A Boy and His Dog: nel 2024, finita la IV Guerra Mondiale, un giovane Don Johnson si aggira per il mondo devastato dalle esplosioni nucleari accompagnato dal suo fedele cane telepatico; conosciuto in Italia con il titolo di ''Un Ragazzo, un Cane, Due Inseparabili Amici'' e in Francia con il piu' ingannevole ''Apocalypse 2024'' e' la seconda, e ultima, prova alla regia di L.Q. Jones (caratterista il cui nome dira' poco ma a leggerne la filmografia, tra western, film catastrofici e serie tv, tutti lo avremo visto almeno un paio di volte). Il film, vincitore del premio Hugo tratto da un racconto di Harlan Ellison vincitore di un premio Nebula, mette in piedi una relazione profonda, quasi simbiotica, fra i due protagonisti: Vic, il ragazzo, mette a disposizione del cane il proprio fucile per la ricerca e la caccia del cibo, e le mani per aprire le scatolette; Blood, il cane, mette a disposizione del ragazzo il proprio naso per aiutarlo a ricercare femmine con le quali provarci e una funzione di radar generico. I dialoghi sono scritti con cura e permettono di catturare a pieno la personalita' dei personaggi (la voce del cane e' di Tim McIntire): la paradossale relazione fra i due, le critiche continue di Blood all'eccessivo appetito sessuale dell'altro e le sue scocciate repliche. Il pianeta e' devastato e affondato nella poverta' desertica tipica del genere minacciata da predoni nomadi, opportunisti e violenti. Tutto si incasina quando finalmente Don Johnson riesce a trovare una donna e la seguira' all'interno di una allegorica e grottesca sacca di resistenza della vecchia societa', impazzita e ridotta ad uno stato di clown e mimi impegnati in una recita infinita. Finale eccellente con colpo di scena a mettere la ciliegina all'atmosfera cinica e oscura , assolutamente e gioiosamente disincantata di un imperdibile film dimenticato. Rispetta la Bomba: Sopravvivere all'Armageddon.
Sukeban Onna Bancho: la sexploitation raggiunge sfolgorando il Giappone agli inizi degli anni '60 dando vita al genere dei Pink Eiga; il fenomeno trattiene un tale slancio da genererare nel giro di un decennio tutto un vasto sottobosco di variazioni sul tema e crossover con stili e temi d'altro tipo: nei primi anni '70 Toei da' vita ad una serie di film nati dalla fusione fra la tipica componente sessuale dei Pink Eiga e la violenza propria di vite criminali, originando i cosiddetti Toei Pinky Violence. E' un genere che mi piace quindi ogni tanto mi capita di ritornarvi: gli autori alle sue fondamenta sono Teruo Ishii (Joy of Torture, indietro per il blog. Fateci caso: da oggi il classico ''indietro per il blog'' con il quale vi invito a spulciare le pagine passate e allo stesso tempo coccolo la pigrizia di essere io a cercare i miei link interni, verra' abbreviato da un meno invasivo ''i.x.b.''), Shunya Ito (Female Convict Scorpion i.x.b.) e Norifumi Suzuki. Quest'ultimo e' l'autore probabilmente piu' rappresentativo nonche' il teorico dell'eroina per eccellenza del genere: la Sukeban, la giovane donna delinquente. Durante un trasferimento di prigioniere, un classico, si verifica un'evasione: le donne detenute si raggruppano intorno ai loro leader e fuggono verso la citta' iniziando a lottare fra di loro per il dominio sul territorio; nelle loro battaglie e tentativi di monopolio finiscono spesso per dar fastidio alla Yakuza, che presto adottera' un sistema di violente ritorsioni per mettere fine alla baldanza delle nuove arrivate, che non resteranno inermi a subire molto a lungo. Strupri, torture, amori travagliati, botte, amicizia femmile, gelosia: visto oggi non scompiglierebbe un'educanda ma l'energia vorace e giocosa delle attrici e le esibizionistiche regie mantengono ancora una vitalita' affascinante e storicamente magnetica. Il finale liberatorio resta aperto pronto per i seguiti.
Sukeban Onna Bancho: la sexploitation raggiunge sfolgorando il Giappone agli inizi degli anni '60 dando vita al genere dei Pink Eiga; il fenomeno trattiene un tale slancio da genererare nel giro di un decennio tutto un vasto sottobosco di variazioni sul tema e crossover con stili e temi d'altro tipo: nei primi anni '70 Toei da' vita ad una serie di film nati dalla fusione fra la tipica componente sessuale dei Pink Eiga e la violenza propria di vite criminali, originando i cosiddetti Toei Pinky Violence. E' un genere che mi piace quindi ogni tanto mi capita di ritornarvi: gli autori alle sue fondamenta sono Teruo Ishii (Joy of Torture, indietro per il blog. Fateci caso: da oggi il classico ''indietro per il blog'' con il quale vi invito a spulciare le pagine passate e allo stesso tempo coccolo la pigrizia di essere io a cercare i miei link interni, verra' abbreviato da un meno invasivo ''i.x.b.''), Shunya Ito (Female Convict Scorpion i.x.b.) e Norifumi Suzuki. Quest'ultimo e' l'autore probabilmente piu' rappresentativo nonche' il teorico dell'eroina per eccellenza del genere: la Sukeban, la giovane donna delinquente. Durante un trasferimento di prigioniere, un classico, si verifica un'evasione: le donne detenute si raggruppano intorno ai loro leader e fuggono verso la citta' iniziando a lottare fra di loro per il dominio sul territorio; nelle loro battaglie e tentativi di monopolio finiscono spesso per dar fastidio alla Yakuza, che presto adottera' un sistema di violente ritorsioni per mettere fine alla baldanza delle nuove arrivate, che non resteranno inermi a subire molto a lungo. Strupri, torture, amori travagliati, botte, amicizia femmile, gelosia: visto oggi non scompiglierebbe un'educanda ma l'energia vorace e giocosa delle attrici e le esibizionistiche regie mantengono ancora una vitalita' affascinante e storicamente magnetica. Il finale liberatorio resta aperto pronto per i seguiti.
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