un immediato ritorno positivo a livello biochimico.
Leggi 'Star Trek' e ti dici: so cos'è Star Trek! E' quel film con l'attore di Heroes.
Hai sbagliato a comprare Armada.
Leggi 'but you have to think in Russian' e ti dici: Clint Eastwood, Firefox 1982... con in più il superiore godimento di riconoscere la citazione in una lingua che non è la tua perché sono ormai molti anni che hai adottata una posizione di purismo.
Armada è stato scritto per te, puoi passare oltre e decidere se sia un buon libro o no.
La storia non è granché: lo svolgimento è molto lento all'inizio, le battaglie spaziali sono troppe e troppo lunghe, il finale è deludente a essere gentili.
I quattro anni trascorsi da Ready Player One non hanno migliorato lo stile di Cline, che non è un difetto per sé, in quanto gradevole, piacevole e leggibile, ma diventa luminosamente evidente la sua 'solo' normalità quando non supportato da una mind blowing storia.
Inoltre, ed è la cosa più spiacevole: Armada è ordinariamente leggero, si legge in una giornata senza sforzo perché non necessità di riflessione, non suscita pensieri e considerazioni intime.
E' una puntata di Telemike dove la materia di competenza sono gli anni '80.
Cline ha peccato d'eccesso anteponendo le reference alla storia, sacrificando caratterizzazione dei personaggi e sviluppo narrativo in nome dell'idolatria nerd.